di Marta Dore
Quando scompare un grande personaggio, come è stato Valentino Garavani, per tutti Valentino, a volte riemergono contributi e opere legate alla sua vita che acquistano una forza ancora più grande.
È il caso del film-documentario Valentino: l’ultimo imperatore, che tante persone hanno visto per la prima volta o che magari sono tornate a vedere dopo la sua morte, avvenuta il 19 gennaio scorso, all’età di 93 anni a Roma. In streaming su Prime Video, il film è stato trasmesso i giorni scorsi anche da Mediaset su La 5.
Di Valentino stilista si è scritto tantissimo in questi giorni. La sua visione elegante ha infatti segnato oltre quattro decenni di haute couture ed è conosciuto a livello internazionale per creare bellezza.
Nato e cresciuto a Voghera, a 17 anni va a Parigi per apprendere la disciplina dell’alta moda francese presso l’École de la chambre syndicale de la couture parisienne.
Nel luglio del 1960 A Roma, tra il caffè Pipistrello e il Café de Paris di via Veneto, conosce Giancarlo Giammetti: da quell’incontro nasce un’unione felice, nella vita privata come in quella lavorativa, che darà origine a decenni di successi.
Si tratta di una collaborazione complementare: Giancarlo Giammetti si occupa della parte manageriale, mentre Valentino si dedica interamente alla parte creativa. Con l’ingresso di Giammetti, nasce così un sodalizio che segna il definitivo decollo della maison.
Il suo stile unisce rigore sartoriale, romanticismo e una femminilità senza tempo, reso iconico dal celebre rosso Valentino, colore che secondo lo stilista è in grado di donare bellezza a ogni donna. Ancora prima della scelta del rosso come cifra identitaria della casa, è rimasta memorabile la White Collection del 1968, manifesto di purezza formale e raffinatezza assoluta, da cui Jackie Kennedy scelse l’abito da sposa per il suo matrimonio con Aristotele Onassis.
Amato dal cinema e dall’alta società, Valentino ha vestito le donne più belle e famose del mondo: oltre alla Kennedy/Onassis, hanno indossato i suoi abiti, tra tante, Elizabeth Taylor, Sophia Loren, Lady Diana, fino a Jennifer Lopez, Julia Roberts, Cate Blanchet, Sarah Jessica Parker, Elizabeth Hurley, Anne Hathaway e moltissime altre dive e muse.
Per oltre quarant’anni, Valentino ha rappresentato l’eccellenza della couture italiana nel mondo, fino al ritiro nel 2008, quando ha lasciato un’eredità estetica fondata su bellezza, perfezione, classicismo e amore per le donne.

ANNA BONOMI BOLCHINI, VALENTINO, ORNELLA VANONI
MOSTRA “L’ATELIER DELLE ILLUSIONI” DI VALENTINO GARAVANI – CASTELLO SFORZESCO MILANO 1985. Umberto Pizzi, CC BY-SA 4.0 Wikimedia Commons
Il 2008 è anche l’anno di uscita del film Valentino: l’ultimo imperatore, diretto da Matt Tyrnauer, giornalista di Vanity Fair che ha seguito lo stilista con telecamere digitali e microfono per due anni, raccogliendo più di 250 ore di girato. Ed ecco comparire l’uomo: si tratta infatti di un ritratto intimo, lucido e sorprendentemente emotivo. E oggi quel film assume il valore di un testamento visivo.
Il documentario segue Valentino negli ultimi due anni prima del ritiro, ma fin dalle prime scene chiarisce di non voler essere una celebrazione patinata. La sua visione della moda risulta intrisa di bellezza romantica, disciplina sartoriale e rispetto per la tradizione, elementi coesistenti nella stessa opera: l’abito.
Una delle sequenze iniziali più significative lo mostra nel suo atelier romano, mentre osserva in silenzio le sarte al lavoro: il tempo si dilata, la macchina da presa resta discreta, e ciò che emerge è la sacralità del gesto artigianale. Qui il cinema incontra la moda come processo, non come spettacolo.
Uno dei fili narrativi più forti è il rapporto con Giancarlo Giammetti, compagno di vita e socio storico.
Il film alterna questi frammenti privati alle grandi sfilate internazionali. E ancora: la sequenza in cui Valentino e Karl Lagarferd parlano fitto fitto, ridendo come due ragazzini, vecchi amici di una vita, lontani da qualsiasi competizione o invidia.
Memorabile è anche la sequenza dell’ultima sfilata parigina: mentre gli abiti scorrono in passerella, la regia svela la presenza di Valentino nel backstage. Il contrasto tra la perfezione pubblica degli abiti che sfilano nell’iconico colore rosso e ciò che accadde dietro le quinte diventa uno dei temi cinematografici centrali del documentario. In una scena silenziosa, Valentino osserva il pubblico in piedi che lo applaude. Tyrnauer lascia che sia il tempo cinematografico a fare il lavoro del commiato.
Valentino: L’ultimo imperatore è molto più di un documentario sulla moda. È un film sul passaggio di testimone, sulla fine di un’epoca dominata dalla couture come atto autoriale. Oggi, dopo la sua scomparsa, quelle immagini non raccontano più solo un ritiro, ma diventano memoria definitiva: il ritratto di un uomo che ha fatto dell’eleganza una forma di disciplina e del cinema uno specchio silenzioso della propria vita.









