Sol LeWitt: reinventare lo spazio

26 Marzo 2018
1.044 Views
di Erika Lacava

“Between the lines”, Fondazione Carriero, Milano

Sol LeWitt
Installation view della mostra “Between the lines”, Fondazione Carriero, 2018
Wall Drawing #1104: All combinations of lines in four directions. Lines do not have to be drawn straight (with a ruler)
Pennarello nero su specchio| Prima installazione: Edams Museum, Edam, NL, settembre 2003
Foto: Agostino Osio | Courtesy: Fondazione Carriero

Disporre su tre o quattro righe 15 quadrati di pattern lineari, costruiti secondo le stesse regole geometriche di base, modifica la percezione dei quadrati stessi e il loro relazionarsi con lo spazio. Specie se un disegno sembra derivare dalla proiezione delle finestre mentre l’altro inganna l’occhio con una superficie specchiante.

Sono i Wall Drawings #263 e #1104 di Sol LeWitt, prima e ultima opera della mostra “Between the lines” allestita alla Fondazione Carriero in occasione del decennale della scomparsa dell’artista.

7 “Wall Drawings” e 15 “Structures”, a metà tra architettura, scultura e pittura, che dimostrano che, pur giocando con gli stessi numeri e le stesse regole, cambiando la disposizione dei tasselli, il supporto e il medium, cambia completamente il risultato del gioco.

Padre dell’arte concettuale, di cui ha coniato il termine in “Paragraphs of Conceptual Art” pubblicato su Artforum nel 1967, Sol LeWitt afferma il primato dell’idea sull’esecuzione e crea progetti la cui realizzazione viene affidata a terzi, con risultati non sempre prevedibili. Le opere di LeWitt sono composizioni modulari create servendosi di linee curve, rette e cubi. Come i morfemi linguistici nella costruzione delle parole, linee e cubi sono per LeWitt l’unità minima di significato da cui si possono trarre infinite combinazioni. “Come una partitura musicale”, dice LeWitt, al musicista/curatore vengono lasciate le istruzioni necessarie per ricomporre l’opera, con la libertà di reinterpretarne in modo personale lo spartito.

Alla Fondazione Carriero, l’architetto olandese di fama mondiale Rem Koolhaas e il curatore della Fondazione Francesco Stocchi hanno dato prova magistrale di forte e vivace impronta curatoriale giocando e giovando appieno delle possibilità espressive offerte dal margine di manovra lasciato aperto da LeWitt. Negli spazi di Casa Parravicini, in cui è ospitata la Fondazione Carriero, i curatori hanno lasciato “respirare”, insieme alle opere, un ambiente che si presenta all’opposto di un asettico “white cube” da museo, rivalutando tutte le feconde possibilità di un’interazione tra spazio e opera e creando, per entrambe, una nuova risultante. Ne è derivato un libero relazionarsi con le opere e un posizionarle a richiamo l’una dell’altra tra un piano e l’altro della Fondazione.

Sol LeWitt, Wall Drawing #1267: Scribbles, 2010, Grafite
Prima installazione: Fondazione Morra Greco, Napoli, giugno 2010
Foto: Agostino Osio | Courtesy: Fondazione Carriero

L’intervento dell’architetto Koolhaas rende ragione della scelta di ricostruzione di alcuni spazi, come quelli in cui sono ambientati i Wall Drawings #1267 e #123A per cui sono state realizzate strutture ad hoc che ricostruiscono quelle della Addison Gallery di Andover e della Fondazione Morra Greco di Napoli, in cui i disegni furono realizzati per la prima volta. Lo stesso vale per l’ardita collocazione del già citato Wall Drawing #1104, esposto nel 2003 in dimensioni più ridotte su una finestra dell’Edams Museum, in Olanda, e proposta qui, invece, su uno specchio di 6 metri di lunghezza che riflette, insieme all’osservatore, una sala anti-minimale per eccellenza come quella dell’attiguo Palazzo Visconti, estensione della Fondazione, con pareti affrescate e stucchi rococò.

Il disegno delle linee è architettura ridotta alla pura bidimensionalità, la ricreazione di una terza dimensione illusoria. Linee che ricostruiscono in piano, nei segni lasciati dal gesso blu di Wall Drawing #51, la tridimensionalità dell’edificio come fili tirati da un lato all’altro del muro in una proiezione ortogonale degli elementi strutturali, dagli spigoli agli zoccolini, dalle prese d’aria a quelle di corrente. Giochi di luce, di righe che si intrecciano o danzano le une accanto alle altre senza toccarsi, come nel delicatissimo lavoro sulla parete delle scale, l’unico che resterà alla Fondazione a mostra conclusa.

Inganni dei sensi e giochi materici che simulano, a grafite, la granulosità di una pietra o il riflesso a parete di un fascio di luce. Abili illusioni ottiche e spaesamenti che fanno sorgere il dubbio, nella piccola sala illuminata da una luce rosa tenue, che Complex Form #34 sia un sapiente disegno su muro con forti ombre portate, mentre si tratta in realtà di una scultura bianca a parete.

L’arte è un gioco di riappropriazione degli spazi, sembra suggerire LeWitt. Un vedere in una parete bianca le infinite possibilità che nasconde e scegliere, una per volta, quella da realizzare. Un gioco che riguarda artisti, architetti, e il comune spettatore.

Anche la Fondazione Carriero ha deciso di giocare con il pubblico invitandolo a vedere la mostra con uno sguardo personale, a fotografarla e condividerne gli scatti su Instagram. L’hashtag #FondazioneCarrieroTakeAPicture, attivo dal 1 al 31 Marzo 2018, dà infatti la possibilità ai visitatori di vincere un viaggio in Massachusetts per visitare il MASS MoCA, museo che ospita la più grande retrospettiva di Wall Drawings di Sol LeWitt.

Per informazioni, www.fondazionecarriero.org

Sol LeWitt
“Between the Lines”
A cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas

Fondazione Carriero
Via Cino del Duca, 4 – Milano

fino al 24 Giugno 2018

dal martedì alla domenica, ore 11.00-18.00
Ingresso libero

www.fondazionecarriero.org

Lascia un commento