Bridgerton: il successo firmato Shonda Rhimes

18 Febbraio 2021
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di Noemi Stucchi

Non è un caso che Bridgerton sia sulla bocca di tutti e che abbia già tenuto incollati allo schermo oltre 82 milioni di spettatori. Entrando nelle top 10 delle serie tv, la serie è schizzata in cima alla classifica in 83 paesi tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Francia, India e Sud Africa. Creata da Chris Van Dusen e prodotta in collaborazione con Betsy Beers, Bridgerton è la prima serie realizzata da Shondaland in esclusiva per Netflix. Come già viene suggerito, Shondaland è la casa di produzione firmata Shonda Rhimes. Un nome, una garanzia.

BRIDGERTON (L to R) PHOEBE DYNEVOR as DAPHNE BRIDGERTON and ADJOA ANDOH as LADY DANBURY in episode 105 of BRIDGERTON Cr. LIAM DANIEL/NETFLIX © 2020

Dapprima sceneggiatrice e in seguito imprenditrice dell’intrattenimento, Shonda Rhimes è tra i personaggi più influenti del cinema d’oltreoceano ed è stata inserita tra le 100 persone più influenti al mondo nella rivista “Time” già nel 2007. Nell’era dei social, Shonda Rimes può essere considerata un’influencer del cinema contemporaneo, portavoce di un gusto pop che trova grande riscontro nel pubblico.
Se da un lato il marchio televisivo ha sempre fatto rima con la frivolezza, dall’altro dimostra di schierarsi per il politicamente corretto mostrando sullo schermo alcuni dei temi più dibattuti nell’ultimo decennio. Contro le etichette, negli anni le sue serie sono riuscite a dar voce a chi, fino ad ora, aveva avuto poca voce in capitolo. Giusto per citare qualche esempio, stiamo parlando di serie tv come “Grey’s Anatomy“, “Scandal” e “Private Practice“.

Le vicende di Bridgerton vengono narrate in terza persona da una voce fuori campo, un’identità misteriosa che si firma con lo pseudonimo Lady Whistledown. Autrice di un giornale  scandalistico che viene distribuito gratuitamente in tutto il Regno, sembra che la sua penna abbia una certa risonanza tanto da influenzare anche le opinioni della stessa Regina. D’altronde nessuno è esente dai pettegolezzi che svelano i retroscena più frizzanti dell’alta società.

BRIDGERTON (L to R) RUTH GEMMELL as LADY VIOLET BRIDGERTON, GOLDA ROSHEUVEL as QUEEN CHARLOTTE and Director TOM VERICA in episode 102 of BRIDGERTON Cr. LIAM DANIEL/NETFLIX © 2020

Agli appassionati delle serie in stile Shonda Rhimes non sarà sfuggita la somiglianza della firma della nostra Lady con quella di “xoxo Gossip Girl”. Il rimando va a “Gossip Girl”, una delle sue serie precedenti che ha tenuto incollato allo schermo una generazione. Tra intrighi e questioni di cuore, ci ha appassionato con le vicende di Chuck, Blair, Nare, Dan e Serena.

Una è ambientata nel ventunesimo secolo, l’altra nel Regno Unito dei primi dell’Ottocento. Dagli sms alle pagine di giornale, la storia viene raccontata da uno sguardo onnisciente che tutto sa e tutto vede. Per gli appassionati del genere, la voce di Lady Whistledown risuona come quel  “Sono Gossip Girl, la vostra sola e unica fonte di notizie sulle vite scandalose dell’élite di Manhattan”.
Altra serie, altra storia. Un’unica costante: l’intramontabile attrazione per i gossip attraverso i secoli.

Se la produzione è firmata Shondaland, la sceneggiatura di Bridgerton è ad opera di Cris Van Dusen. Indubbiamente con quelle influenze dell’universo Shond Rimes, la serie si apre a qualcosa di nuovo.
Ma se c’è una certezza è che, proprio come già siamo stati abituati a vedere, ogni segreto non può essere tenuto troppo a lungo all’oscuro dei pettegolezzi.

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