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“Non ci resta che il crimine”: il punto di vista dello spettatore

di Micaela Solbiati

Sono una spettatrice come tante, ho visto il film comico “Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno: un capolavoro. Da questo numero parte una piccola rubrica dove i film sono visti dagli occhi dello spettatore e non del critico cinematografico.
Da tempo non si vedeva una commedia così brillante, dove si ride ma anche si piange un poco sulle note di “Figli delle stelle” di Alan Sorrenti che per me è stata una delle più belle canzoni degli anni ’80.

I protagonisti Alessandro Gassman, Gianmarco Tognazzi, Marco Giallini e Ilenia Pastorelli ci regalano una pellicola dove il clou è un ritorno al passato alle prese con la temibile Banda della Magliana con il boss della banda Edoardo Leo.

Si ride sugli anni ’80 ricostruiti alla perfezione, dal gelato, alla musica, alle automobili, alla moda ai particolari come il telefono fisso nella foto qui sotto, durante i fantastici Mondiali dell’82 che per chi ha 50 anni come me o poco più sono stati i Mundial del cuore, per alcuni della maturità per altri comunque del liceo. Anni Ottanta quando tutto sembrava possibile e i sogni si stemperavano in discoteca sulle note di Le Freak come nel night ricostruito perfettamente del magnifico film “Non ci resta che il crimine”.

Locale strepitoso e comicità alle stelle tra Sebastiano (Alessandro Gassman), il superlativo Moreno (Marco Giallini come in tutti i suoi film) e si ride molto sulla parrucca di Giuseppe (Gianmarco Tognazzi).

Da vedere e rivedere!

 

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