di Noemi Stucchi
In Corso Italia 20 sul lungolago di Stresa si trova Sator Arepo Home, un negozio di arredamento, oggettistica e decorazione d’interni. È un luogo in cui l’home decor si trasforma in uno spazio da abitare.
Complementi d’arredo, lampade, tessili e accessori dal carattere distintivo: qui non si entra semplicemente per acquistare un regalo o un oggetto per la propria casa: si entra per trovare idee, ispirazione e uno sguardo capace di dare personalità agli ambienti.

Entrando in negozio si capisce subito che niente è lasciato al caso. Ogni oggetto è il risultato di una ricerca attenta, orientata all’armonia e alla coerenza stilistica. Gli accostamenti suggeriscono nuovi modi di vivere gli spazi, aprendo infinite possibilità di interpretare la casa secondo il gusto e la personalità di chi la abita.
Il vero cuore di Sator Arepo Home è Cristina Omarini. Da oltre trent’anni accompagna i clienti con sensibilità ed esperienza, trasformando la scelta di un oggetto in una ricerca all’unicità. È il suo sguardo a dare vita al negozio: un ambiente ricco di proposte, accessibile a tutte le esigenze, dove ogni elemento trova il proprio posto e contribuisce a creare un’atmosfera calda e accogliente.
Abbiamo incontrato Cristina Omarini per conoscere la storia di Sator Arepo Home e scoprire la filosofia che, da sempre, guida il suo lavoro.

La tua storia parte da lontano. Come nasce Home?
Sono praticamente cresciuta in negozio. Mia mamma lavorava già nel commercio e il rapporto con le persone ha sempre fatto parte della mia vita. Ho studiato lingue e per oltre dieci anni ho lavorato a Milano, ma dopo il matrimonio e con i figli siamo tornati a Stresa.
All’inizio il negozio proponeva sia antiquariato sia oggetti contemporanei. Poi le nostre strade si sono divise: mia sorella ha continuato con l’antiquariato, mentre io ho scelto di dedicarmi completamente all’arredo moderno della casa.
Negli anni sono cambiati il gusto, le tendenze e il modo di abitare la casa, ma il mio approccio è sempre rimasto lo stesso. Lavoro molto d’istinto quando allestisco uno spazio, mi piace creare un dialogo tra gli elementi e parlare con le persone che entrano in negozio in cerca di un consiglio. Credo sia una sensibilità che ho sempre avuto e che è venuta fuori con gli anni e l’esperienza.
Il nome del negozio con il riferimento al “Sator Arepo” mi ha incuriosito. Da dove arriva?
È una storia che mi ha sempre affascinata e che mi piace raccontare.
Quando abbiamo aperto il nostro primo negozio volevamo trovare un nome che fosse un po’ diverso dal solito. In quegli anni producevamo anche una nostra linea di ceramiche e, proprio durante quel periodo, mia sorella e mio cognato fecero un viaggio a Capestrano, in Abruzzo, dove è conservato uno dei più celebri esempi del Quadrato del Sator nella chiesa di San Pietro ad Oratorium.
Ritrovato in diversi luoghi del mondo romano, il Quadrato del Sator è un antico palindromo latino. Secondo una delle letture più diffuse significa “Il seminatore guida con cura il suo carro”, ma il suo vero significato resta ancora un mistero. (Una curiosità su questo significato: qui la recensione del film TENET).
Esiste persino una leggenda secondo cui chi riuscirà a svelarne definitivamente il senso diventerà il padrone del mondo. Naturalmente nessuno ci è ancora riuscito, ed è forse anche questo alone di mistero ad averci conquistati.
All’inizio non fu tanto il significato ad attrarci, quanto la forza di quell’immagine: una pietra quadrata, essenziale, con una scritta antichissima che sembrava custodire un segreto. Da lì nacque l’idea di utilizzare Sator Arepo come marchio per le nostre ceramiche e, successivamente, come nome della società.

Quanto conta oggi entrare in negozio, in un mondo dove tutto sembra acquistabile con un clic?
Molti clienti arrivano con una fotografia salvata sul telefono o con un’immagine vista online. Ma c’è una grande differenza tra acquistare un oggetto e scegliere quello giusto. Un complemento d’arredo non vive da solo: deve dialogare con gli spazi, con la luce, con gli altri elementi della casa e, soprattutto, con la personalità di chi la abita. Una casa non dovrebbe mai essere la copia di una fotografia. Deve raccontare la persona che la vive.
Per questo la ricerca è una parte fondamentale del mio lavoro. Cerco aziende, collezioni e oggetti particolari che permettano di offrire possibilità diverse, senza cadere nell’omologazione. Mi piace proporre cose che non si trovano ovunque e aiutare le persone a costruire ambienti che abbiano un’identità propria.
Riporto una parte di un bellissimo post di presentazione che hai pubblicato su Instagram: “La mia più grande soddisfazione è vedere un’idea prendere forma e trasformarsi in un ambiente che racconti davvero chi lo vive. Dopo tanti anni, la passione che mi guida è la stessa del primo giorno: aiutare le persone a sentirsi a casa.”
In questi anni di esperienza a contatto con le persone, cosa hai imparato?
Ogni cliente è diverso: c’è chi entra con le idee chiarissime e chi, invece, ha bisogno di essere accompagnato nella scelta, magari senza sapere ancora cosa sta cercando.
Con il tempo impari a osservare, a cogliere piccoli dettagli, a intuire il carattere e il modo di vivere di chi hai davanti. Bisogna usare le antenne dell’empatia: è una sensibilità che permette di capire quando è il momento di consigliare, quando invece è meglio ascoltare.
Quando qualcuno si lascia consigliare si aprono possibilità che spesso non aveva immaginato. Ed è bello vedere che molti clienti continuano a tornare, anche dopo tanti anni.
Sator Arepo Home
@home.stresa
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