di Cristina Ruffoni
La critica mainstream non è stata particolarmente favorevole al film “Un bel giorno” diretto e interpretato da Fabio de Luigi, salvo poi essere smentita totalmente dal pubblico in sala e dal successo di botteghino che ha battuto per due settimane consecutive la concorrenza americana e francese.
Quella che probabilmente è stata definita come troppo “politicamente corretta” si è rivelata invece una comicità che ignora il cinismo e il grottesco per affidarsi al fascino senza tempo della goffaggine e della vulnerabilità di chi come il protagonista si trova spesso in difficoltà e impreparato nel ruolo di padre vedovo di quattro figlie turbolenti e adolescenti.
L’attore Fabio De Luigi è imbattibile e senza eguali nel ruolo di sfortunato e impacciato di fronte agli imprevisti grandi e impercettibili della vita, considerato un noioso esemplare di uomo limitato, capace solo di parlare d’infissi e finestre, seguendo alla lettera il motto della sua azienda: “il mondo è molesto! Chiudetelo fuori”.
La parte migliore del film e il merito della sua efficacia si deve all’alchimia tra Tommaso e Lara, Fabio De Luigi e la bravissima Virginia Raffaele, perché se il genere di commedia prosegue quella storica di Renato Pozzetto e la bellissima Ornella Muti, le due attrici come talento di recitazione non sono certamente paragonabili. Anche tutti gli attori scelti per interpretare i figli sono uno più interessante dell’altro, specialmente il promettente Leon Castagno, destinato in questa storia ad essere Andrea con parziale disabilità e vittima di bullismo.
In un’Italia ormai invecchiata e con bassa natalità, questo esercito di famiglie allargate, per affetto e non per vincoli di sangue, commuove ed è fonte di allegria.
I caratteri conferiti alle figlie, dalla contestatrice dark Sara, alla perfezionista in costante mutamento Vittoria, alla nuotatrice con lustrini Matilde fino alla pericolosa arciera Elena, contribuiscono a rendere la nuova storia d’amore del padre possibile ma anche imprevedibile per gli equivoci e le omissioni scatenati.
Si sarebbe potuto certamente sviluppare maggiormente dei caratteri appena abbozzati come quello dell’unico dipendente della azienda degli infissi, dedito alle letture hard e alla cucina della Basilicata o quello della colf di colore che è l’unica apparentemente che riesce a divertirsi ed essere libera dai condizionamenti sociali. Visto il grande riscontro del film, si potrebbe ipotizzare un seguito.
“Renditi disponibile alla vita!” è l’invito che serpeggia e trionfa alla fine del film, senza alcuna pretesa di esempio o di virtuosismo, anzi basterebbe esserci con dolcezza e ironia per rendere la vita più facile, perfino una festa aziendale o la discesa traumatica da una scala mobile e per innamorarsi ancora.






