di Miki Solbiati e Noemi Stucchi
Tra il 25 settembre e il 2 ottobre 2026 nel quartiere di Baggio prenderà forma un progetto culturale indipendente. Un’opera collettiva che porterà la poesia fuori dai luoghi in cui siamo abituati a incontrarla. Il progetto si chiama “Abitare poeticamente il mondo” ed è un’iniziativa ideata da Arianna Niero – artista che da anni lavora con le parole trasformandole in materia viva, gesto, presenza, Chiara Palmigiani e Chiara Chisari – fondatrici e socie della pasticceria “Carta da Zucchero”. Sarà possibile partecipare con la realizzazione di una poesia ricamata.
Il percorso culminerà il 2 ottobre con una giornata dedicata alla poesia e all’incontro, tra workshop, letture, musica e performance. Seguirà il programma completo degli appuntamenti. Ma prima ancora di raccontare ciò che accadrà, vale la pena fermarsi su chi è Arianna Niero e sul significato profondo di questo titolo. Arianna ama definirsi una ricamatrice di versi. Per lei la parola scritta, da sola, non basta. È come se la parola potesse essere di più che un segno sulla carta. Con il ricamo diventa materia, gesto. qualcosa che si può quasi toccare. Per costruire una parola ricamata servono tempo, lavoro, pazienza. Servono le mani. Ogni lettera viene attraversata dal filo e lentamente prende corpo. È un processo che restituisce peso e presenza alle parole, come se ciascuna meritasse di essere abitata prima ancora che letta.

Non è un caso che il progetto si intitoli “Abitare poeticamente il mondo”. Il titolo è liberamente ispirato all’omonimo libro del poeta e scrittore francese Christian Bobin, autore che ha dedicato gran parte della sua opera alla contemplazione delle piccole cose e alla capacità di restare in ascolto della vita quotidiana. Curiosamente il titolo originale del libro è “Le plâtrier siffleur”, ovvero “L’imbianchino che fischietta”. Un’immagine semplice che contiene già tutto il suo significato: la meraviglia nascosta nei gesti più ordinari. Bobin invita a rallentare, a sottrarsi alla frenesia che spesso ci allontana dall’essenziale. Invita a osservare ciò che normalmente passa inosservato e ci ricorda che la poesia non appartiene soltanto ai poeti. La poesia può essere un modo di stare al mondo. Anche l’etimologia della parola ci suggerisce qualcosa di importante. “Poesia” deriva dal greco poiesis, che significa “fare”, “creare”. Nel cuore stesso della parola è nascosta un’azione. In questo senso il poetico non ci allontana dalla realtà. Al contrario, ci riporta sempre più vicini al mondo che abitiamo.
Ed è proprio da questa idea che nasce il progetto di Arianna Niero: un’opera partecipativa che può esistere soltanto grazie al fare delle persone. “Abitare poeticamente il mondo” nasce infatti come un’iniziativa culturale indipendente e senza scopo di lucro. La sua diffusione dipenderà soprattutto dal passaparola, dalla disponibilità di chi crede nel valore della poesia, della gentilezza e degli incontri che legano le persone con i luoghi che attraversano. Ogni locandina affissa, ogni condivisione, ogni contatto possono fare la differenza.
Per questo Arianna ci ha chiesto di raccontarvelo prima che tutto abbia inizio. Ci ha chiesto di spargere la voce. E noi lo facciamo volentieri, nella speranza che questo invito raggiunga tutte le persone che desiderano, anche solo per un momento, abitare poeticamente il mondo.

Ti definisci una “ricamatrice di versi”. Come è nato questo incontro tra poesia, tessuto e ricamo?
Da bambina ricamavo nel convento che ospitava mia zia suora, ma ho smesso perché non mi ritrovavo negli schemi. Ho sempre scritto, però sentivo che alle mie parole mancava qualcosa. Un giorno ho avuto un’intuizione, ho recuperato un pezzo di lenzuolo, adibito a straccio per la polvere e ho ricamato il mio primo testo. Utilizzo tessuti esclusivamente usati perché mi piace pensare di aggiungere la mia storia a quella di altri: i tessuti custodiscono le tracce dei corpi che li hanno vissuti. Da poco ho cominciato a inserire anche delle immagini che, al momento, mi stanno portando verso una ricerca quasi puramente visiva. Sto anche ricamando locandine personalizzate per alcuni negozi che parteciperanno all’evento. Anche in questo caso cucio insieme esperienze di vita: il mio lungo percorso da pubblicitaria e la mia anima da fiber artist.
Perché hai scelto proprio il titolo “Abitare poeticamente il mondo”? Cosa hai trovato nel libro di Christian Bobin che dialoga con il tuo lavoro artistico?
Vorrei rispondere letteralmente con le parole di Christian Bobin: “Abitare poeticamente il mondo e abitare umanamente il mondo, in fondo, è la stessa cosa.”. La poesia è un’estensione naturale dell’essere umano: un’emozione, un’attitudine, una luce, uno sguardo, una frase. Tutto, in ogni momento, può emanare poesia. Dobbiamo solo imparare a riconoscerla.
Nei libri di Bobin ho ritrovato parti di me che non avrei saputo raccontare con la sua limpidezza. Le sue parole mi hanno ispirato delle immagini molto precise: ho ricamato cinque camicie da notte degli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso con immagini, testi miei e citazioni da “Abitare poeticamente il mondo”. Prendendo in prestito un’immagine della sua traduttrice, Norina Sottocornola: per me, leggere Bobin, è un modo di tornare a casa.
Come funzionerà concretamente il progetto? In che modo le persone potranno partecipare alla poesia ricamata collettiva?
L’evento comincerà il 25 settembre con l’esposizione delle Poesie d’Amore su Tela in alcuni negozi di Via Antonio Ceriani e dintorni: Carta da Zucchero, Lineadiconfine, Ottica Mainardi, Tatuamy Baggio e De Rerum Natura Erboristeria. Inoltre, sempre dal 25 settembre al 2 ottobre, presso Filò Sartificio Creativo sarà possibile partecipare a una poesia ricamata collettiva. Uno scampolo di lino, la traccia a matita di una poesia: ognuno potrà ricamarne un pezzo e anche il proprio nome o le proprie iniziali. Non è necessario saper ricamare: utilizzeremo il punto erba, un punto molto semplice che si impara in pochi minuti. Ognuno lascerà una piccola traccia del proprio passaggio: un filo, una parola, una firma. Alla fine avremo un’opera unica, che nessuno avrebbe potuto realizzare da solo. Sarà poi esposta da Carta da Zucchero e, a rotazione, fra chi avrà piacere di ospitarla.
Le tue opere nascono spesso dall’incontro con gli altri. Quale impatto può avere un progetto partecipativo all’interno di un quartiere come Baggio?
Non è un quartiere che conoscevo direttamente ma, grazie alle socie di Carta da Zucchero, sono entrata velocemente nella sua atmosfera che, volendomi esprimere come una ragazza del secolo scorso, ha il sapore di un luogo in qualche modo remoto, dove la velocità e l’indifferenza non fanno da padrone. Ho scoperto un quartiere con una forte identità, ricco di associazioni, di relazioni e di persone che hanno ancora voglia di costruire qualcosa insieme. Credo che “Abitare poeticamente il mondo” abbia trovato qui il luogo giusto, perché è un progetto che può nascere solo dove esiste una comunità disposta ad accoglierlo e a farlo proprio.

Secondo te l’arte ha anche una funzione sociale?
Io credo che l’arte – in qualunque sua forma – abbia una funzione alchemica, che porti con sé una trasformazione. Per chi la crea – essere nel flusso creativo è un vero privilegio – e per chi la incontra. Ci vedo sempre uno scambio, un contatto, da cui si esce diversi. Se un’opera riesce anche solo a spostare il nostro sguardo sul mondo, ha già compiuto qualcosa di importante. La società è fatta di persone: ogni trasformazione individuale, per quanto piccola, può generare una trasformazione collettiva.
Accanto all’opera partecipativa ci sarà un ricco programma di incontri, letture, musica e laboratori. Come hai immaginato questo percorso?
Devo dire che tutto si è incastrato in modo inaspettato e molto naturale. Ho rincontrato Chiara Palmigiani e conosciuto Chiara Chisari perché avevamo pensato di esporre alcune mie opere nella loro pasticceria. Tra una chiacchiera e l’altra abbiamo passeggiato per le strade di Baggio, poi ci siamo salutate. Il giorno dopo ci siamo svegliate tutte e tre con lo stesso pensiero: sarebbe bello coinvolgere tutto il quartiere! L’energia di Baggio si è rivelata il terreno ideale per un progetto partecipativo: una realtà ricettiva, dove persone, negozi e associazioni hanno accolto con entusiasmo l’idea di costruire insieme un evento culturale.
Abbiamo coinvolto alcuni negozi e artisti che hanno scelto di mettere gratuitamente a disposizione il proprio tempo e il proprio talento, e da lì è nato un piccolo concentrato poetico: il “Poetry Corner” – moderato da Alberto Figliolia, poeta, autore e giornalista – dove le persone, accompagnate da una pedana e un microfono, potranno leggere i propri testi, condividere una poesia amata o magari improvvisare qualche rima in freestyle; il laboratorio “Poetry Zine”, condotto da Valeria Foschetti, curatrice della Fanzinoteca La Pipette Noir; i Poeticanti, che ci allieteranno con poesia e musica; Paola Franzini, che concluderà la serata con un’azione teatrale creata appositamente per l’evento. E poi i “dolci da raccontare” di Carta da Zucchero, gli spuntini dell’Associazione Il Balzo e, speriamo, tante persone pronte ad “Abitare poeticamente il mondo”.
Se dovessi esprimere in poche parole il significato di “Abitare poeticamente il mondo”, quale sarebbe il tuo invito alle persone che leggeranno questo articolo?
Rimanere sensibili, ricettivi, delicati. Coltivare la gentilezza, avere cura delle cose belle, mantenere lo sguardo sull’altro.








