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Angelo Bucarelli, il gentleman dell’arte

da un’idea di Miki Solbiati
di Ilaria Mozzambani

Angelo Bucarelli, romano, art director, progettista di eventi culturali e iniziative editoriali, curatore di mostre, pubblicista e consulente in comunicazione e attività culturali, vincitore del Premio Capalbio e nel 2005 l’Accademia di costume e di moda gli assegna il Premio Arbiter come uomo più elegante d’Italia.

Elegante, artista  eclettico e versatile, comincia la sua carriera nel mondo dell’ arte negli anni Settanta. Dopo gli studi di architettura inizia a lavorare come fotografo d’arte con un certo successo e partecipa ad importanti sperimentazioni dalla fotografia al cinema: è assistente di Fellini e Claude Lelouch e nel 1974 riceve il Premio Olbia per il miglior documentario italiano. Spazia dal giornalismo alla pubblicità. Nel 1976 diventa partner e direttore creativo della Pubblicitari Riuniti Srl, agenzia di pubblicità di Roma.

Poi si trasferisce a New York e produce cataloghi per gallerie e musei, diventa Art Director della prestigiosa rivista d’ arte Artforum International, collaboratore della allora nascente Mirabella Magazine, e curatore di mostre ed eventi culturali. Frequenta artisti del calibro di Andy Wharol, Arnaldo Pomodoro, Arman, Richard Poussete-Dart, Beverly Peppers, Sandro Chia e Larry Rivers.

Dopo la fine del suo matrimonio si rimette in gioco come artista. Si occupa soprattutto di scultura concettuale. Lavora materiali come ferro, bronzo, vetro, rame, alluminio, materiale pesanti, in contrasto con la leggerezza della sue forme, architetture quasi aeree, sempre piene di luce. La sua cultura ruota intorno alla parola: Il peso della parola è il titolo di una sua mostra. Bucarelli ha spaziato nella sua carriera artistica  dal  design, alla decorazione d’ interni, alla grafica, realizzando numerosi cataloghi d’arte e libri illustrati, tra i quali “Libidine” (Mondadori), il celebre libro gonfiabile di plastica ideato per Roberto D’Agostino, sperimentazione scultorea appunto sulla parola come un qualcosa che prende forma in vera e propria materia.

Oggi si divide tra il suo lavoro artistico e le sue attività di stimato e apprezzato curatore di mostre, eventi e progetti.

Ha seguito come direttore creativo e coordinatore il Trentennale di Valentino, disegnando il progetto “Accademia Valentino” Kunst Halle. Nel 1993 diventa responsabile delle Relazioni Esterne per il Gruppo di comunicazione P&T Company-Etabeta e membro del Consiglio Direttivo dei Musei Civici di Torino.

Si occupa anche di marketing museale, di immagine e ottimizzazione degli investimenti culturali, e di organizzazione di eventi culturali. Nel 2013 alla Biennale di Istanbul ha presentato con successo l’opera “Water. Like Tears of Love”, ispirata a un verso del poeta ottomano Tursun Bey.

Molto legato a sua zia Palma, la signora dell’arte contemporanea, Direttrice per più di trent’anni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, le fu molto vicino anche negli anni difficili.

Qual è per te la definizione di gentleman?

Un uomo, positivo, sincero, che, sicuro della propria identità, sa con intelligenza, garbo e umanità rispettare l’ essere umano, (ma anche animale),  che ha davanti, di qualsiasi ceto e provenienza sia, o con cui intrattiene una relazione, qualsiasi essa sia. Al tempo stesso riesce a mantenere questo suo carattere anche in situazioni di difficoltà o d’ urgenza come anche  verso la natura e gli esseri più deboli. Sempre anche con gentilezza formale professata senza sforzo o affettazione con genuina naturalezza.

Sei prima di tutto un artista dai modi molto raffinati, nel 2017 come descriveresti le tue più recenti opere d’arte?

Premio Margutta 2011, ph Paolo Lanzi

Premio Margutta 2011, ph Paolo Lanzi

Dopo la grande fatica dell’ istallazione alla Biennale d’ arte di Istanbul di tre anni fa ho fatto, sempre a Istanbul, solo una mostra, forse un po’ tirata via, ammetto, ma con un suo perché. Era un lavoro prettamente fotografico di immagini astratte e silenziose, animate da parole che potessero dargli un sonoro dissonante. Tutte le immagini espressamente scattate con un telefono Samsung. Il mio lavoro rimane sempre legato alla necessità dell’ essere umano di relazionarsi per istinto con gli altri esseri della stessa specie, dunque indaga nei valori ed espressioni della comunicazione giocando tra i molteplici significati di una parola e la sua illustrazione grafica. Sto lavorando ad una nuova mostra che crei un dialogo con uno spazio capace di evocare la memoria, l’ esperienza, così come è stato per l’ antico hammam di Istanbul. Dove il luogo mi ha suggerito il declinarsi dei lavori esposti.

Dove si possono acquistare le tuo opere?

Qui da me…. Il mio @ è su Google digitando il mio nome è facile trovarlo mail@angelobucarelli.com ho anche un sito, ma in lavorazione. Per un breve recente periodo sono stato rappresentato da un galleria, ma non ha funzionato. Il rapporto con le gallerie è difficile, perché i valori dell’ arte contemporanea si sono adeguati alla velocità di questo tempo. E dunque il dialogo e la concertazione si trova con difficoltà. Devo dire che non ho neanche cercato molto. Mi riconosco con un po’ di rammarico questo limite.

Ci descrivi il tuo abbigliamento da gentiluomo dandy?

Hahaha, proprio non sono (e non mi sento) un dandy! Mi piace essere comodo nei miei vestiti e trovare nei colori il comfort di essere sereni in quello che si indossa, come nel loro buon taglio o in accostamenti che ti mettono allegria. E’ un modo di dialogare con gli altri e di divertirsi anche a sorprendere, ma anche interpretare la situazioni in cui ci si trova. Spesso una forma di rispetto per gli altri e per se stessi. Essere un Dandy è un’ altra cosa, c’ è in esso una nota nichilista e decadente che non mi appartiene. Come nelle mie case mi piace vivere nel colore.. così forse la caratteristica del mio vestire è la libera combinazione cromatica, forse non troppo usuale per un uomo. Ahh… ecco porto le camice a righe orizzontali in tante combinazioni di larghezza o colore. Perché? Per fare qualcosa di diverso, per distinguermi e chissà.. darmi coraggio nei miei trent’anni. Poi nel tempo per tenere il per punto.

Alla fine perché sono rimasto incastrato in questo gioco. Speravo prima o poi di essere conosciuto per qualcosa di rimarchevole per qualche mio progetto, ma oggi sembra che qualcuno mi ricordi solo come “quello dalle camice a righe orizzontali”….

Mare o montagna?

Dove sto, sto bene. Sempre nella natura, ma anche in città. Sono cresciuto in città… affascinato dallo splendore della natura.. Certo sono cresciuto come tanti italiani soprattutto al mare. Si forse il mare… si è più pigri perché è il vento della vela che ti porta e ci si adagia al sole. In montagna si deve sempre fare qualche cosa, camminate, mangiare, giocare a golf o a carte (mi annoia..).

Hai vissuto a New York. Che cosa di questa città meravigliosa rimane nelle tue opere d’arte?

Chissà? Non ci ho mai pensato. Certo qualcosa. Nei lavori di un artista c’ è la propria esperienza e aver vissuto laggiù quasi 10 anni è una grande esperienza. Indagherò e poi vi dirò… Forse un spirito vagamente pop. La New York degli anni ’80 che ora non c’ è più. Quella luce tagliente che nei giorni di inverno disegna con precisione i panorami urbani irti di grattacieli.

Bucarelli ph.Max Zambelli-Elle Decor_light

Bucarelli ph.Max Zambelli

Sei un curatore di mostre di altissimo livello e molto famoso. A quale mostra che hai curato ti senti più legato?

Magari!!! Non sono molto famoso, mi piacerebbe.. Ma ricordo con soddisfazione e piacere il lavoro fatto con tanti artisti noti e men noti. Mi piace ricordare in particolar modo l’ esperienza fatta con Mimmo Paladino negli anni ’90. Specialmente una mostra bellissima ospitata dalla Accademia di Belle Arti di Pechino nel ’93. Paladino non ama l’ aereo e non venne. A tale punto  che finita la mostra visitata da migliaia di cinesini, Paladino, montato da non so quale malalingua, sostenne che la mostra non era mai stata fatta. Ma anche come un regista che è anche interprete del film che dirige, non posso non sentirmi legato in modo quasi viscerale alla mia installazione della 13° Biennale di Istanbul, “Acqua, come lacrime d’ Amore”. Sono stato guidato da Laura Barreca dopo di aver deciso e curato io stesso l’ installazione che, grande soddisfazione, è stata citata anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come esempio virtuoso di scambi culturali con altri Paesi, nel caso la Turchia.

Infine, sei un gentleman molto raffinato e un personaggio distinto. Cos’ hai provato quando anni fa l’Accademia del Costume e della Moda ti ha assegnato il Premio Arbiter?

Divertimento, vanità, anche orgoglio. La motivazione era molto generosa e intelligente.. parlava del mio stile di vita della cultura con cui mi relaziono al mio lavoro, non solo eleganza nel vestire, ma anche nel’ essere. Fu un attimo di soddisfazione e appunto di gioia di accettare la mia vanità senza imbarazzo e un riconoscimento affettuoso e, so, sentito.

Oltre a te chi sono secondo il tuo illuminato parere i veri gentlemen in Italia?

Un vero gentleman non sarebbe felice di essere nominato… Una sua dote è anche la discrezione… Grazie a Dio ce ne sono più di quello che si crede, ma sono persone normali, non conosciuti, mi viene in mente se proprio devo fare dei nomi, Urbano Barberini, Francesco Serra di Cassano, Marco Tirelli. Mi piace sorprendermi di trovare almeno la buona educazione in tanti ragazzi e ragazze di così detta buona famiglia, figli di amici. Speriamo che oltre all’ apparenza coltivino la gentilezza nel loro animo e così possano essere i nuovi gentlemen o gentleladies del futuro. Ce n’ è sempre bisogno!

Selfie BUC - Copia

Selfie BUC

 

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