di Marta Dore
“Mariano De Santis è un uomo serio”, scrive Paolo Sorrentino nelle note di regia del suo ultimo film, La Grazia.
Giurista, autore di un manuale di diritto penale di 2.046 pagine, vedovo di una moglie mai dimenticata, padre di Dorotea, giurista anche lei, e di Riccardo, compositore di musica pop in Canada, De Santis è anche il Presidente della Repubblica italiana.
Al Quirinale lo chiamano ‘Cemento Armato’. È appena entrato negli ultimi sei mesi del mandato presidenziale, il semestre bianco, un periodo in cui il lavoro si fa meno pressante – perché il suo potere è limitato, e che conduce ogni Presidente verso la riconquista della vita di un normale cittadino.

Sarebbero mesi noiosi, ma De Santis deve prendere tre decisioni che lo tormenteranno ogni giorno, in quanto uomo e in quanto cattolico osservante. Una riguarda la firma di una legge sull’eutanasia, e due sono legate a due richieste di grazia, una per un uomo, l’altra per una giovane donna: entrambi hanno commesso un omicidio in situazioni di grande dolore.
In questo film, Paolo Sorrentino torna alle sue cifre più riuscite: una scrittura raffinata, una fotografia sempre potente, inserti sognanti o grotteschi, passaggi di dialogo esilaranti, uno scavo psicologico complesso, momenti corali travolgenti.

toni servillo riceve la coppa Volpi
Torna qui anche Toni Servillo, l’attore che ha interpretato i personaggi indimenticabili della filmografia del regista napoletano, da Jep Gambardella della Grande Bellezza, a Titta di Girolamo di Le Conseguenze dell’Amore, a Toni Pisapia di L’Uomo in più. Un Toni Servillo che ha meritato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile all’ultima Mostra Internazionale dell’arte cinematografica di Venezia.
Accanto a lui, per stare sul cast, c’è Anna Ferzetti, che dà corpo e voce alla figlia Dorotea con misura e intensità: bravissima.

Anna Ferzetti
La Grazia è un film sul dubbio e sulla tensione morale, temi che sembrano essere scomparsi in questo nostro mondo dove, con sgomento, guardiamo prevalere la feroce certezza delle proprie ragioni urlate e agite con violenza.
È anche un film sull’amore, quello di De Santis per la moglie e per i figli, quello dei figli per il loro padre, ma anche quello dei due assassini, che per amore, sembrerebbe, hanno ucciso.

Orlando Cinque e Toni Servillo
La Grazia è un film politico, ma anche un film intimista, perché i due binari, quello del Presidente della Repubblica tormentato da dilemmi etici e quello dell’uomo che affronta ricordi personali dolorosi alla ricerca di verità nascoste, si intrecciano senza mai sbavature; e non è un’impresa facile gestire in un solo film due piani così diversi: Sorrentino ci riesce molto bene.

Mariano De Santis e la figlia
E come nei migliori film del regista premio Oscar, anche qui si gode della bellezza delle immagini, si ride per battute folgoranti, si resta spiazzati da visioni che ti scavano dentro, perché pochi come lui sanno guardare oltre la realtà che appare e sanno donare al pubblico scorci surreali a sottolineare la complessità del reale, sociale e psicologico.

Mariano De Santis alla Scala
La Grazia è un film finalmente molto riuscito, che incanta e tiene alta la tensione per oltre due ore, anche se, come spesso accade nei lavori di Sorrentino, il finale tende a prolungarsi troppo; ma le sequenze di chiusura sono magistrali: Cemento Armato ritrova la leggerezza e il regista ci mostra questo traguardo umano con poesia e con il suo sapiente e sottile sarcasmo.
Dopo Parthenope, viene da tirare un sospiro di sollievo. Bentornato Sorrentino!






