di Noemi Stucchi
Pubblicato da Mondadori, Caravaggio con sottotitolo Una vita in dieci quadri di Francesca Cappelletti è uno di quei libri che riescono nell’impresa non scontata di avvicinare il lettore a un artista immenso senza banalizzarlo.
Quando si inizia a studiare Caravaggio, spesso lo si ricorda per la sua vita turbolenta, per l’omicidio che lo costrinse all’esilio, per l’immagine dell’artista geniale e maledetto che la storia e la leggenda hanno contribuito a costruire.
Lo si ricorda perché ha portato nei dipinti sacri la gente comune, scegliendo modelli dalla strada e trasformandoli in santi e protagonisti delle storie evangeliche. Resta riconoscibile per quella rivoluzione visiva che ha introdotto il quotidiano nel mondo dell’iconografia cristiana e, naturalmente, per quella luce inconfondibile che emerge dai suoi neri e dall’ombra per guidare lo sguardo verso ciò che deve essere visto. Eppure, dietro tutto questo, resta una domanda: quanta vita c’è davvero nelle opere di un artista?
È proprio da qui che prende avvio il libro di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese di Roma. Professoressa, curatrice e autrice, con il suo lavoro ha contribuito alla riscoperta del dipinto di Caravaggio la Cattura di Cristo, oggi conservata alla National Gallery di Dublino.
Se c’è qualcuno che può accompagnarci nella vita e nelle opere di Michelangelo Merisi, è certamente lei. La complessità della ricerca storica riempie le pagine di dettagli e riferimenti senza ridurre in semplificazione con una scrittura limpida e accessibile a tutti.
L’autrice mette subito in chiaro la difficoltà dell’impresa: «Scrivere una biografia su Caravaggio è un’impresa impossibile (…) È diventato negli ultimi decenni un’incarnazione dell’artista geniale e maledetto». Da questa consapevolezza nasce un percorso che prova a liberare il pittore dai cliché che accompagnano la sua figura. Francesca Cappelletti sottopone la biografia a una verifica continua, interrogando i documenti e soprattutto le opere. Da un lato segue la vita dell’artista per capire quanto essa si rifletta nei dipinti; dall’altro compie il percorso inverso, partendo da dieci capolavori per raccontare l’uomo che li ha realizzati.
I dieci quadri scelti diventano così altrettanti capitoli e porte d’accesso alla vicenda umana e artistica di Caravaggio, con uno sguardo al contesto storico: il Bacchino malato, la Buona Ventura, Giuditta e Oloferne, la Cappella Contarelli con il ciclo pittorico dedicato alla Vocazione di San Matteo e al Martirio di San Matteo, la Conversione di Saulo, Amor Vincitore, la Cattura di Cristo, la Cena in Emmaus, le Sette opere di Misericordia e infine il Martirio di Sant’Orsola.
I quadri di Caravaggio hanno una caratteristica rara: una volta visti, restano impressi nella memoria e negli occhi di chi guarda, succede anche a chi non è un esperto d’arte.
L’avevo studiata sui libri, ma quando ho visto per la prima volta la Canestra di frutta alla Pinacoteca Ambrosiana ho capito perché Caravaggio non si dimentica.
Oltre alla tecnica e allo stile inconfondibile, la rivoluzione di Caravaggio sta in un nuovo modo di guardare il mondo. Nel gioco di costruzione della composizione e del peso visivo, il contrasto tra ombra e luce costruisce il significato stesso dell’immagine. Il fascio di luce accompagna i gesti dei personaggi e guida lo spettatore verso il cuore del racconto visivo.
Caravaggio. Una vita in dieci quadri è un libro ricco di opere, documenti, fatti storici e riferimenti puntuali. È un libro che riesce a divulgare senza semplificare con la complessità della conoscenza, in un linguaggio semplice per un libro ben scritto.
È una lettura che consiglio a chi desidera approfondire seriamente la figura di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Un libro adatto agli appassionati di storia dell’arte e a chi vuole semplicemente lasciarsi guidare di pagina in pagina nella lectio magistralis di Francesca Cappelletti.
Del resto, come si legge nella quarta di copertina, «Nella dialettica della luce e del buio, Caravaggio porta in superficie la tensione spirituale che anima i suoi personaggi. E che animò la sua straordinaria esistenza, una storia di dramma, talento e rivoluzione, impossibile da raccontare se non attraverso i suoi dipinti».







