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The last duel

The Last Duel

di Francesca Bianchessi

Presentato alla Biennale Cinema di Venezia 2o21 (scopri di più) e adesso al cinemaThe Last Duel è un film di  Sir Ridley Scott con Matt Damon, Adam Driver, Jodie Comer, Ben Affleck.
Attenzione a chi voglia guardare questo film, è una storia con tanto da dire e per farlo in 2 ore e mezza deve correre e parecchio, specie nella sua prima parte.

E cos’avrà da correre tanto questo film? Beh, nel tempo della pellicola, il film racconta dapprima la storia di un uomo, ottimo combattente ma socialmente inetto, della sua moglie devota e un amico che si rivelerà un pavido arrivista. Poi ci racconta di un uomo astuto e abile, innamorato di una donna bella e colta moglie di un suo vecchio compagno d’armi, poco accorto e rozzo. L’ultima storia ci parla di una donna che deve sposare un uomo esperto solo di battaglie e che viene violentata da un vecchio amico del marito. Sembra semplice, ma i personaggi delle tre storie sono sempre gli stessi: Jean de Carrouges (Matt Demon) sposato con Marguerite de Thibouville (Jodie Comer) e il miglior amico di lui, a cui sono rivolte le accuse di stupro di Marguerite, Jacques Le Gris (Adam Driver).

Sì, perché quest’ “Ultimo duello” racconta la storia dell’ultimo “duello di Dio” svoltosi in Francia nel 1386 e lo fa trattando la vicenda come si tratterebbe in un processo moderno ovvero guardando da tutti i punti di vista dei protagonisti. Per questo nella prima parte del film si corre tanto. Il punto di vista di de Carrouges, si occupa di presentarci la vicenda per sommi capi, con un po’ di contesto storico e una visione della vicenda neutra. Con “neutra” non intendo una visione oggettiva, ma una versione esterna all’atto della violenza in sé e che aiuta a rendere i racconti successivi molto più asettici. Una volta che si cambia punto di vista, lo spettatore è neutralizzato e capisce di dover attendere fino alla fine prima di formulare un giudizio.

Prendiamoci anche noi un momento per osservare meglio alcune specifiche scene del film. I tre punti di vista, come nelle testimonianze, hanno dei punti in comune che ritornano e che rendono unitario il percorso del film, ma servono anche a farci elogiare le capacità attoriali di due attori in particolare: Jodie Comer (Killing Eve) e Adam Driver (Silence; BlacKkKlansman). Ad un certo punto della vicenda infatti, de Carrouges invita la moglie a dare un bacio di pace a Le Gris, in pubblico. La scena si ripete per i tre racconti perciò, noi spettatori, sappiamo essere una cosa realmente avvenuta, ma il diverso significato che traspare dal semplice bacio e dagli sguardi dei due, mostra tutta la capacità dei due attori.

E poi c’è la scena dello stupro che… non cambia tanto tra i due punti di vista, violentata/violentatore. Sembra strano, ma in entrambe le scene lei si nega a lui, ma dal punto di vista di Le Gris, questo negarsi è un gioco che lei fa per agire come una brava dama. Mi nego perché è così che fa una lady. Questo è un punto di vista dal quale non c’è via d’uscita: se ti neghi ma la negazione viene vista come una finzione, che si fa? Ma questo rimane un interrogativo per altri momenti.

Tornando al film, come si risolve una situazione senza prove nella Francia del ‘300? La si affida a Dio tramite un duello tra i due uomini. E questo il punto in cui lo spettatore si rende conto di essere stato totalmente annientato. Chi ha ragione e chi torto? Il dubbio, nonostante la versione di Marguerite sia stata presentata come la verità, ti assale. Chi vincerà un duello che arriva solo a fine film, dove accade di tutto? Un duello dove nessuno è il buono e che ha ricordato l’incertezza delle battaglie delle prime serie di Game of Thrones?

Questo sta a voi scoprirlo guardando il film, ma una riflessione ci tocca la mente, qui farò un po’ di spoiler. La versione di Marguerite, è presentata dal film come “la verità”, probabilmente perché quella più attendibile, ma anche perché è la versione accertata dal duello di Dio: de Carrouges vince il duello e quindi quella è diventata la verità. Probabilmente la verità sarà una quarta versione, invisibile a tutti. E in tutto questo c’è una quinta verità, quella che ci facciamo noi guardando il film.

Troppo banale concludere che questo film rimanda a questioni attualissime etc. etc. questo avrete capito da voi. Io consiglio questo film per l’incertezza, per il dubbio e per l’attesa che occorre per formulare un giudizio. Per l’estetica di una ricostruzione storica meravigliosa e per un duello finale, veramente carico di tutte le ansie di cui il film carica noi del pubblico.

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