News
Noemi Stucchi (novembre 8, 2019 9:09 am)
GIBOT: la boutique che non ti aspetti (novembre 5, 2019 6:52 am)
Intervista al soprano Barbara Massaro (novembre 4, 2019 10:27 am)
Martin Eden (novembre 4, 2019 10:27 am)
Intervista ad Andrea Zucchi (novembre 4, 2019 10:24 am)
Cerdini e Quenardel: Gelato e Champagne (novembre 4, 2019 10:23 am)
FuturDome (novembre 4, 2019 10:20 am)

Intervista al soprano Barbara Massaro

di Carlo Schiavoni e Carlo Golinelli

Barbara Massaro ha il suo primo contatto con la musica da piccola quando decide di partecipare al coro delle voci bianche del Comune di Milano, e successivamente al coro di voci bianche del Teatro alla Scala dove è diretta in qualità di solista da Maestri del calibro di:, Sir Andrew Davis, Mehta, Luisotti, Böer. All’interno delle mura scaligere decide di volere diventare cantante, iscrivendosi successivamente al Conservatorio “G.Verdi” di Milano dove si diploma in viola e in canto con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore sotto la guida di Silvana Manga. Con l’Orchestra Filarmonica della Scala all’interno del progetto “Sound Music” è la Prima Fata nel Midsummer Night’s Dream diretto da F.Micheli.
Rappresenta il Conservatorio di Milano nell’ambito dell’XI edizione del Premio Nazionale delle Arti e nella seconda edizione di “Amadeus Factory”, dove ha avuto modo di confrontarsi per la prima volta con un contesto televisivo, vincendo il premio della categoria Canto e aggiudicandosi il premio speciale ViviMilano.
Barbara ha inciso per l’etichetta discografica Sony Classical il ruolo di Tebaldo nel cd “Anita”, accanto ad Anita Rachvelishvili, sotto la bacchetta di G. Sagripanti e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI; incide due arie per il CD del numero di Marzo 2019 della rivista Amadeus, in collaborazione con Milano Classica. Attiva anche nel repertorio vocale da camera ha collaborato con Divertimento Ensamble eseguendo le Ariettes oubliéès di Debussy per la prestigiosa Società del Quartetto di Milano e il Festival Slowind di Lubiana presso la Sala Verdi del Conservatorio e la Slovenska Filharmonija (Slovenian Philarmonic Hall).
Inaugura il 96° Festival Arena di Verona nella nuova produzione di Carmen come Frasquita, regia di H. de Ana e direzione di F. Ciampa; sempre in Arena debutta il ruolo del Paggio nel Rigoletto sotto la direzione di A. Battistoni. Tra i recenti impegni si segnala il debutto al Tiroler Festspiele Erl nel ruolo di Berenice in L’occasione fa il ladro, direttore P. Hahn e regia di W. Berthold e il debutto al Teatro Filarmonico di Verona prima come Zerlina nel Don Giovanni, direttore R. Balsadonna e regia di E. Stinchelli e poi come Lauretta nel Gianni Schicchi, direttore A. Bonato e regia di V. Borrelli.

Abbiamo la fortuna di poterle fare qualche domanda:

Com’è nata la sua passione per la musica?

La mia passione per la musica è arrivata con estrema naturalezza e molta casualità: arrivo da una famiglia di non musicisti e i miei primi ricordi “musicali” sono le canzoni pop e le sigle dei cartoni animati che cantavo a tutte le ore della giornata. Nella mia infanzia non c’è mai stata l’educazione alla musica classica, ma il canto ha sempre fatto parte della mia vita. Come tutte le grandi passioni è emersa con forza ed è stata immediatamente colta dai miei genitori, che con grande sensibilità mi hanno iscritta ad un coro di voci bianche, l’attività perfetta per coltivare questa mia passione. Sono quindi entrata nel coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala e ne ho fatto parte sino a 18 anni: è un periodo che ricordo con grande emozione. Grazie a La Bohème nell’allestimento di Zeffirelli (la mia prima produzione da “voce bianca”) ho scoperto cosa fosse l’opera e su quel palcoscenico ho maturato la consapevolezza che mi sarebbe piaciuto provare ad intraprendere la strada della musica. Essendo piccina però non mi rendevo conto di tutte quelle personalità gigantesche, dai direttori d’orchestra, ai cantanti sino ai registi; vivevo la musica con semplicità, senza troppe pressioni: il teatro era sinonimo di spensieratezza, felicità, gioia. Ed è questo che cerco di ritrovare o portare nei teatri in cui ho la fortuna di poter cantare.

Ha avuto la possibilità di interpretare ne “Le nozze di Figaro” di Mozart il ruolo di Susanna, a cui lei è molto legata, cosa la affascina di questo personaggio?

Ho un legame particolare con Mozart, soprattutto in questo momento del mio percorso. Le Nozze di Figaro è stata l’opera dei miei anni di studio, un titolo che ho approfondito e analizzato con consapevolezza e grande cura: più la ascoltavo e più me ne innamoravo! L’ho debuttata in Conservatorio sotto la guida di Matteo Beltrami, in un contesto di Opera Studio che mi ha permesso di approfondire i recitativi e di lavorare sulle mille intenzioni di questo personaggio… Susanna non si ferma mai! Con il ruolo c’è una forte affinità che va oltre il solo aspetto vocale: ciò che più mi avvicina a lei è la concretezza e autenticità dei sentimenti; è una giovane donna che non si nasconde, che affronta le situazioni senza maschere e in prima persona si mette in gioco per proteggere la felicità delle persone che ama. E sono proprio le sue mille sfumature caratteriali a renderla ai miei occhi davvero unica: la sua psicologia così “sfaccettata” va a riflettersi nel suo linguaggio musicale: Susanna ha una varietà di accenti, linee, colori ed intenzioni a mio parere unici nell’economia di quest’opera. Spero arrivi presto una Susanna da “professionista”, sarebbe sicuramente una grande gioia per me poter riaffrontare il ruolo.


L’Amadeus Factory, il primo talent per giovani studenti dei Conservatori d’Italia trasmesso su Sky Classica HD, a cui lei ha partecipato, vincendo il primo premio per la categoria canto, è sicuramente una scena nuova all’interno del panorama musicale italiano, cosa ci può raccontare di questa sua esperienza?

Amadeus Factory è stata una bellissima esperienza e la consiglio a tutti i giovani musicisti; credo che i concorsi, se affrontati con il giusto spirito, possano essere delle esperienze importanti nella crescita di un artista. È necessario misurarsi con se stessi, provare a superare i propri limiti, capire la propria tenuta in una situazione di stress. Ho trovato la formula ideata da Biagio Scuderi estremamente contemporanea, vicina agli spettatori di oggi, capace di offrire contenuti di alta qualità. Perché non raccontare le fasi di una competizione adottando un format simile a quello che viene utilizzato per la musica leggera? L’esperienza vissuta è stata di grande valore artistico-musicale: abbiamo seguito due giorni di masterclass con i nostri coach (per la categoria canto era Monica Bacelli), ci siamo esibiti per la prova finale nella prestigiosa sala del Teatro dal Verme di Milano e siamo stati selezionati da una giuria di altissimo profilo nel settore della classica, senza dimenticare la presenza di una prestigiosa giuria di critici.

Barbaro nei panni di Zerlina nel “Don Giovanni” al Teatro Filarmonico di Verona (credit ENNEVI)

Al giorno d’oggi, si richiedono, sempre di più, a un cantante, oltre alle qualità vocali, anche presenza scenica e doti di attore: cosa pensa di questa evoluzione, imposta dal così detto “teatro di regia”?

Ho iniziato il mio percorso di professionista quando la tendenza ad un teatro di regia era già qualcosa di consolidato nel mondo dell’opera: oggi tutto si muove nella direzione di una regia vicina al cinema, quindi sempre dinamica, sempre realistica e piena di “vita”. Ciò che succede in palcoscenico diventa racconto intenso e mai pensato per essere puro sfoggio di bravura o virtuosismo. Non la vedo come un’imposizione quanto come un’evoluzione coerente all’epoca in cui viviamo, fatta di dinamismo, energia e velocità: per rendere attuali le vicende che stiamo raccontando è necessario avvicinarle al pubblico di oggi che non è certamente quello del passato. Personalmente trovo di grande soddisfazione dar vita ad un personaggio che diventa sintesi ed essenza del pensiero del regista e delle mie personali intenzioni. Le regie dinamiche non mi spaventano, anzi le vivo come una sfida per ricercare il perfetto equilibrio tra intensità nel gesto scenico e attenzione e cura per la linea vocale; trovo questi due aspetti imprescindibili e complementari. Mi piace l’idea di vedere in palcoscenico un cantante attore, consapevole di tutti i suoi mezzi espressivi e comunicativi, compreso il corpo. Ed è quello che provo a ricercare su me stessa.

Barbara Massaro ne “La bella addormentata nel bosco” al Teatro Lirico di Cagliari (credit TEATRO LIRICO DI CAGLIARI)

Quali sono i suoi progetti per il futuro? Quali ruoli desidera interpretare? C’è un teatro in cui vuole assolutamente cantare?

Tra pochissimo debutterò Jemmy nel Guglielmo Tell per il circuito di OperaLombardia: sono molto felice perché è il mio primo ruolo en travesti e aspettavo da tempo di misurarmi con un personaggio maschile, seppur giovane. Ci sarà poi un’incisione discografica con la riscoperta di alcuni brani di Luigi Capotorti, compositore pugliese e un L’elisir d’amore in Austria. I ruoli che desidero cantare sono tantissimi: spero in nuovi ruoli mozartiani, Ilia dall’Idomeneo e Pamina dal Flauto Magico. Mi piacerebbe poi affrontare i ruoli da “soubrette” del bel canto italiano, come Adina o Norina. E visto che prima si parlava di ruoli maschili…. sicuramente Oscar da Un ballo in maschera sarebbe una bellissima sfida! Per quanto riguarda i teatri… Non saprei davvero scegliere! Sicuramente il San Carlo di Napoli, la Fenice di Venezia e il teatro della mia città, La Scala. Anche se proprio pochi giorni fa ho fatto un “jump in” come Giannetta per la prova generale aperta al pubblico de L’elisir d’amore alla Scala. È stata un’emozione indescrivibile… quindi diciamo che per un giorno e mezzo ho assaporato quel palcoscenico! E poi anche i teatri all’estero, naturalmente! In ogni caso desidero continuare il mio percorso ampliando il repertorio e assecondando la mia crescita con i ruoli giusti, capaci di valorizzare la mia vocalità.

Lascia un commento