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“Tom Cruise. L’eterna sfida” di Davide Steccanella

di Noemi Stucchi

«Io penso che un uomo fa ciò che può,
Finché il suo destino non si rivela». (p.159)

Tom Cruise. L’eterna sfida (Ghibli, 2023) è molto più di una semplice biografia: attraverso documenti, citazioni e fonti, Davide Steccanella ricompone la costruzione di un mito cinematografico.

Già dal sottotitolo, “L’eterna sfida”, emerge l’idea di Tom Cruise come perfetta incarnazione del sogno americano.
Come ricorda anche il retro di copertina, a 24 anni è già una star mondiale, a 33 un produttore di successo, a 44 proprietario di una major e a 60 ancora protagonista di stunt spettacolari senza controfigure. Una traiettoria che lo rende il perfetto self-made man, «un figlio della provincia, partito senza talento né fascino e che ha saputo trasformarsi in uno degli uomini più sexy del mondo e nell’attore più potente di Hollywood».

Ed è proprio su questo aspetto che insiste Davide Steccanella. Abbiamo recensito alcuni libri dello stesso autore (l’ultimo, Evitando le buche più dure) e anche qui si riconosce lo stile: una ricostruzione attenta e documentata, sempre basata sulle fonti, che allo stesso tempo non rinuncia al piacere del tono leggero e all’ironia che appartiene a queste pagine:
«Perché nella vita c’è chi nasce bello e decide di voler diventare anche bravo, e chi nasce bravo e decide di voler diventare anche bello (…) ma non credo si possano trovare molti precedenti analoghi a quello di Tom Cruise, un attore che madre natura non aveva dotato né di particolare talento né di particolare fascino, e che ha saputo prima diventare bello e dopo anche bravo». (p. 19)

Il libro non si limita a celebrare, ma ricostruisce. Film dopo film, scelta dopo scelta, Steccanella analizza la costruzione di una carriera impressionante: oltre 40 film, 3 candidature all’Oscar e 3 Golden Globe vinti. E lo fa attraverso dati, recensioni, contesto storico e fonti, in un lavoro che ha qualcosa di quasi archeologico.

Cruise emerge così come un professionista ossessivo, totalmente votato al pubblico e al cinema.
Un esempio emblematico? La celebre scena dell’aereo in Mission: Impossible, girata ben otto volte per ottenere la perfezione.

«Non voglio venire ricordato solo come un paio di bicipiti con un sorriso appiccicato». (p. 15)
«Se sei tu a fare gli stunt il valore emotivo per il pubblico è diverso. Io penso e faccio film per il pubblico» (p. 61)

Tra i capitoli più interessanti spicca quello dedicato a Top Gun e al suo incredibile ritorno con Top Gun: Maverick.
Steccanella non si limita a raccontare il successo, ma ne analizza il contesto: il 1986, la cultura pop, le reazioni della critica. E soprattutto il miracolo di un sequel arrivato quarant’anni dopo, capace di evitare la trappola della nostalgia sterile:
«Qualsiasi altro attore, anche il più dotato, sarebbe risultato semplicemente ridicolo sin dalla prima scena in cui compare con un giubbotto militare e occhiali neri come il Maverick di quaranta’anni prima» (p. 14)
Cruise, invece, no. Riesce a trasformare quella che poteva essere un’operazione rischiosa in uno dei più grandi successi della sua carriera.

Come sempre nei libri di Steccanella, grande attenzione è dedicata al contesto: dalla nascita nel 1962, con un mondo accompagnato dalle canzoni di Bob Dylan, fino alla costruzione del mito hollywoodiano. Non mancano nemmeno gli aspetti più controversi della vita privata, come il rapporto con la Chiesa di Scientology o le crisi personali, ma l’autore chiarisce subito (p.122): «Come stiano realmente le cose non ci interessa (…) Questo non vuole essere un libro scandalo sugli scheletri nascosti nell’armadio dell’attore (…) ma il racconto di una straordinaria carriera nel cinema, questo è un dato oggettivo».

Ed è proprio questa la forza del libro: restare focalizzato sul cinema, sull’industria, sul lavoro dell’attore-produttore. Un racconto rigoroso, pieno di citazioni e fonti, che ricostruisce passo dopo passo un’ascesa unica.
La chiusura non può che essere affidata a un’altra dichiarazione di Cruise, che suona quasi come un manifesto.
E per chi ama davvero il cinema proprio come noi, è impossibile non essere d’accordo.

«Quando faccio film lo realizzo per il grande schermo. I miei film sono per il cinema, solo lì si possono apprezzare». (p. 139)

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