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Cyrano

di Francesca Bianchessi

Torna sul grande schermo un grande classico del teatro francese (e mondiale) e torniamo a teatro anche noi e, dopo aver parlato qui di “West Side story”, parliamo oggi di un altro musical: “Cyrano”, diretto da Joe Wright (Orgoglio e pregiudizio, 2005; L’ora più buia 2017)

La trama non varia molto della pièce teatrale, cambiando solo in due punti che non disturbano. Il primo è evidente: questo Cyrano non ha il celebre nasone, ma è un nano. Questa non è assolutamente una mancanza, poiché il problema di Cyrano è puramente di “insicurezza” basata su un difetto fisico. Aspetto fisico che lo allontana dalla bellissima donna amata, Roxane, in questo senso simile alla storia di “Notre-dame de Paris” di Hugo, che precede di un abbondante mezzo secolo questa di cui parliamo. Ci sta quindi un cambiamento, di qualunque genere esso sia, che non vada a snaturare questo aspetto. Soprattutto se ciò ti permette di avere Peter Dincklage come tuo attore principale.
La seconda parte dove il film “pecca” è il momento del matrimonio. Roxane con uno stratagemma sposa il bel Christian, mentre Cyrano dovrebbe intrattenere de Guiche, nobiluomo che la vorrebbe per sé. In questo frangente, Cyrano da fondo alle sue doti di paroliere e teatrante, e inchioda il conte de Guiche al suo racconto. Questo però avviene nella pièce, nel film è come se fosse stata tagliata la scena in fase di montaggio, (ma qui ipotizziamo).

È un vero peccato che manchi quella scena. Si è persa l’occasione per dare al personaggio di Cyrano un’ulteriore spinta verso il brillante, verso quel personaggio astuto e abile in ogni occasione, fuorché nell’espressione del suo amore. Manca inoltre il contraltare all’abilità nella scrittura delle lettere, che esprime il vero, in contrasto con l’inganno che la lingua può esercitare. Questo rende il Cyrano di Dincklage un po’ triste, quasi malinconico. Anche se è sempre stato un personaggio tragico, manca però a parer mio della forza che l’originale Cyrano traeva dalla sua abilità di paroliere.

Intendiamoci, se fossero questi i peggiori difetti dei film, li dovrebbero scrivere tutti così. Forse l’unica altra cosa che manca è una canzone che porti il musical, fuori dal teatro. “The Rocky Horror Picture Show” aveva l’iconica “Sweet transvestite”, “Jesus Christ Superstar” aveva, beh, “Jesus Christ Superstar” o il già citato “West Side Story” che aveva la sua “America”, tutte canzoni che fanno conoscere il prodotto fuori dagli ambienti del musical.
Qui le canzoni sono molto belle, ma forse nessuna ha quella forza necessaria ad uscire dal suo contesto. Anche se, di nuovo, sono molto orecchiabili. Segnaliamo in questo senso “Overcome” e “Wherever I fall”, che alla sottoscritta sono piaciute molto.

Ma se c’è una cosa che chi va a vedere i film storici in generale, e i film di Wright in particolare, sono i costumi e le ambientazioni e qui non si sbaglia. Sono fenomenali. Ritroviamo la bella Noto che, complice il lockdown, ha permesso delle riprese in esterno bellissime. Poi i costumi di Massimo Cantini Parrini (“Il racconto dei racconti, 2015 e Pinocchio 2021) e Jacqueline Durran (Anna Karenina, 2013 e La bella e la bestia 2017), meravigliosi.
È un piacere guardarli sui protagonisti e vederli camminare sullo sfondo indossati dalle comparse. Altro punto a favore del film sono le coreografie che accompagnano le canzoni, calzanti e delicate.

Insomma, in soldoni, è un film davvero piacevole da guardare. Leggermente discostato dal Cyrano più famoso, ma che fa apprezzare un classico, soprattutto per chi magari, non l’ha mai conosciuto in altre vesti.
Per chi invece vuole conoscere una versione più guascona del personaggio, consiglio, più che un altro film, l’ascolto di “Cyrano” di Guccini, che dà al personaggio tutta la sua potenza.

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