Emozioni Giocate. Intervista a Anna Azzarita

14 gennaio 2018
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di Cristina Ruffoni

 

Non intratur in veritate nisi per charitatem: “Non si entra nella verità senza l’amore”.

Paolo di Tarso

Ritratto di Anna Azzarita, Presidente e fondatrice, foto di Carola Clavarino

Viviamo nell’ era del profitto e dell’efficienza, in base a questi criteri e regole, a scuola e nel mondo del lavoro, si risolvono e riducono le identitá degli individui,  nell’efficacia delle prestazioni e alla somma di nozioni e voti.
Dal sistema scolastico e professionale, vengono espulse tutte quelle dimensioni che sfuggono a questo meccanismo e funzionamento, quindi: creativitá, emozioni, proiezioni, desideri, piaceri e dolori che caratterizzano la crescita dall’ infanzia alla giovinezza. Delle menti disumanizzate predisposte al rigore e alla precisione, per immagazzinare e archiviare istruzioni, regole e informazioni con velocitá e senza inconvenienti o alterazioni di percorso.

Ed é proprio di questa educazione emotiva, di ció che non puó esprimersi, che l’associazione Emozioni Giocate Onlus nata nel 2011 a Genova, si occupa e dedica, in molteplici modi e attraverso aspetti differenti, con l’obbiettivo di offrire un aiuto  concreto, dei contenuti e una voce, ai bambini e ragazzi disabili e un supporto alle loro famiglie.
Chi l’ha fondata e dirige, Anna Azzarita, si trova coinvolta in prima linea, giorno dopo giorno, con sua figlia Agnese, per la quale, nonostante gli handicap psicologici e le diversitá comportamentali, non ha smesso di credere e desiderare in un futuro e una vita migliori nel mondo e non ai suoi margini.

Tutte le attivitá, i corsi, gli spettacoli, i progetti realizzati e immaginati per il futuro, sono all’ insegna della volontá mai separata dall’ interesse, mai al di fuori di un legame emotivo, impossibile da realizzare quando persistono diffidenza e incomprensione.
Una delle ultime collaborazioni, é un’avventura letteraria sul rapporto tra un fratello e una sorella diversamente abile, che il libro, per Coccole Books, Il mio tempo con Olly di Francesca Gallo, con le illustrazioni di Andrea Rivola, ci racconta.

Senza retorica o buonismo ma con profonditá permeata di  umorismo e leggerezza, il diario condiviso in prima persona di un ragazzo, ci assicura fin dall’ inizio, che il tempo con Olly, definita sempre particolare, c’insegna tante cose: a non aver paura di quello che non conosciamo, a combattere e rischiare per ció in cui si crede, a sentirsi felice per le piccole cose e a essere a proprio agio con tutti.
Vengono sottolineati perfino gli innegabili vantaggi ad avere Olly come sorella: biglietti ridotti e posti speciali allo stadio, ai concerti e nei musei, corsie preferenziali che fanno saltare la coda in aeroporto e per finire i parcheggi, quelli con strisce gialle riservati ai disabili, che sono gratis e sempre a disposizione.

Certamente il suo è, a prima vista, un problema invisibile ma Olly si sente, proprio come la Coca Cola, che quando viene scossa troppo, esplode. Con le troppe domande, l’imbarazzo e il mutismo, s’impara a convivere, considerando il fatto oggettivo, che le cose sono poi, decisamente migliorate rispetto a dieci o venti anni fa, quando di quelli come Olly si parlava poco o niente e ancora meno si faceva. Se  molti, ancora non hanno capito che la disabilitá non é infettiva come il morbillo o la scarlattina, tanti altri sono davvero fantastici.
L’autrice non risparmia il lettore di una lucida consapevolezza, quando ci tiene a sottolineare: – Nessuno di noi in famiglia si è mai sentito iellato per causa sua; Olly é il nostro angelo e la sua nascita é stata un dono ma la sua sindrome no: ha reso tutto più complicato.

Con un’ inguarbile e contagiosa speranza che dovrebbe nutrire ogni fratello o sorella nella medesima situazione, sintetizzata nella riflessione finale: Di cosa mi preoccupo? Come adesso, anche in futuro Olly saprá divertirmi e sorprendermi sempre…
Anna Azzarita, non rinuncia a sollecitarci, come genitori, insegnanti, fratelli, amici e cittadini, a non accantonare le nostre responsabilitá, come chi si tiene fuori dai problemi e non si prende cura della soggettivitá dei giovani, senza eccezioni, rinunciando cosí a un futuro diverso e migliore.

Uno dei Manifesti dell’Associazione. Disegno di Luca B.

La vostra Associazione, potrebbe diventare un esempio esportabile e ripetibile anche per altre cittá italiane, dove ancora é carente un reale sostegno alle famiglie con figli disabili. Per l’autismo per esempio, dopo il Liceo, non é previsto ancora nessun progetto d’integrazione didattica o professionale. E’ sempre dal singolo cittadino, come nel tuo caso, che tutto parte, senza il sostegno dello Stato? E il “dopo di noi” é inserito nelle vostre prioritá future?

La replica e la ripetizione di Emozioni Giocate, é quello che, come fondatrice e come madre,  mi sono sempre augurata fin dall’inizio, senza rivendicare nessun merito di appartenenza o primato esclusivo, ovviamente tenendo conto delle reali esigenze e differenze territoriali, che non possono essere omologate ed ignorate. Il “dopo di noi”, é una nostra prioritá, sono ottimista e in due anni potrebbe realizzarsi, se si concentrano le competenze, le risorse e le energie;  ovviamente non basta, avere a disposizione un luogo fisico, ma é fondamentale il personale specializzato, per arginare i disagi possibili e le crisi individuali ma soprattutto per creare un progressivo ma efficace programma di occupazione e avviamento alla graduale indipendenza e professionalitá, non perdendo mai di vista il lato emotivo e psicologico, dalla sessualitá fino all’incremento del talento, all’abilitá manuale,  al divertimento e alla creativitá.

Il primo passo, é stato il centro estivo per i piú grandi, i volontari sono fondamentali, studenti e scout, una fonte inesauribile di collaboratori preziosi, sempre affiancati da uno staff specializzato. Un esempio, l’impiego del car wash, una delle tante attivitá possibili al servizio della comunitá ma le possibilitá e i progetti sono infiniti.

Oltre all’aiuto spontaneo dei volontari e alle donazioni dei singoli, prevedete per il futuro,  delle collaborazioni continue con progetti di artisti e scrittori, come lo spettacolo teatrale Behind the Wall o il libro su Olly?

Certamente, il libro: “Il mio tempo con Olly”, ad esempio, é nato quasi per caso, dall’ incontro con la scrittrice  Francesca Gallo, una mia ex compagna di scuola  e amica,  che si é appassionata alla storia e alla condizione di Agnese e conoscendo la mia tendenza a sdrammatizzare e la mia irrinunciabile ironia, ha scritto una storia profondamente autentica ma al riparo dai luoghi comuni e dal buonismo sentimentale. Lo spettacolo teatrale, con la regia di Carola Clavarino, che ha coinvolto come attori i ragazzi stessi, trasformando la loro disabilitá in punto di forza e sceneggiatura.

Copertina del libro: Il mio tempo con Olly, illustrazioni di Andrea Rivola

Genova, é considerata da molti, una cittá chiusa, conservatrice e poco incline ai cambiamenti. Come é stata accolta e come reagisce alle vostre iniziative? La stampa locale, vi supporta e aumenta l’interesse e l’eco ai vostri obiettivi e al vostro costante impegno?

 Genova é capace peró, nonostante la mancanza del ricambio generazionale, di grande coraggio e generositá, certo non mancano casi di ottusitá e indifferenza ma la stampa e in particolare Radio Babboleo, con Fabrizio,  documentano ogni nostro progetto, per non parlare della Fondazione Garrone e della CERGAS, Bocconi, che hanno reso possibile uno studio scientifico dal titolo: “Confronto tra esperienze di successo, per l’inclusione di bambini con BES (Bisogni educativi speciali) seguito da  un corso di formazione e specializzazione per insegnanti e personale qualificato. Una rete di sostegno e di progettualitá, che non permette l’isolamento ma punta sulla crescita di qualitá, rinnovamento ed efficenza, prima ancora dell’autoincensamento o della notorietá. Fondamentale principio fra tutti, per la nostra Associazione, la non divisione per patologie, per favorire il confronto e il senso di appartenenza al mondo e non alla propria condizione.

 La vostra filosofia ed impostazione, sembrerebbe contraria all’isolamento di  un giovane disabile, come succede spesso con l’insegnante di sostegno nelle scuole. Considerando ogni caso, con la sua storia familiare e la propria patologia, l’integrazione monitorata e integrativa a quella in classe, con attivitá e iniziative creative di gruppo e personale qualificato, possono migliorare lo stato emotivo e favorire la progressiva integrazione sociale?

 Le leggi 104 e 107, incentrate sulla riqualifica degli insegnanti di sostegno, hanno purtroppo mostrato i limiti di applicabilitá e la ristrettezza teorica rispetto alle reali necessitá sul campo e come spesso accade in Italia, le intenzioni e i proclami sono rimasti tali, senza fattibilitá e riscontro oggettivo. In ogni caso, Emozioni Giocate, cerca, almeno a Genova, di creare un ponte costante  e un canale aperto con la scuola, per garantire un livello di specializzazione, aggiornamento e professionalitá di chi si occupa della cura, dell’educazione e della crescita di questi ragazzi che noi amiamo definire speciali, nella loro diversitá.

Per la vostra Associazione, ti sei ispirata anche a modelli e situazioni giá esistenti all’estero? In America, sembra sempre, con le dovute differenze antropologiche e culturali, che siano più avanzati e coraggiosi in questo ambito, anche se bisogna tener conto delle reali esigenze e degli autentici bisogni territoriali.

Sinceramente, pur riconoscendo un anticipo sui tempi, sulla consapevolezza della diffusione dell’autismo in particolare e sul necessario approfondimento degli studi genetici, biologici e psicologici, per una precoce diagnosi e un sempre piú efficace e tempestivo intervento, il nostro paese, ha altre caratteristiche e dinamiche, compreso anche l’immobilismo e l’arretratezza di un sistema scolastico, sociale e politico. Perció, sono partita dalla mia storia personale e dalla mia città, anche se, sono  oggi, piú convinta che mai, che Emozione Giocate, sia in continua espansione ed esportabile in altre regioni e cittá.

Ipotizzate collaborazioni e scambi di competenze con altre associazioni che promuovono i vostri stessi scopi e obiettivi?  

Non smetteró di credere, che solo il confronto e le alleanze possono portare a un rinnovamento e a una possibile crescita, dove famiglia, scuola, istituzioni e associazioni si alimentano dell’energia inesauribile di questi particolari ragazzi, che hanno smesso di stare in disparte ma non vogliono neppure stare su una ribalta.

 

Emozioni Giocate, ha potuto iniziare e continuare le proprie attività grazie alla generosità dei Padri Dehoniani della Casa del Missionario, che hanno gratuitamente messo a disposizione una grande parte della loro casa nel cuore della città di Genova, in Viale Gambaro 11.

 

 www.emozionigiocate.org
+39 342 0078 396

emozionigiocate.onlus@hotmail.it
www.facebook.com/emozionigiocate/

 

Behin the wall, Locandina dello spettacolo

 

1 Commenti

  1. Trovo molto interessante il concetto di mischiare le disabilità per favorire l’integrazione. Ho sempre incontrato finora persone che sostengono l’opposto e cioè che gli autistici possono e devono stare solo con gli autistici. Questo concetto sbagliato inoltre non favorisce la soluzione dei problemi ma la complica. Purtroppo nella mia Regione nessuno di quelli che conosco la pensa così. Ho un figlio autistico non verbale di anni 17. Sono circondato da genitori rassegnati. Vorrei realizzare qui qualcosa di importante e utile non solo per mio figlio e la mia famiglia. Sul tipo di quello che state facendo a Genova!

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