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Eliana Liotta

Umberto Veronesi 100 pensieri ribelli per cambiare il mondo

28 Febbraio 2026
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di Noemi Stucchi

100 pensieri ribelli per cambiare il mondo. Si chiama così il libro dedicato alla vita di Umberto Veronesi, omaggio a un grande medico e a uno dei più autorevoli intellettuali del nostro tempo.
In collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi e pubblicato da Sonzogno alla fine del 2025 per celebrare il centenario della nascita del fondatore, il volume fa parte della collana Scienze per la vita, ideata e diretta da Eliana Liotta che ne ha curato anche l’edizione e firmato l’introduzione.

Già dalle prime parole dell’introduzione, Eliana Liotta coglie nel segno: «Umberto Veronesi ha cambiato il mondo, più di una volta».
Il titolo richiama immediatamente l’idea di trasformare la società attraverso la forza delle idee.
Le cento riflessioni che leggiamo di pagina in pagina restituiscono un’idea di fondo: l’innovazione nasce dalla capacità di trasgredire, di superare schemi consolidati e mettere in discussione ciò che viene accettato senza riflessione. Questo principio acquista un peso particolare se si considera la figura di Umberto Veronesi, medico e intellettuale che ha lasciato un’impronta profonda nella medicina e nella cultura contemporanea.

Nella cura al tumore al seno, ha il merito di aver introdotto la quadrantectomia in alternativa alla mastectomia totale, una scelta allora considerata rischiosa e rivoluzionaria perché permetteva in alcuni casi di effettuare interventi meno invasivi preservando l’integrità del corpo. Nonostante le forti critiche iniziali, egli stesso ricorda: «I miei colleghi mi consideravano un folle e non si facevano problemi a dirmelo», rivelando anche il peso umano delle sue decisioni. I risultati segnarono una svolta decisiva nella medicina. La validità della ricerca, pubblicata sulla rivista New England Journal of Medicine, «segnarono una rivoluzione che continua ancora oggi» sottolinea il figlio Paolo Veronesi: «Era la fine dei trattamenti che devastavano il fisico e la mente e l’inizio dell’era dell’integrità corporea e della qualità della vita come principio guida nelle decisioni terapeutiche» (p. 12).

Nato a Milano nel 1925 e scomparso nel 2016, Umberto Veronesi fu insignito di 14 lauree honoris causa. Femminista ante litteram e influenzato dai valori trasmessi dalla madre Erminia, in “perché ribellarsi ai fascisti e ai fatalisti” (p. 22) racconta una giovinezza segnata dalla guerra, dal sacrificio di una madre per far studiare i suoi figli e dalla volontà di volersi dedicare alla psichiatria per comprendere e sradicare quello che definiva il “germe del male” nella mente umana. Questo percorso interiore emerge chiaramente quando afferma «La mia passione scientifica è stata la psichiatria. Non accettavo l’assurdità della guerra, che ho vissuto quando avevo appena diciott’anni, e volevo capire quali meccanismi possano portare l’uno ad applicare la sua libertà a danno degli altri esseri umani.» (p. 144).
La scelta dell’oncologia, risultato di un un’occasione colta, diventa presto volontà di rompere il silenzio sulla malattia e di trasformare la ricerca in una missione volta a restituire dignità alla vita.

Accanto al lavoro clinico, nel libro emerge la dimensione pubblica e istituzionale della sua figura, dalla fondazione dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) fino all’impegno politico come Ministro della Sanità, poi Senatore. 100 pensieri ripercorrono ricerca scientifica, riflessione etica e impegno civile. La coerenza del suo pensiero è sempre orientata a coniugare corpo, mente ed etica e a sostenere il progresso rifiutando ogni forma di dogmatismo.

Il volume insiste sull’idea che non si debba accettare qualcosa solo perché è sempre stato fatto in un certo modo; l’obbedienza zelante in sé non è un valore e non esiste il progresso senza ribellione. In quest’ottica Umberto Veronesi difende posizioni coraggiose su questioni sociali e morali, come il diritto alla fecondazione assistita e il diritto a morire con dignità, criticando apertamente l’ideologismo. A pagina 14 scrive: «c’è una parte della nostra società che soffre di ideologismo, che difende ‘valori’ astratti e che non è capace di simpatia umana». La condanna alla violenza, l’importanza della responsabilità ambientale e alimentare, permeano questi i pensieri di pagina in pagina.

La forza del libro sta anche nella forma, perché i pensieri raccolti possono essere letti in modo libero, senza un ordine obbligato, e offrono spunti di riflessione su aspetti diversi della vita contemporanea, dalla critica alla nostalgia del passato fino all’invito a non assumere atteggiamenti lamentosi, come suggerisce il pensiero “Non diventiamo genitori lagnosi” (p. 44), o alla riflessione sul modello disumano dei manager che dormono pochissimo, tema sorprendentemente attuale.

La parte prima del libro si chiama “essere ribelli” e il primo punto si intitola: “Che i giovani imparino a disobbedire”.
Partendo dal proprio campo di applicazione, Umberto Veronesi ha studiato a fondo per sfidare regole apparentemente immutabili estendendo la sua visione all’intera società. Conoscenza fa rima con ribellione. Oggi più che mai, che questo libro possa essere un invito ad avere coraggio.

Umberto Veronesi

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