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Quasi orfano

di Marta Dore

E c’è stato il Covid, che forse ora torna ma speriamo senza le tragedie di due anni fa. E c’è la guerra in Europa (oltre a quelle in giro per il mondo). E c’è la crisi energetica e le bollette impazzite e l’inflazione che vola. Ed è pure finita l’estate: il presente insomma fa paura e il futuro anche di più.

In questo contesto ansiogeno, è più che lecito cercare conforto dove si può: in una risata facile, in un’ora e mezza senza pensieri.

Costanza in Puglia

Quasi Orfano è il film adatto: si sorride e a volte si ride; si sa chi sono i buoni e chi sono i cattivi (il cattivo, in verità); si sta dentro un mondo rassicurante rappresentato come nelle pubblicità della ‘pasta più amata dagli italiani’ (stessi colori, stesse riprese, stesse inquadrature). Ci sono anche tanti stereotipi, che sono sempre rassicuranti; basta ricordarsi che, appunto, sono stereotipi: non tutti i milanesi sono eleganti e stronzi e non tutti i pugliesi sono rozzi, ma buoni.

Riccardo Scamarcio quasi orfano

Valentino e sua mamma

La trama: Valentino (Ta)Rocco (Riccardo Scamarcio) e sua moglie Costanza (Vittoria Puccini) sono designer milanesi in grande lancio, creano oggetti dalle linee fredde, minimal e di fatto inutilizzabili, vivono nel Bosco Verticale disegnato da Boeri, non hanno figli e pensano solo alla carriera, guidati dal padre di lei (Bebo Storti), spregiudicato e avido imprenditore.

Riccardo Scamarcio e Vittoria Puccini

Valentino si definisce in conferenza stampa ‘quasi orfano’ perché la sua famiglia non esiste. In realtà la sua famiglia esiste, è numerosa e pure parecchio ingombrante; solo che Valentino se ne è allontanato. Per un errore, la famiglia viene invitata al vernissage della nuova collezione di Vale Rocco e da lì inizia uno scontro/incontro che coinvolgerà anche la milanesissima Costanza, tra il nuovo Valentino e quello delle origini. Alla fine tutti cambieranno – o ritroveranno la loro vera natura. E vivranno (quasi) tutti felici e contenti.

La famiglia Tarocco

Il film di Umberto Carteni si inserisce pienamente nel filone commedia all’italiana degli ultimi anni. Gli attori arricchiscono una sceneggiatura un po’ banale, Scamarcio stupisce in questi nuovi panni comici, la Puccini dà calore e bellezza a un personaggio un tantino piatto; molto divertente è Nunzia Schiavo ed è convincente Adriano Pappalardo, che alla fine, inevitabilmente, canta anche una delle sue canzoni feticcio. Un’ora e mezza di leggerezza, dicevamo. E va bene così.

La famiglia Tarocco in piazza del Duomo

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