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Placido Domingo, cinquant’anni alla Scala

20 Aprile 2020
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di Carlo Schiavoni

7 Dicembre 1969. E’ la data che segna il debutto di Placido Domingo alla Scala. Inaugurava la stagione scaligera Ernani di Giuseppe Verdi per la direzione di Antonino Votto e la regia di Giorgio de Lullo. Il nostro debuttava accanto alle voci, ormai storiche, di Raina Kabaivanska, Piero Cappuccilli e Nicolai Ghiaurov.

Ebbe così inizio un sodalizio che sarebbe durato mezzo secolo e che avrebbe portato Placido Domingo a calcare il palcoscenico scaligero quasi ogni stagione, segno di una longevità artistica che ha ben pochi paragoni. Una presenza all’insegna del repertorio italiano, in cui figurano i capolavori di Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. Quel timbro caldo, la voce corposa e piena, capace di riempire il teatro, e parliamo di un falansterio come la Scala, lo ha reso interprete ideale del nostro repertorio.
Ma Placido Domingo non è solo una “voce”: ha dimostrato come un cantante possa essere un attore consumato, insomma un animale di palcoscenico. Per questo le tante incisioni non restituiscono appieno la sua unicità.
La curiosità intellettuale lo spingerà a diplomarsi in direzione d’orchestra e a cercare instancabilmente nuovi ruoli da affrontare: così decide di misurarsi con Richard Wagner.
Restano memorabili il suo Siegmund in “La Walchiria” e “Parsifal” entrambi al fianco di Waltraud Meier, artista dal timbro vellutato e di sensuale presenza fisica come raramente è dato incontrare, ed entrambi per la direzione di Riccardo Muti.

A Domingo dobbiamo la riscoperta di titoli dimenticati, ma di ragguardevole valore musicale come è stato per “Cyrano de Bergerac” di Franco Alfano nel 2008 o raramente eseguiti: è il caso di “Tamerlano” capolavoro barocco di Haendel, andato in scena nel 2017.
Ma il ruolo in cui noi tutti identifichiamo Placido Domingo è quello di “Otello” di Giuseppe Verdi. Lo affrontò per la prima volta nel nostro teatro il 7 dicembre 1976. Da quel momento ha incarnato Otello, come nessuno nell’immaginario di un’ intera generazione di amici della musica!
Carlos Kleiber costrinse l’orchestra a suonare in uno stato di trance, in preda a una contagiosa esaltazione dionisiaca che investiva i cantanti stessi, il Placido, Mirella Freni e Piero Cappuccilli, trasmettendosi al pubblico.

Placido Domingo al termine del concerto celebrativo (crediti fotografici: Teatro alla Scala@Brescia e Amisano)

Ebbro e insonne usciva dalla Scala. Il 7 dicembre 2001 segnerà l’addio a quel ruolo e nel contempo ai ruoli di tenore. Debutta quale baritono e ruoli da baritono verdiano quali Macbeth, Rodrigo e  Conte di Luna, ha affrontato nella festosa serata del 15 dicembre scorso con cui il Teatro alla Scala ha voluto festeggiare i 50 anni del debutto di Placido. Il timbro chiaro, inconfondibile rimane da tenore. Intatta rimane la capacità di restituire la verità del personaggio a cui dà voce.
A Placido Domingo artista, cantante-attore, musicista e direttore d’orchestra siamo disposti a concedere ogni licenza!

Gala Placido Domingo;
Teatro alla Scala-15 dicembre 2019; Coro e Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala;
Saioa Hernandez, soprano; Jorge de Leon, tenore; Ferruccio Furlanetto, basso.

 

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