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Alessandro Di Vicino Gaudio

25 Gennaio 2019
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di Erika Lacava

Nato a Napoli, cresciuto in Toscana, a Cecina, ha studiato all’Istituto d’arte di Pisa per poi abbozzare una formazione all’Accademia di Firenze, presto abbandonata, come spesso accade per i talenti difficili da imbrigliare.
Alessandro Di Vicino Gaudio (1985) appartiene a questo genere di talenti irrequieti. Negli anni della formazione ha assorbito tutto voracemente, come una spugna, e ha iniziato a operare mixando istruzione canonica e attrazione per la street art. Una contaminazione di stile più che di intenti, perché in strada Gaudio non ha quasi mai realmente operato, preferendo la via della commissione su muri pubblici o privati, a partire dalla sovvenzione, durata diversi anni, per le installazioni a parete per il Festival di Street art Mercantia di Certaldo (FI), le prime con video integrati, fino al recente lavoro in interno per il ristorante giapponese Kanpai in Porta Venezia a Milano, che gli è valsa la pubblicazione su numerose riviste d’interni, tra cui Elle Decor.

Alessandro Di Vicino Gaudio | Parete del ristorante giapponese KANPAI, Milano

La particolarità delle opere di Alessandro Di Vicino Gaudio è tale da renderle inconfondibili fin dal primo sguardo. Soprattutto per quella commistione di pittura e video che lo fa interprete unico della società contemporanea, ma non solo. Il tratto di Gaudio è infatti riconoscibile anche nelle opere in cui il video è assente, come in quelle prodotte espressamente per Carrè d’artistes, con cui sta girando l’Europa in un viaggio partito da Milano nel marzo 2015 e proseguito nelle sedi di Parigi e Madrid, e a breve Aix-en-Provence.
Un incrocio tra i graffiti metropolitani e il fumetto, uno stile grafico semplice e immediato, che riesce a rendere, con pochi e sicuri tratti in bianco e nero, immediatezza di espressione e volume scenico.

Antonio Alvares, LUNA, il sequestratore di Graal | Intrecci Edizioni

Come in una sorta di storyboard, le scene di Gaudio sembrano appartenere a una più ampia narrazione sorretta dalla consistenza di una trama di fondo. I personaggi di Gaudio sono infatti attori corali di un pensiero che si va delineando negli anni sempre più coerente, una riflessione che attraversa ogni ambito della quotidianità, dal costume alla politica, e ne fa oggetto di un’analisi lucida e per lo più desolante.
Come nella grande pittura storica, le storie di Gaudio seguono la struttura di un racconto in cui si possono riconoscere i protagonisti e gli antagonisti e dedurre il contesto da una serie di elementi architettonici d’insieme.
Non a caso l’opera di Gaudio si presta bene ad accompagnare racconti. Sono di Gaudio infatti la copertina e le illustrazioni interne del romanzo “Luna, il sequestratore di Graal” di Antonio Alvares per Intrecci Edizioni. Un’intesa ben riuscita tra i due, che ha portato lo scrittore a ricambiare il gesto tessendo intorno alle opere di Alessandro Di Vicino Gaudio un racconto inedito, che è poi stato pubblicato nel catalogo accompagnatorio della mostra Ego – Jump – A dive into the future, ospitata nel 2017 dalla Galleria Schubert di Milano.

Quella di Gaudio è una narrazione che, sfondando la terza e la quarta dimensione per farsi installazione e video d’artista, include, come elemento centrale, brevi storie video in loop incastonate nella struttura dei quadri o delle pareti. Con l’aggiunta di questi elementi le opere di Gaudio si trasformano così in una sorta di metanarrazione sulla contemporaneità, che ingloba in se stessa il mezzo e la riflessione su cui intende far riflettere.
Da #Tourists, una giovane coppia in posa per un selfie davanti ai cancelli di Auschwitz, a Envy Day, retriva protesta contro l’amore omosessuale, al consumismo sfrenato di Consume e al cinico sfruttamento animale in Intensive Farming fino all’amore in vendita di Lust for rent. Ogni tema è trattato secondo il doppio registro dell’accettazione e della critica alla società attuale, in cui la tecnologia viene sì accettata come dato di fatto, nostra naturale “estensione” corporea, secondo l’insegnamento di McLuhan, ma allo stesso tempo criticata quando diventa alienazione, indifferenza, allontanamento dalla realtà vera.

Alessandro Di Vicino Gaudio, “L’indifferente” | acrilico con schermo su MDF, 100×70 cm, 2015 (collezione Calvi, Milano)

Emblematiche sono le opere della serie Organic and Bionic: protesi video per futuri Frankestein presentate nel 2016 da Schubert nella mostra Hybrids, dove rilevatori computerizzati sono inseriti nei corpi a seguire il percorso di vita dalla gestazione alla morte. Strumenti per monitorare le funzioni vitali, dal corretto sviluppo del feto ai battiti cardiaci di un malato, ma diventate invadenti a tal punto da essere inglobate al posto degli occhi e del nostro stesso cervello.
Allo stesso modo le opere gemelle, L’indifferente ed Entertainment war stigmatizzano la stretta aderenza della società contemporanea ai mezzi di informazione, che se da una parte tiene aggiornati e globalizza le tematiche di attualità, dall’altro allontana da quanto accade proprio dietro le nostre finestre, trasformando ogni notizia in una realtà virtualmente lontana.

Il risultato dell’analisi di Gaudio è un’ironia feroce e graffiante, che lascia alla nostra società, se non abbandonerà il sentiero di alienazione etica, ben poca speranza di redenzione. A questo allude la mostra dal titolo Deadly Sins, the mirror of a society ospitata nei mesi scorsi da Studio Bolzani, Milano, realizzata in collaborazione con la Galleria Schubert: un omaggio ai sette peccati capitali nell’era della tecnologia di massa. Un racconto per immagini per fermarci, anche per i pochi secondi della durata di un video, a riflettere sul nostro presente e sul destino che ci attende.

Alessandro Di Vicino Gaudio (Napoli, 1985) è diplomato all’Istituto Statale d’arte “F. Russoli” di Pisa. Ha all’attivo tre mostre personali a Milano, due alla Galleria Schubert e l’ultima allo Studio Bolzani. Nel 2015 il trittico “Icon makes Icons” è stato scelto da Mostrami tra le opere vincitrici del contest “Art on iconic shapes” ed esposto a Milano e Bari insieme a opere di Banksy e Obey. Nel 2016 partecipa ad Affordable Art fair Milano e Art Innsbruck. Nel 2017 espone a Parigi nella Galleria Carrè d’artistes, ad ARTe Sindelfingen a Stoccarda ed è finalista a Firenze del concorso d’ arte EneganArt 2017 con l’opera “Entertainment war”. Nel 2018 espone ad ARTMUC a Monaco di Baviera, Paratissima Milano e presso la Galleria Carré d’artistes a Madrid. Nonostante la giovane età, le opere di Alessandro Di Vicino Gaudio si trovano già in diverse collezioni private, da Hong Kong a New York, dalla Francia alla Spagna fino all’Australia, per poi tornare alle collezioni italiane e milanesi, tra cui quella di Maurizio Calvi. A Milano è rappresentato dalla Galleria Schubert e più recentemente dallo Studio Bolzani. In Toscana da Casa d’arte San Lorenzo e a Torino dalla Galleria Unique. All’estero da Carrè d’artistes, galleria francese con più di 35 sedi in tutto il mondo.

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