News
Francesca Cappelletti: Caravaggio (Giugno 20, 2026 7:40 pm)
Biennale di Venezia 2026 (Giugno 19, 2026 8:35 pm)
Francesca Cappelletti: Caravaggio (Giugno 9, 2026 10:39 pm)
Amarga Navidad (Maggio 27, 2026 12:15 am)
Michael (Maggio 21, 2026 8:39 pm)
Camilla Mancini: Libera di essere me (Maggio 18, 2026 9:28 pm)
Camilla Mancini: Sei una farfalla (Maggio 17, 2026 10:28 pm)
Inside Sicily (Maggio 15, 2026 12:08 am)

Camilla Mancini: Libera di essere me

di Noemi Stucchi

Dopo aver letto Sei una farfalla” che abbiamo recensito qui sul blog, non potevamo non leggere anche “Libera di essere me”, il secondo libro di Camilla Mancini  pubblicato da Mondadori nel 2025.

Il primo libro era un romanzo. Attraverso il personaggio di Celeste, Camilla Mancini raccontava anche una parte di sé.
In questo secondo libro, invece, scompare il personaggio letterario e non servono protagonisti intermediari.
È come un diario, nel senso più diretto e intimo del termine: autobiografico, delicato e personale, ma allo stesso tempo forte come un pugno nello stomaco.

Nel primo libro la metafora era quella della farfalla. Qui invece, già dalla copertina e poi nella lettera finale, il paragone va alla libellula. Una scelta che non è casuale: dalla stessa radice latina di “libera” nasce anche “libellula”, quasi a sottolineare il percorso verso una libertà finalmente conquistata.

Dalla biografia leggiamo che Camilla Mancini, classe 1997, figlia del noto calciatore e allenatore Roberto Mancini, è appassionata di fotografia, scrittura e sport. È nata con una paresi facciale, una condizione che l’ha costretta fin da bambina a confrontarsi con il bullismo, con il sentirsi diversa e con il difficile percorso dell’elaborazione di sé. Eppure, ciò che desidera fare “da grande” è proprio quello che sta già facendo: scrivere per raccontare e aiutare gli altri.

Con Libera di essere me, Camilla Mancini è davvero libera di raccontarsi in modo diretto. E il libro si apre con una frase che ne racchiude immediatamente il senso: «C’è stato un momento in cui ho capito che raccontare le cose è smettere di subirle».

Questo libro nasce proprio da qui: raccontare per permettere anche agli altri di raccontarsi, elaborare, trovare risposte.

E se detto così può sembrare qualcosa di astratto, vi assicuro che il percorso raccontato da Camilla è tutt’altro che scontato. Si passa dalla rabbia del sentirsi diversi, dal bisogno di trovare un colpevole, fino alla comprensione che spesso colpevoli non ce ne sono. L’ossessione dell’inseguimento della perfezione e imparare ad amarsi.  Poi arriva il momento più difficile: esporsi. Mostrare proprio ciò che fa più paura.

Camilla racconta, per esempio, il gesto semplicissimo e insieme enorme di raccogliersi i capelli in una coda davanti alle telecamere, lasciando il viso scoperto. Facile da leggere, difficilissimo da fare davvero.

Il libro è diviso in brevi capitoli scritti in corsivo, quasi fossero pagine di diario annotate a mano. I titoli stessi raccontano un percorso emotivo e umano: Diversa, Battaglia, il rapporto con papà e mamma, con i fratelli, con gli amici, con il proprio corpo. Poi il cammino evolve verso Condivisione, Consapevolezza, Accettazione, Equilibrio. Dai modelli alle ispirazioni, al rapporto con Dio, con la perfezione, con la vulnerabilità. E poi ancora: Amore, Maschere e Demoni, Fame, Dolore, Cattiveria, Rifiuto, Forza, Specchi, Attenzione, Incontri, Sintonia, Coraggio.

Tra le frasi che restano più impresse c’è questa: «Non chiedevo, mai e poi mai, aiuto. Temevo che farlo mi rendesse meno perfetta e debole agli occhi degli altri» (p. 108).
È una frase semplice, ma potentissima, perché descrive quella paura silenziosa che moltissime persone conoscono: il timore che mostrarsi fragili significhi valere meno.

A distanza di tempo dalla lettura, alcune pagine restano. Soprattutto quelle dedicate al bullismo e alla forza che nasce proprio dalla sofferenza. E qui non voglio parafrasare, perché le parole di Camilla arrivano dritte, senza filtri:

«È qualcosa di familiare? A livello conscio, è una sconfitta schiacciante: hai perso, emotivamente ne esci come dopo esserti infilata in un tritacarne. O almeno così sembra. Eppure, a livello di subconscio, qualcosa di straordinario sta accadendo. Seguimi, perché è ora che inizia un pezzo importante del viaggio. Senza rendertene conto, in quel momento di pura disperazione, tiri fuori una forza che non pensavi di possedere. Una scintilla interiore che illumina il tuo buio e ti spinge a resistere, anche solo per andare avanti di un passo, per andare oltre quel momento. Ogni colpo che subisci sta contribuendo, senza che tu te ne renda conto, a costruire una forza dentro di te, un luogo di resistenza e resilienza che ti renderà più forte. Ora non lo sai, è normale. Eppure è una forza che ti sorprenderà, pronta ad emergere quando ne avrai più bisogno. Quindi quella battaglia, per quanto dura e devastante, è anche il terreno su cui inizi a costruire la tua forza interiore, la tua capacità di andare avanti.» (p.20 -21)

Ho voluto riportare per intero questo passaggio perché rende perfettamente l’anima del libro. Non consola in modo superficiale, non minimizza il dolore: lo attraversa accompagnando il lettore per mano.

Il messaggio finale, infatti, sembra essere questo: se oggi quello che stai vivendo ti appare insormontabile, ricordati che il solo fatto di esserci dentro significa già che stai resistendo. Hai già iniziato a costruire la tua forza.

Camilla Mancini ci racconta la sua vita con una sincerità rara, ce la fa attraversare insieme a lei, e così facendo riesce anche a dare forma alle nostre domande, alle nostre paure e, forse, persino alle nostre risposte. Forse è proprio questo il senso più profondo della lettura: vivere esperienze che non abbiamo vissuto direttamente, trovare parole per emozioni che non riuscivamo a spiegare, riconoscerci nelle vite degli altri.

Leave A Comment