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Intervista a Giovanni Gastel il gentleman della fotografia

di Eleonora Attolico

Giovanni Gastel

Di tutti i gentlemen che abbiamo intervistato negli ultimi mesi probabilmente Giovanni Gastel è il più conosciuto. Milanese, fotografo di moda di fama internazionale, appassionato di equitazione, quando racconta di modelle o attrici come Linda (Evangelista n.d.r.) o Monica (Bellucci n.d.r.) non omette i cognomi per posa, lo fa con la naturalezza di chi non ha complessi e vive ogni istante con leggerezza e allegria. La moglie Anna ha raccontato che, per anni, non è mai rientrato a casa prima delle due di notte. Scatti su scatti. Campagne pubblicitarie di Dior, Krizia, Trussardi, Versace e Nina Ricci.  Abbiamo chiacchierato in un viaggio in macchina da Milano a Torino. Sono venuti fuori aspetti inediti. Per esempio la vena di scrittore. In maggio è stato pubblicato un suo romanzo giovanile Duetto Profano (Secop Edizioni). Nel 2015, uscì un interessante libro di memorie: Un eterno istante La Mia Vita ed. Mondadori . Inoltre, in questi mesi, un volume di cento poesie Io sono una pianta rampicante scritte tra il 2010 e il 2017 (Silvana Editoriale). La prefazione è firmata da Barbara Radice, critica letteraria e moglie di Ettore Sottsass, sua vicina di casa nel buen retiro di Filicudi. Abbiamo acquistato il libro alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo la sera dell’inaugurazione della mostra Black and White: Be protagonist dove ha immortalato, con grandi pannelli rettangolari in bianco e nero, i testimonial della Fondazione IEO-CCM. Tra questi Remo Ruffini, Diego della Valle, Stefania Rocca, Alan Friedman ecc…

Cominciamo da una prospettiva diversa parlando di letteratura…

Appartengo a una generazione (appena over 60 n.d.r.) dove non si poteva non leggere. A sedici anni, mia madre (Ida Visconti di Modrone, sorella del regista Luchino n.d.r) mi regalò una cassa con tutti i romanzi di Flaubert. Ero perplesso e neanche troppo contento. A lei non interessava tanto che andassi bene a scuola, quel che era importante era respirare cultura in casa. Un atteggiamento tipico di casa Visconti, mio padre Giuseppe era invece un solido industriale con principi borghesi molto fermi.

Ci spieghi meglio…

Quando chiesi di frequentare il liceo artistico alzò le spalle e fece un commento sprezzante. Allora non si discuteva. Dovetti intraprendere il classico con risultati deludenti. Feci il giro delle sette chiese per poi finire al Dante Alighieri. Ricordo il preside: “Noi non facciamo favoritismi : abbiamo bocciato anche suo Zio Luchino”. A quel punto son sbottato: “Complimenti ! Avete avuto occhio…”. Tornando alla letteratura, oggi mi sono un po’ distaccato dai romanzi, preferisco leggere la saggistica.

Cosa per esempio?

Uno dei miei autori preferiti è lo psichiatra americano James Hillman (1926-2011). Di lui ho letto tutto due o tre volte, in particolare ammiro il suo Saggio su Pan. Ci dimostra come Pan continui a manifestarsi in ogni nostra esperienza.

Quale l’insegnamento più importante trasmesso da sua madre?

Quando ero adolescente mi consigliò di decidere un tono di voce. Qualunque fosse dove essere lo stesso con il re di Spagna come con il benzinaio. Altra cosa importante quando qualcuno ti rivolge la parola guardalo sempre negli occhi e fai in modo di essere concentrato su quella persona. Non c’è niente di peggio di quelli che mentre ti parlano, guardano oltre le tue spalle o sono distratti da altre situazioni.

A proposito di suo Zio Luchino Visconti perché, secondo lei, non ha mai girato il film tratto dalla Recherche du Temps Perdu di Marcel Proust di cui aveva già scritto la sceneggiatura?

Non fu, come molti credono, per mancanza di danaro o produttori. Era già malato e alla fine non se l’è sentita. Se poi penso ai suoi film, alcuni sono di grande attualità. “Rocco e i suoi fratelli” con il tema dell’immigrazione, ad esempio. La considero un’opera immortale.

In che senso?

La scena dell’arrivo alla stazione di Milano è da tragedia greca.
Difatti anche la madre di Rocco è una attrice greca…
(Non passano nemmeno 5 secondi e arriva pronta la risposta da Trivial Pursuit n.d.r) Katina Paxinou.

Non ha mai pensato di lavorare come Direttore della fotografia per il cinema?

L’immagine in movimento mi interessa meno. Amo il cinema ma più da spettatore.

Come ha cominciato a fotografare?

A Cernobbio un ragazzo del posto mi diede 20mila lire per ritrarlo. Avevo diciassette anni e, per l’epoca, era già una cifra discreta. Ho capito che potevo guadagnarmi da vivere con questo mestiere, spronato anche dalla mia fidanzata di allora. La svolta arrivò nel 1981 quando ho incontrato Carla Ghiglieri. L’ agente che mi fece entrare nella moda. Dopo i primi still life su Annabella, iniziai a collaborare con Vogue Italia e grazie a Flavio Lucchini e Gisella Borioli alle riviste Mondo Uomo e Donna.

Elle Italia effetto magico Dicembre 1995

E arrivarono Linda Evangelista e Monica Bellucci…

Linda era un camaleonte. Poteva adattarsi a qualsiasi scatto. Monica, già allora, era formosa, non le stava mai un vestito. Un’altra ragazza che ho fotografato volentieri negli anni Ottanta era Simonetta Gianfelici anche se era  più una musa di Gian Paolo Barbieri.

Parliamo dell’oggi. Cosa bolle in pentola?

Presto uscirà un libro d’artista. Saranno solo cento esemplari. E’ realizzato dalla Prearo Editore. Si chiamerà The Body. Ogni copia sarà una grande scatola nera con all’interno dei fogli mobili.  Sono trentacinque riproduzioni. Inoltre ogni volume conterrà, al suo interno, una Polaroid originale, un oggetto “storico”.

E ora pensiamo allo shopping. Quali i suoi negozi preferiti?

Non ho la “fièvre acheteuse”. Mio fratello ha una azienda si chiama Luchino camicie. Sono realizzate su suoi disegni e prodotte a Como. Quasi tutte in jersey o in seta. Le scarpe, scelgo spesso le Tod’s,  per gli abiti vado dal sarto, qualche volta passo dalla Biffi.

E i ristoranti?

Mi piace un giapponese. Si chiama MITO e si trova vicino all’Arco della Pace. La moglie del padrone è coreana. Se poi voglio la cucina della tradizione vado alla Terrazza Gallia (all’ultimo piano dell’hotel di fronte alla stazione Centrale).

Giovanni Gastel credits Marina Alessi

Ama la poesia. Vuole lasciarci con dei versi ?

Questa l’ho scritta a Filicudi nel 2017:

“Oggi la tristezza è partita in vacanza

da qualche parte in paesi lontani.

Brilla sole sulla mia testa matta.

Oggi solo serenità.

La vita è una struttura fragilissima.

Ma a volte viverla è bellissimo.”

Vanity Fair – Sophisticated Ladies

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