Pitti Uomo all’insegna di una moda sostenibile

13 Gennaio 2020
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di Eleonora Attolico

Subito dopo la Befana, il 7 gennaio, la Fortezza da Basso di Firenze ha inaugurato la 97esima edizione di Pitti Uomo dedicata alla moda invernale 2020-21. La data ha penalizzato la manifestazione che si è protratta fino al 10. “Il calendario internazionale ci ha imposto di partire a ridosso delle vacanze e in coincidenza con l’avvio dei saldi che, per i dettaglianti, sono un momento di vitale importanza” ha dichiarato Raffaello Napoleone, AD di Pitti Immagine, l’ente organizzatrice. Risultato un calo del 10 per cento di presenze.

Tuttavia  la kermesse fiorentina resta un punto di riferimento. Qualche numero può dare un’idea: 1203 marchi di cui 540 vengono dall’estero. Una manifestazione internazionale. “Pitti è come le Nazioni Unite della moda dove ogni brand ha la propria bandiera.” ha spiegato il Direttore generale, Agostino Poletto. Non a caso il poster di questa edizione mostrava un ragazzo con un bandierone in mano e la scritta: “Show your flags at Pitti”.

 

Agitare un vessillo non è sinonimo di chiusura. Alla cerimonia di inaugurazione, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, ha preso la parola Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri, spiegando l’importanza del libero commercio come strumento di pace. L’Italia, in effetti, si salva proprio con l’export. Secondo Confindustria Moda, l’industria italiana della moda maschile ha chiuso l’anno incrementando le esportazioni del 7,8%. In difficoltà, invece, il mercato interno. Vendiamo bene negli Stati Uniti (finché dura sperando non vengano messi dazi), in Francia, Svizzera, Cina, Giappone e Corea del  Sud. Va male con la Russia.

Quello che colpisce, passeggiando nei padiglioni di Pitti Uomo, è l’attenzione ai temi ambientali. Sacche da weekend con la scritta “Because there is no Planet B” di Ecoalf oppure i  jeans Re-Hash fabbricati con cotone organico dove l’elastam e il poliestere sono riciclati. Per la prima volta Carlo di Inghilterra ha inviato un video messaggio trasmesso durante la cerimonia di inaugurazione. Il  motivo? La campagna per l’utilizzo della pura lana nel tessile. L’eco-principe sa il fatto suo: “I materiali naturali, non provenienti da combustibili fossili, non infiammabili e biodegradabili, hanno un ruolo da giocare nel cambiamento climatico”.

In tanti stand si notavano appelli e sottoscrizioni di aiuti all’Australia flagellata dagli incendi. Viene voglia di aiutare le loro aziende come, ad esempio, la Blundstone, storica fabbrica con sede in Tasmania a Hobart. Famosi gli stivaletti da campagna in cuoio, presentati per questa edizione, in una magnifica immagine pubblicitaria tra sassi e ruscelli. In Italia il marchio australiano è distribuito da W.P. Lavori in Corso.

In via Valfonda, nello spazio della Dogana, appena fuori dalla Fortezza da Basso,  valeva la pena vedere le fotografie della campagna pubblicitaria dei giubbotti Blauer. Realizzata on the road dal fotografo inglese James Mollison, tra Texas, Colorado, California e Michigan. Un gran peccato non sia rimasta tutto il mese aperta al pubblico. Nella stessa location ha suscitato ammirazione anche l’installazione di Woolrich con una foresta imbiancata. La scusa commerciale è la presentazione della Artctic Capsule, una collezione di iconici parka, performanti e chic al tempo stesso.

Pitti Uomo non consiste solo nella fiera della moda maschile. Come al Salone del mobile di Milano, gli eventi in città richiamano l’interesse di un pubblico variegato. Ne approfitta Ermanno Scervino presentando la collezione autunno-inverno in negozio, di fianco a Palazzo Strozzi la sera di mercoledì 8 gennaio. Poche ore prima aveva sfilato Jil Sander nel refettorio di Santa Maria Novella. “ Ci siamo incontrati per la prima volta a Firenze e non avremmo mai immaginato di tornaci con una sfilata” raccontano emozionati Lucie e Luke Meier, i due direttori creativi, sposi nella vita e al timone del marchio.

Non sono mancati i festeggiamenti per il 75esimo anniversario di Brioni a Palazzo Gerini con i musicisti di Vienna, Berlino e Milano a fare da modelli. Questa gloriosa sartoria romana debuttò nel 1952 nella Sala Bianca di Palazzo Pitti.  Al timone del marchio un serissimo designer di origini austriache dal nome impronunciabile:  Norbert Stumpfl (in curriculum Balenciaga, Lanvin e Louis Vuitton). Brioni fa parte, dal 2012, del gruppo Kering di François-Henri Pinault. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, proprio in questi giorni, ha conferito il Fiorino d’oro all’imprenditore francese che, soprattutto in Toscana, ha risollevato il comparto tessile-abbigliamento.

E’ stato un Pitti denso di appuntamenti. Lascia perplessi il baccanale dello stilista Telfar Clemens a Palazzo Corsini. Tra bottiglie di vino mezze aperte, pezzi di pane abbandonati, presenta una collezione con pantaloni a patchwork di lana, ghette di piumino e stivaloni militari. Di alta qualità la prova di Stefano Pilati. Forse una delle cose più interessanti viste in questi giorni. Pilati è un designer con il passaporto in regola. Basti dire che è stato direttore creativo di Yves Saint Laurent. Ha iniziato la carriera con Giorgio Armani e poi Prada e Zegna. Alla Stazione Leopolda  è andata in scena la sua Random Identities, un progetto indipendente con il quale si interroga sulla moda globale e sul rapporto con le future generazioni. I modelli sono efebi. Le reminiscenze culturali spaziano da Oscar Wilde ai ragazzi inglesi dei college degli anni Venti. Un tocco di Irving Penn, una spruzzata di Man Ray. Niente è sopra le righe. Nessuna volgarità. Completi color curry o celeste polvere, pantaloni asciutti, giubbotti tagliati alla perfezione. Il tutto condito da una forte ambiguità sessuale che turba il pubblico navigato della moda. Sposta i parametri della diversità un po’ più in là. E’ quello che si chiede a un creativo. Indipendenza e libertà.

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