News
Daria Bignardi nostra solitudine (Gennaio 3, 2026 9:51 am)
Buen Camino (Dicembre 27, 2025 3:45 pm)
Reinventing Heritage (Dicembre 22, 2025 7:16 pm)
Gioia Mia (Dicembre 20, 2025 8:45 am)
Brunello (Dicembre 12, 2025 11:12 pm)
C’era una volta mia madre (Dicembre 6, 2025 9:25 am)
Stranger Things (Dicembre 3, 2025 11:24 pm)
Tom Cruise (Novembre 27, 2025 9:14 pm)
Il Maestro (Novembre 22, 2025 4:07 pm)
Frankenstein (Novembre 9, 2025 9:57 am)
nostra solitudine daria bignardi

Daria Bignardi nostra solitudine

di Noemi Stucchi

Nostra solitudine di Daria Bignardi pubblicato da Mondadori nel 2025 per la “Collezione Scrittori italiani e stranieri” parte dalla consapevolezza della propria solitudine. Pensieri liberi che collegano l’esperienza personale con quella lavorativa da giornalista.
Non è un racconto ripiegato su se stesso come un diario, ma un gesto di apertura sul mondo.
Verso chi, da solo, si trova a combattere disuguaglianze e oppressioni, nei confronti di chi per scelta o necessità si trova in esilio dal mondo.

La solitudine è qualcosa di profondamente nostro. Già dal titolo, in quel “nostra” è inscritta una dimensione plurale che è quella del noi. In questo passaggio dal singolare al collettivo la solitudine smette di essere un disagio privato e diventa una forma di responsabilità verso gli altri.

Nel testo scorrono chat di gruppi WhatsApp, in quella tensione tra il desiderio di uscire dai social e la difficoltà di rinunciare alle relazioni leggere. Seguono le sedute con lo psicologo e piccoli, quotidiani drammi di vita: dal divorzio e le case che si disfano, all’idea di prendere un cane, al parallelo tra i traumi degli animali e quelli dei padroni, l’intimità delle colazioni milanesi.

Lo sguardo si allarga dall’esperienza personale a quella degli altri: il mestiere di giornalista diventa decisivo, perché la solitudine degli altri è qualcosa che Daria Bignardi incontra per lavoro, ascolta, raccoglie con il compito di trascrivere.
Da questo passaggio nasce il racconto di figure segnate da perdite estreme, come Wael Al-Dahdouh, giornalista palestinese caporedattore di Al Jazeera. Le bombe gli hanno portato via tutto, ma viene chiamato “La Montagna” per la sua dignità e per la forza di continuare a raccontare con il suo lavoro.
Accanto a lui ci sono storie di donne come Caroline che a quarant’anni scopre la verità mostruosa su suo padre e si trova davanti a una solitudine radicale, descritta dall’autrice con parole nette: “Non riesco a immaginare una solitudine peggiore della sua” (p. 59), perché non è quella di una moglie che può separarsi da un marito, ma quella di una figlia che non può divorziare da un padre.
Intorno a queste vicende si innestano riflessioni più ampie sulla condizione femminile e sulle battaglie combattute all’interno delle mura domestiche: il libro “parla della solitudine. Di quanto quella femminile sia in relazione con l’oppressione patriarcale, per esempio” (p. 136).

La scrittura è diretta e non appesantisce. Con naturalezza si passa dall’io agli altri, dall’essere umano al mondo animale.
Daria Bignardi riesce a vedere una forma di connessione e di legame che appartiene a tutti gli esseri viventi. Dal bisogno di prendersi cura di un cane allo sguardo del gorilla, davanti ai quali l’essere umano resta, semplicemente, un ospite.

È una riscoperta della parte animale che ci abita, richiamata anche dalla frase sul retro della copertina: “Chi è felice nella solitudine o è una bestia selvaggia o un dio, diceva Aristotele. Bestia selvaggia mi ci sento spesso, dio mai”.

Non mancano i viaggi come quello lungo il Mekong percorso insieme al figlio Ludovico o il viaggio in Cisgiordania. “Per la maggior parte delle persone fare questi lavori (l’inviato di guerra, il cooperante) è una scelta: difficile si finisca a farli per caso” (p. 86).

“Perché mi dimentico che la mia solitudine non è solo mia?
La nostra solitudine non è solo nostra. Essere consapevoli dei meccanismi che governano il mondo e la sua storia, rifiutarne ingiustizie e oppressioni e organizzarsi per combatterle, obbliga a molti compromessi e a qualche speranza, quel sentimento tenero e perdente che ci rende umani”.  (p. 126)

In quel campo di battaglia e di consapevolezza che è la solitudine, Daria Bignardi trova la forza per continuare a raccontare la storia di sé e degli altri.
Non è una ricetta e il libro non offre soluzioni. È un invito a guardare la solitudine con occhi nuovi, a riconoscerla, a farne, se possibile, motivo di legame e responsabilità.

Leave A Comment