di Marta Dore
La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è arrivata all’83ª edizione. Anche quest’anno, e ormai da tempo immemore, è diretta da Alberto Barbera, sotto l’egida della Biennale guidata da Pietrangelo Buttafuoco. La giuria è presieduta dall’attrice e regista Maggie Gyllenhaal e comprende, tra gli altri, la regista tunisina Kaouther Ben Hania (La voce di Hind Rajab) e il compositore di colonne sonore Daniel Blumberg.

Maggie Gyllenhall presidente della giuria. Ph. Jacopo Salvi. Courtesy: Archivio Storico La Biennale di Venezia
Iniziata il 2 settembre, si concluderà il 12 e mette insieme grandi autori, esordi, film di genere, documentari, restauri, serie e perfino esperienze in realtà virtuale. Oltre a qualche centinaio di divi, fotografi e persone che fingono di non guardare chi è appena sceso da un motoscafo.
Sono 11 giorni durante i quali si decide quali film meritano un Leone d’Oro, quali potrebbero diventare i prossimi protagonisti degli Oscar (negli ultimi anni è successo spesso) e quali, in generale, vale la pena ricordare.
Ma come funziona, esattamente? Perché ci sono film “in concorso”, film “fuori concorso”, e tutte quelle sezioni con i nomi strani? E perché un film può essere importantissimo anche se non corre per il Leone d’Oro?

Alessandro Borghi. Ph.Jacopo Salvi. Courtesy: Archivio Storico La Biennale di Venezia
Partiamo dal cuore della Mostra: ‘Venezia 83’, il concorso principale. Quest’anno ci sono 21 lungometraggi, tutti presentati in prima mondiale: cinque sono italiani, un numero niente male se paragonato al desolante zero di Cannes qualche mese fa. È la sezione in cui si assegnano il Leone d’Oro e gli altri premi principali. È qui che troviamo alcuni dei titoli più attesi dell’edizione: Ink di Danny Boyle, il film d’apertura con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, che racconta la trasformazione del quotidiano britannico ‘The Sun’ negli anni Sessanta; Company, diretto da Casey Affleck e interpretato da Nick Nolte e Ben Mendelsohn; Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis; e film di autori come Nanni Moretti, Werner Herzog, Hirokazu Kore-eda, Lee Chang-dong e Martin McDonagh.

Company. Official still
Poi c’è ‘Venice Open – Fuori Concorso’. Qui non si gareggia – niente ansia di prestazione per i titoli selezionati! – ma non significa che si tratti della serie B. Anzi. La sezione ospita opere di autori affermati, film dalla forte dimensione spettacolare, documentari, opere su altri film e, questa è una novità, anche serie e miniserie d’autore. Quest’anno tra i titoli ci sono, per esempio, il documentario Musk di Alex Gibney e altre opere molto diverse per formato e ambizione.

Musk. Elon Musk. Official still
Se il concorso principale è il salotto buono, ‘Orizzonti’ è la sezione che da sempre esplora linguaggi più sperimentali e cinematografie emergenti, con un suo premio parallelo. È il laboratorio dove andare a cercare il cinema di domani, dedicato alle nuove tendenze estetiche ed espressive, agli esordi, ai giovani autori, al cinema indipendente. Comprende 19 lungometraggi e anche una competizione per cortometraggi, gli ‘Orizzonti Corti’.
E poi c’è una delle novità più interessanti, nata per l’edizione del Festival 2025: ‘Venezia Spotlight’. Quest’anno la sezione propone otto film di generi molto diversi, con l’obiettivo di valorizzare opere innovative e capaci di instaurare un rapporto diretto con il pubblico. Ogni proiezione è accompagnata da incontri con registi, attori e personalità della cultura. E soprattutto qui a votare è il pubblico, che assegna l’Armani beauty Audience Award.
Il cinema, però, non è soltanto quello appena girato. ‘Venezia Classici’ porta sul grande schermo i migliori restauri realizzati nell’ultimo anno: fino a 18 film scelti tra opere del passato che vengono così restituite al pubblico in una nuova veste. Uno per tutti: Col cuore in gola, un lavoro del 1967 del Tinto Brass non ancora dedito al filone erotico.

COL CUORE IN GOLA. DEADLY SWEET. Actor Jean Louis Trintignant
E se il cinema del futuro non fosse fatto di schermo e poltrona? La risposta è ‘Venice Immersive’, dedicata alle arti e ai media immersivi, e comprende tutti i mezzi di espressione creativa di realtà estesa. Quest’anno la sezione presenta 30 progetti in concorso e si sposta sull’isola del Lazzaretto Vecchio, trasformata nella “Venice Immersive Island”. Tra i progetti più curiosi c’è David Bowie: Unseen Unheard, un’esperienza in 3D costruita attraverso fotografie inedite del musicista.

BOWIE UNSEEN UNHEARD. David Bowie
Completa il quadro ‘Biennale College Cinema’, laboratorio internazionale che accompagna registi e produttori nella realizzazione di film a micro-budget. Perché, accanto ai grandi nomi, Venezia prova a scovare quelli che potrebbero diventarlo.
I grandi nomi, comunque, non mancano. Il primo Leone d’Oro alla carriera è già stato assegnato a George Clooney, mentre il secondo andrà all’attrice statunitense Ellen Burstyn.

George Clooney and Laura Dern. Ph. Aleksander Kalka. Courtesy: Archivio Storico La Biennale di Venezia
In parallelo, ma fuori dalla selezione ufficiale, sopravvivono le storiche sezioni autonome; la Settimana Internazionale della Critica e le Giornate degli Autori, un po’ come i fuori salone della Design Week milanese.Tra gli eventi speciali spicca un curioso esperimento di resistenza: Joie de vivre, un documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci che dura circa sette ore, presentato accanto, con un certo umorismo involontario, alla reunion degli Oasis raccontata in un altro documentario fuori concorso.

JOIE DE VIVRE. Director Luca Guadagnino
Insomma, chiamarla “Mostra del cinema” è quasi riduttivo. Venezia è una gara, un festival, un archivio, una vetrina per i nuovi talenti, un luogo dove si incontrano cinema e tecnologia e, naturalmente, uno dei più efficienti generatori mondiali di fotografie sul red carpet.







