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Nomadland: miglior film, miglior regia (Chloé Zhao) e miglior attrice protagonista (Frances McDormand)

di Noemi Stucchi

Qual è la differenza tra homeless e houseless?

Miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista agli Oscar 2021. Si parla di Nomadland, il film tratto dal libro omonimo di Jessica Bruder che da aprile è disponibile sulla piattaforma streaming Disney+. A spiccare è l’originale interpretazione di Frances McDormand e la regia di Chloé Zhao, la stessa regista di “The Rider – Il sogno di un cowboy” e la seconda donna a vincere il premio per la regia in 93 edizioni degli Academy Awards.

Frances McDormand è Fern, una donna che decide di vivere in un camper sempre in viaggio, senza meta precisa e spostandosi da una città all’altra, di lavoro in lavoro.
Agli occhi di chi guarda, Nomadland si presenta nella sua cruda realtà.
Se il senso della vita si ritrova nel viaggio e nell’immagine idilliaca della strada da percorrere, dall’altro ci si scontra con le difficili condizioni: freddo, mancanza di servizi igienici, guasti e riparazioni, baratto di fortuna e scambio di favori.
Le immagini di libertà si scontrano con la difficile sopravvivenza.

Una delle curiosità che rendono il film profondamente realistico è che l’attrice Frances McDormand ha vissuto 4 mesi in un furgone attraversando sette stati dal freddo Nevada all’Arizona e svolgendo davvero diversi lavori come, ad esempio, l’impiegata nello spostare sacchi di barbabietole o l’addetta al confezionamento delle scatole di Amazon, mansione che viene mostrata nelle prime scene iconiche e pregnanti del film. Tutt’altro che scansafatiche, Fern mette anima e corpo in tutto ciò che fa (con una frase glaciale dirà «A me piace lavorare»).

La differenza tra “senzatetto” e “senza casa” è minima, così come per la diversa connotazione in lingua originale tra homeless e houseless.  Fern una casa ce l’ha, il furgone stracolmo di oggetti di una vita passata a cui ha legato un valore affettivo (come non ricordare la scena in cui tenta di incollare i cocci di un piatto rotto).
Eppure la sua vera casa l’ha abbandonata per sempre, all’Empire, alla morte del marito…
Alla ricerca di quel posto chiamato “casa” non riesce più a stare ferma e a legarsi a qualcuno o a qualcosa.

Nomadland Frances McDormand

All images ©Disney. Editorial use only.

Forse perché l’altrove sembra sempre più interessante?
A volte non ci si mette in cammino solo per essere turisti del mondo. In alcuni momenti ci si mette in moto perché camminare è l’unica cosa  da fare per non morire.
Senz’altro un film duro,  ma profondamente vero per chi almeno una volta nella vita ha sentito di dover mettersi in viaggio per sentirsi di nuovo vivo.
Il perché di questa peregrinazione? Lo scoprirà strada facendo.

Come non dirlo, gli sguardi della miglior attrice protagonista Frances McDromand riescono a dire tutto, anche l’opposto: una forte indipendenza che dall’altro canto si scontra con la consapevolezza di aver bisogno di aiuto, la solitudine e la continua ricerca di volti amici.

Nomadland mostra una legge a cui non ci si può esimere: lungo la strada prima o poi si avrà bisogno di aiuto.
Se c’è un messaggio positivo che arriva chiaro è proprio questo senso di ospitalità: on the road ci si può fidare degli altri, sconosciuti che si trovano a condividere lo stesso cammino.

Nomadland si sviluppa con un movimento ciclico scandito da appuntamenti e da eterni ritorni che suona con la promessa di quel “ci ritroveremo ad  ogni costo”.
La natura, i luoghi, le piccole cose, i volti che si incontrano. Tante occhi che si trovano per scambiare le proprie esperienze.

Viene spontaneo chiedersi se a decretare il successo di un film come questo non siano complici anche le circostanze che stiamo attraversando. Indubbiamente Nomadland tocca delle corde profonde, oggi più che mai. Un po’ perché parla di non appartenenza, di un’America dei nostri giorni, della crisi economica, della mancanza di un appiglio stabile che rimanda a una continua situazione di precarietà.

Giocato sul contrasto, dall’altro lato il film è girato in immensi spazi aperti con un rimando estetico alla libertà.
Le immense distese di polvere, i piccoli sassi e il Grand Canyon, il vento del mare in burrasca, il volo degli uccelli. Un elogio a quell’immenso essere vivente che è l’Universo di cui anche noi facciamo parte.

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