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Tienimi presente

28 Febbraio 2026
432 Views
di Marta Dore

Tienimi presente, in sala dal 26 febbraio, è un esordio cinematografico sincero, tenerissimo, ironico, ma anche doloroso, soprattutto se si hanno figli di vent’anni che cercano di costruirsi il futuro seguendo le loro passioni o, forse peggio, se si appartiene alla generazione dei ventenni che cercano di costruirsi il futuro seguendo le loro passioni.

Alberto Palmiero regista

Lo firma Alberto Palmiero, nato ad Aversa in provincia di Caserta, e lo hanno prodotto Gianluca Arcopinto, tra i nomi più importanti del panorama indipendente italiano, insieme a Marco Bellocchio e Simone Gattoni.

«Cosa sto facendo della mia vita?»: è questa la domanda che tormenta per tutto il film il protagonista, Alberto, giovane regista disilluso, convinto che il cinema, dopo anni di progetti incerti e interlocutori sfuggenti, non abbia nulla da offrirgli. Al punto che decide di lasciare Roma, dove viveva in una stanza in affitto dentro una casa condivisa con altri coetanei, per tornare a casa ad Aversa dai suoi genitori.

Tienimi presente: nella foto Alberto Palmieri in una scena del film

Nel film, il protagonista Alberto è lo stesso Palmiero, la madre e il padre sono i veri genitori del regista, così come gli amici e la ragazza con cui nasce un amore sono davvero i suoi amici e la sua fidanzata.
Anche Bellocchio e Arcopinto compaiono nel ruolo di se stessi. E la storia narrata coglie un momento realmente vissuto da Palmiero, quando decise di prendersi una pausa da Roma e da quella vita inconcludente per tornare a casa.

Alberto Palmiero e il cane Johnny sul tappeto rosso alla Festa del Cinema di Roma. foto: Rai Cinema

Questo sovrapporsi di cinema e vita reale dona a quest’opera un’atmosfera particolare, perché non è del tutto un documentario, ma nemmeno del tutto una fiction: alla fine resta addosso una sensazione di verità, dote preziosissima in ogni film.

Anche Aversa, nel film, non è uno sfondo pittoresco né una cartolina del Sud. È una città vera, con le sue contraddizioni, i suoi angoli anonimi, le sue mattine lente. Palmiero non cede alla tentazione della nostalgia oleografica né a quella opposta del realismo dolente da periferia. Aversa è semplicemente il posto da cui si viene, con tutto ciò che questo comporta: radici che fanno male quando si prova a sradicarle, e che fanno male anche quando ci si rimane aggrappati.

Nel momento in cui Alberto torna ad Aversa, il registro cambia, da cupo che era, si apre, respira. La famiglia – i genitori, i pranzi, le discussioni, i silenzi carichi di sottotesti affettuosi – introduce una vena di commedia che arricchisce il film senza banalizzarlo mai, lo rende umano in un modo diverso.
Palmiero ha un senso del comico che viene da lontano, dalla tradizione di quella comicità familiare meridionale che nasce dall’osservazione precisa di dinamiche, gerarchie, rituali domestici che si ripetono da sempre e che per questo fanno ridere, a volte tantissimo, e fanno anche un po’ piangere.

Tienimi presente. Alberto in famiglia

Tienimi presente parla, in fondo, di un’Italia che non sa cosa fare dei propri figli più vivi – quelli che hanno qualcosa da dire, da fare, da creare – e li costringe a tornare indietro, a ricominciare, a ridimensionare. Non lo dice con rabbia politica, non fa comizi, non cerca colpevoli. Lo dice con la delicatezza di chi quella condizione la conosce dall’interno, e ha trovato nel cinema – proprio nel cinema che lo aveva deluso – il modo per trasformarla in qualcosa che acquista un senso, un valore. È già, questo, una piccola risposta alla domanda che il film si pone.

Il film ha vinto il Premio miglior opera prima all’ultima Festa del Cinema di Roma. Un premio meritatissimo.

Cerimonia di Premiazione

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