di Miki Solbiati
Per la rubrica Gentleman, su Not Only Magazine è possibile leggere l’intervista “Federico Castelbarco Albani, gentleman di oggi”
In un pomeriggio di maggio 2025 abbiamo incontrato poi Federico Castelbarco Albani e abbiamo parlato ancora ricordando quell’amicizia preziosa con Andrea Solbiati.
Intervista a Federico Castelbarco Albani
Ci racconti come sei entrato a far parte della squadra di calcio del Clubino?
La squadra del Clubino è nata nel 1988. Io ero appena entrato al Clubino, credo tra maggio e giugno, e un bel giorno mi hanno chiamato in squadra perchè avevo compilato la scheda del Clubino e nella sezione sugli sport praticati avevo inserito “calcio”. È così che conobbi Andrea Solbiati: stava organizzando una squadra!

Andrea Solbiati, sempre da giovane, in una partita di calcio
Qual è stata la prima partita?
La prima volta che siamo andati a giocare non me la ricordo bene, forse era alla Lombardina ad Affori.
Deve essere stato all’allenamento che ho conosciuto Andrea e altre persone. C’era il Gianni Rettagliata, Del Balzo, mi ricordo un Francesco D’Urso ma è arrivato più tardi rispetto a quel primo incontro. Eravamo una bella squadra.

A sinistra Federico Castelbarco e a destra Francesco Sbisà detto “Buitre” in una trasferta a Punta Ala
Andrea ci ha detto che avremmo sfidato gli altri circoli come quello dell’Unione, un po’ con quell’atteggiamento di sfida e di “challenge” che si ha nei circoli inglesi.
Abbiamo giocato ad Appiano Gentile contro l’Unione nell’ottobre ’88, perdendo nello stesso anno.
La squadra era raffazzonata, con gente che non aveva un’idea del calcio. Anche se abbiamo perso, Andrea l’aveva organizzata benissimo: aveva fatto le maglie, avevamo anche un massaggiatore. Andrea Solbiati era l’allenatore e il motore della squadra, lo chiamavamo “coach”.
Avete giocato qualche partita importante?
Andrea Solbiati aveva chiesto al consocio Moratti, che all’epoca non era ancora presidente dell’Inter, di farci usare Appiano Gentile, dove si allenava e si allena tutt’ora l’Inter.
Aveva chiesto all’arbitro Casarin di arbitrare, lui è stato uno dei più grandi arbitri italiani. C’erano 200-300 persone e abbiamo perso. Poi abbiamo iniziato gli allenamenti e a giocare con una certa regolarità, trovando anche altri nuovi giocatori e l’anno dopo ci siamo presi la rivincita. La seconda partita contro l’Unione si è svolta sempre in ottobre e abbiamo vinto 7 a 1.
Da lì in poi la squadra ha sempre fatto un po’ di sfide, tutte amichevoli.
Tra le tante partite, siamo andati a giocare nel Mugello e ci ha ospitato Montezemolo, poi siamo andati a Lugano, poi a Napoli e a Parigi contro una squadra di Versailles. L’unica trasferta che saltai fu quella di Napoli.
Ci racconti del torneo Peppino Solbiati?
Abbiamo organizzato un paio di tornei Peppino Solbiati, in onore del padre di Andrea Solbiati, a Gavorrano a Punta Ala ed era un quadrangolare.
Eravamo noi più tre squadre toscane; un torneo l’abbiamo anche vinto e Andrea ci ospitava tutti in casa a Punta Ala.
Facevamo gli allenamenti lì. Bellissimo, ci siamo divertiti davvero tanto.
C’erano i manifesti per tutto il paese e ne ho staccato uno da un muro, ce l’ho ancora a casa.
Giocavamo contro tre squadre di categoria. Una era il Gavorrano, che anni dopo arrivò in Serie C, ma all’epoca era in Promozione seconda categoria.
Noi nel frattempo avevamo giocatori forti, ex dilettanti, mentre del Clubino eravamo rimasti forse in due.
C’era gente brava che aveva giocato in categoria come Edo Lucchesi e Stanislao Lucchesi e c’era anche Franco De Novi, il libraio della Milano Libri, che ci faceva da tattico.
Andiamo lì e vinciamo questo torneo. Poi la sera, andiamo alla premiazione nel Cinema Cittadino e poi nella Casa del Popolo di Gavorrano. Qui Andrea viene riempito di regali dall’amministrazione comunale con tanto di trofei e coppe.
Poi durante la cena di premiazione c’è anche il Parroco della Parrocchia, il Sindaco, i Carabinieri. Verso la fine, a un certo punto Andrea ruba il berretto del carabiniere e lo mette in testa al nostro terzino, detto “il Fantino” perché era piccolino (ho le foto). Abbiamo riso tanto.
C’era della goliardia, ed era quello il bello. Ci siamo fatti un sacco di scherzi, Andrea era simpaticissimo e non si prendeva mai sul serio. Però ci teneva a vincere: quando vincevamo sapeva essere davvero contento.
Che ruolo avevi nella squadra?
Erano tutte amichevoli, non c’erano categorie. Si sfidavano le altre squadre ed era una cosa molto sentita, gli avversari erano tutte squadre ben formate e con un buon livello. Giocavo in centrocampo, fascia sinistra o in mezzo, facevo la fascia a seconda di dove serviva. Giocavamo con lo schema 4-4-2. Ora invece gioco centravanti.
Noi eravamo tutti maggiorenni, siamo partiti da 20 anni in sù. Ricordo che Spadaccini aveva già 40 anni ed era il capitano e ha giocato una partita sola, poi il capitano sono diventato io.
Come si chiamava la squadra di calcio del Clubino?
Ci chiamavamo “Clubino” ma non eravamo più solo del Clubino in realtà, era la squadra di Andrea e lui l’ha rifondata e chiamata “la Kappa team“. Non si poteva più usare la parola Clubino perché della squadra alla fine eravamo rimasti solo 3 o 4 soci. Andavamo al Vismara a giocare, eravamo un bel gruppo di amici e lo siamo rimasti tutt’ora.

Andrea Solbiati, giovane, pronto per una partita di tennis, elegante in bianco e scuro
Qual è stata la partita che ti è piaciuta di più, qual è il ricordo migliore delle vostre trasferte?
La madre di tutte le trasferte fu a Manchester nel 1989: giocammo contro gli universitari di Manchester e contro la nazionale norvegese under 18 che ci ha dato 9 goal. Erano fortissimi, però fu una trasferta mitica quella nell’89.
A Manchester, Andrea aveva organizzato tutto per vedere la squadra di Bobby Charlton, campione del mondo, che aveva una scuola calcio incredibile: venti campi uno di fianco all’altro. In Italia una cosa così non esisteva e non si era mai vista.
Noi giocammo due partite lì, tre giorni a Manchester. Poi da lì siamo andati a Londra, non per giocare ma per vedere la partita Italia-Inghilterra a Wembley. Era anche il mio compleanno, il 15 novembre, e Andrea molto carino ci portò in un ristorante greco con musica sirtaki per festeggiare.
Abbiamo fatto un bel casino, con tutta la squadra, un 14-15 persone con tanto di riserve. Andrea era il “coach supremo” e ci siamo divertiti tantissimo.
Ci racconti un altro episodio divertente con Andrea?
Andrea organizzava tutte le trasferte. Tra i ricordi più divertenti c’è la trasferta a Manchester su quella navetta verso Londra con tutta la squadra.
Sul pulmino Andrea Solbiati aveva preso in mano un microfono e aveva dato i voti a noi giocatori. Ricordo che a Felice Fossati (cugino dei Gola), gli aveva dato un 2 come voto. Lo aveva fatto giocare per 7 minuti e poi lo avevo tirato fuori dal campo, ricordo che Felice gli aveva tirati dietro i parastinchi. Andrea faceva troppo ridere.
Ci racconti una sconfitta?
La partita più sentita è stata quella con l’Unione e quando abbiamo perso ci siamo rimasti male. Loro avevano Carlippo, Muzio, Andrea, il Bozzi, l’Alberto Litta, Iacini in porta. Noi avevamo i tre del Balzo, lo Sbisà (Francesco, detto Pisu). Io e Pisu abbiamo fatto tutto insieme. Le squadre di calcio germinano e finisci che conosci tutta Milano.
Com’era la maglia della squadra?
La primissima maglia storica era bianca con una banda verde e un leoncino.
Quella ce l’ho ancora perché mi è stata donata da chi ne aveva una a casa. L’ho incorniciata e regalata al Clubino, è esposta nelle sale del circolo.
La divisa ufficiale era blu con il colletto verde bottiglia, ce l’abbiamo ancora così perché sono i colori del circolo. La seconda maglia era gialla con il colletto blu.
Quando Andrea rifondò la squadra come Kappa Team, la maglia diventò completamente nera, con calzettoni neri e risvolti bianchi. La divisa da trasferta era tutta rossa: l’ho conservata, avevo sempre il numero 14.
Andrea teneva tutte le divise, c’era sempre il Demetrio che lo accompagnava e aveva questo baule verde nel bagagliaio con tutte le divise dentro.
Tra tutte le maglie sono riuscito a tenere quella gialla, forse la meno bella.
Esiste ancora la squadra di calcio?
La squadra con Andrea ha continuato ad esistere fino al ’96, ’97. Siamo andati avanti con la squadra di Andrea Solbiati una decina d’anni ed è stato bellissimo.
Il bello era lo spogliatoio, gli scherzi, i giochi, il Natale. La squadra di calcio non si esaurisce in campo e continua nel tempo. Esiste ancora oggi! Quando Andrea smise di seguire la squadra, io andai con Sergio Ronda e formammo un’altra squadra. Fu come un’altra eredità di Andrea Solbiati e Sergio fu come un secondo presidente.
Tutto parte da quella prima sfida che è stata organizzata da Andrea. A portare avanti l’organizzazione del torneo itinerante adesso ci siamo io e Peter di Roma, ormai il format è definito ed è divertente.
Sono nate otto squadre che sono tante. All’inizio era un quadrangolare tra Milano e Roma, poi lo abbiamo allargato e adesso ci sono otto squadre. Riusciamo a fare un torneo itinerante: a Genova, poi Firenze, il prossimo magari a Roma. Di solito facciamo due gironi, in una giornata si giocano cinque partite da 30 minuti con un cambio campo. Con Andrea facevamo due tempi da 40 minuti, ma eravamo anche un po’ più giovani.
Da quell’esperienza iniziale con Andrea nacque anche il Torneo delle Città, nei primi anni ’90, con squadre di amici dei vari circoli di Milano, Genova, Firenze e Roma.
Lo trasformammo poi nel Torneo dei Circoli Cittadini: Milano ha il Clubino e l’Unione, Genova il Casino e il Tunnel, Roma il Caccia e Scacchi, l’Unione di Firenze e il Whist di Torino.
Le differenza tra la prima formazione e oggi?
Oggi la squadra è più “street” e solo i soci del Clubino possono giocare. Della vecchia guardia siamo rimasti solo io e Francesco Sbisà detto Pisu, io faccio un po’ da chioccia alle nuove leve.
Pisu gioca ancora, quando c’è il torneo lo tiriamo fuori dalla naftalina per 15 minuti: entra, fa gol, e poi lo togliamo.
Giuseppe Caprotti ci invita ancora ad Albiate a giugno.
Giocava in porta, ma ha smesso da quando si è fatto male alla spalla. È sempre in forma però, non partecipa ai tornei, ma in quelle serate giochiamo.
Come ricordi Andrea Solbiati?
Andrea ci ha regalato questa vita nel calcio. Io adesso gioco con ragazzi di 25 anni, finisco per giocare con i figli dei miei amici ed è una storia che va avanti. Ognuno di noi è appassionato di calcio a suo modo, ma questa squadra e questa esperienza è stata creata da Andrea e adesso portiamo avanti un’eredità preziosa.







