Via Monserrato a Roma: un’isola felice

21 Gennaio 2020
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di Eleonora Attolico

Nel centro storico di Roma, intorno al Pantheon, Fontana di Trevi e piazza Navona la scenografia è horror: coni di plastica giganti fuori dalle gelaterie, minimarket con luci al neon, negozi di paccottiglia, ristoranti dove i butta-dentro attirano i turisti con lasagne precotte e spaghetti incollati. Queste brutture che stanno devastando il cuore della Città Eterna non le vedete in via Monserrato, una strada che collega Piazza Farnese (il Palazzo Farnese è la sede dell’Ambasciata di Francia)  a piazza della Moretta.

E’ una via elegante. Poco contaminata da un’offerta turistica che sfregia la città. Niente insegne sgargianti né cartelloni con i menù. La strada ha qualcosa di austero. Non a caso qui vennero incarcerate e portate al patibolo Beatrice Cenci e la matrigna Lucrezia l’11 settembre del 1599. Il nome deriva dalla Chiesa di San Maria di Monserrato, in omaggio al santuario di Montserrat, a 60 km da Barcellona.  Gli architetti sono noti: Antonio da San Gallo e Francesco da Volterra. Vi sono sepolti due Papi di casa Borgia: Alessandro VI e Callisto III. In questa strada, per trent’anni ha vissuto San Filippo Neri. Inoltre vi hanno abitato, nel corso del Rinascimento, banchieri, aristocratici, varie cortigiane tra le quali Imperia, amante di Agostino Chigi. Un gran via vai.

Piazza dé Ricci incrocia via Monserrato. (Ristorante Pierluigi sulla destra)

Il locale che ha fatto da traino è il ristorante Pierluigi, uno dei migliori per il pesce fresco. Si trova a piazza dé Ricci, un magnifico slargo a metà della via. Esiste dal 1938. Frequentato da Paolo Sorrentino, Cindy Crawford, Mark Zuckerberg e Joe Biden  è anche punto di riferimento per chi, nel quartiere, deve fare bella figura con una colazione o un pranzo di lavoro. È stato scelto, ad esempio, come catering per il party di inaugurazione della boutique di gioielli di Delfina Delettrez nel mese di dicembre. È figlia d’arte. Il padre è un noto orafo: Bernard Delettrez. La mamma è Silvia Venturini Fendi che continua a realizzare le linee dell’omonima Maison.

Le creazioni di Delfina prendono spunto dal Surrealismo (occhi e labbra) e da Giorgio De Chirico. La sera del vernissage sono venute più di duecento persone, tra questi Alessandro Michele (il designer di Gucci che ha lavorato in Fendi a inizio carriera) e l’attrice Alessandra Mastronardi.

Gioielli surrealisti di Delfina Delettrez.

I negozi di via Monserrato hanno un loro carattere come la storica bottega “Hollywood tutto sul Cinema“ al civico 107. Esiste dal 1983 e vende manifesti cinematografici, locandine e noleggia DVD. Un  punto di riferimento, soprattutto per i film d’autore. Per non parlare dell’ultimo calzolaio rimasto in zona, Francesco, al 108, proprio la porta accanto a Hollywood. Ripara qualsiasi calzatura. Un genio. La tradizione artigiana in via Monserrato ha radici rinascimentali. L’eccellenza è rappresentata dal corniciaio Fabrizio Canto al numero 28. Un maestro di questa arte antica. Esistono in questa strada altre chicche. I paralumi di Maurizio Bellacci, al numero 50. Si trova vicino a piazza Farnese . Realizza abat-jour su misura (ma se ne trovano anche già fatti).

la botique Scrigno di Fabio Salini.

La punta di diamante (di nome e di fatto) è l’atelier di gioielli di Fabio Salini al civico 18.
Si è messo in proprio nel 1999 dopo aver lavorato da Cartier e da Bulgari. Sperimenta nuovi materiali come la fibra di carbonio e usa varie combinazioni: oro, diamanti e zaffiri  accostandoli a legno, cuoio e seta. Tra le clienti celebri Rania di Giordania. L’atelier fa pensare a un magico scrigno.

Boutique Delfina Delettrez.

Se dobbiamo pensare a un luogo accogliente, il salotto di via Monserrato, si chiama Chez Dédé.
Si tratta di un negozio di arredamento, ubicato al 35. Chi entra qui si sente protetto. Hai l’impressione che nulla di brutto possa succedere ( Capitava anche a Audrey Hepburn alias Holly Golightly in Colazione da Tiffany). Fondato da Daria Reina (fotografa e stylist) e Andrea Ferolla (illustratore), lo spazio è una delizia per gli occhi. La coppia sceglie oggetti d’arte dal mondo e realizza una serie di accessori come foulards di seta e borse da weekend per non parlare delle Tshirt con giochi di parole come La Vision Dédeiste. “Ora le confesso una cosa “ ci dice durante la nostra visita Andrea Ferolla : “Beatrice Cenci è per me una continua fonte di ispirazione, segno che dovevo aprire una boutique proprio in questa strada”.

Chez Dédé, un angolo con cuscini e flaconi. Photo credits: Daria Reina

Last but not least conviene fare capolino all’Archivio di Monserrato, uno spazio polivalente con diversi spunti creativi. Si trova al civico 150. Nasce dall’idea di Soledad Twombly (nuora del pittore americano Cy). Argentina di origine e un po’ newyorkese di adozione, vive a Roma da tempo. Ha selezionato con intelligenza una collezione di  tessuti antichi. Vengono soprattutto dall’Anatolia e dall’Uzbekistan ma non mancano i kimono d’epoca. Inoltre “Sole” come la chiamano gli amici, realizza una linea di camicie di seta, pantaloni e giacche. Portabili e chic. È piena di entusiasmo. Ospita periodicamente artigiani di eccellenza o boutique di tendenza dando vita a dei Pop up store. In primavera ha transitato qui Uberta Zambeletti con i marchi del suo negozio milanese Wait and See. In autunno è stata la volta di Isabella Francese con le Dadà Boutique di Pietrasanta e Forte dei Marmi. Sotto Natale le borse di Iacobella Gaetani. Risultato? All’Archivio di Monserrato si pescavano marchi  introvabili a Roma come Tsumori Chisato, Slowear o Comme des Garçons.

Archivio Monserrato di Soledad Twombly

In conclusione la speranza è una: mantenere ed espandere il modello “Monserrato” ad altre vie del centro storico tragicamente deturpato. Non sarà una impresa semplice. La scenografia horror del turismo -paccottiglia ha già fatto molti danni.

Archivio Monserrato, suggestioni dal mondo

Chez Dédé, una alzata in ceramica. Photo credits: Daria Reina

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