News
Roberto Lepetit mostra “Fotomiraggi” (ottobre 22, 2018 11:13 am)
LE MOSTRE IN AGENDA Ottobre-Dicembre (ottobre 17, 2018 2:58 pm)
LE CICATRICI (ottobre 10, 2018 4:41 pm)
Geografie del Futuro al Mudec (settembre 17, 2018 9:11 am)

Milano io, Chiara e l’ Oscuro

30 settembre 2018
639 Views
di Eleonora Attolico

            Tra qualche mese avremo in boutique le collezioni primavera-estate viste in settembre a New York, Londra, Milano e Parigi. Soffermiamoci sulla città meneghina incominciando dai momenti più difficili ma la vita, anche per quanto riguarda la moda, è fatta di alti e bassi.

            Questa tornata di sfilate è stata segnata da tre lutti nel mondo dell’editoria: Inge Feltrinelli, donna intelligente e di grande eleganza di cui si è scritto tanto, Gianni Bertasso, un gentleman fondatore di due riviste di settore Fashion e Mood e Lucia Serlenga, una penna libera, rispettata da tutti. Scriveva sul Giornale e sul Chi è Chi della Moda. Pagine di annunci sul Corriere, funerali, lacrime. Tutto ti aspetteresti tranne di seppellire un collega durante il prêt-à-porter. Si è cercato di andare avanti, consolandosi con un regalo fatto da Giorgio Armani: un concerto di Robbie Williams in un hangar dell’aeroporto di Linate. Una iniezione di vitalità. La rockstar inglese, cantava e ballava in uno splendido kilt nero, divertente e spiritoso. Ha intonato anche Minnie the Moocher proprio dopo la sfilata dell’Emporio. Ci voleva. Pochi giorni dopo, nel suo teatro di via Bergognone, Re Giorgio presentava la sua prima linea, una lezione di eleganza sotto gli occhi di Cate Blanchett e Antonia Dell’Atte.

            Un altro brutto momento è stato quello della pubblicazione di una inchiesta del New York Times sul lavoro nero nel Sud d’Italia, insistendo sul Salento, terra di origine del Presidente della Camera Moda italiana, Carlo Capasa. L’articolo, guarda caso, è uscito proprio in concomitanza con l’inizio della Fashion week e parla di sarte che guadagnano uno o due euro all’ora. Poi in boutique trovi quei capi a centinaia se non migliaia di euro. Nessuno nega che ci sia del vero (vedi le trasmissioni Report e Presa Diretta) ma il fenomeno è in calo e, se proprio dobbiamo mettere il dito nella piaga, riguarda anche gli Stati Uniti come ha sottolineato lo stesso Capasa durante la serata alla Scala del Green Carpet Fashion Awards.

             Altra sensazione sgradevole, e questo non vale solo per Milano, è che la stampa tradizionale, sia carta stampata che on line, sia meno considerata di un tempo. Di soldi nelle redazioni ne girano pochi, la pubblicità è scarsa. Prova ne è che, a Parigi, dove il calendario si  dispiegava su nove giorni, diversi cronisti hanno dovuto fare andata e ritorno. Molti sono rientrati a casa in mezzo alla settimana (giorni più fiacchi con meno brand conosciuti) per poi riaffacciarsi sotto alla Tour Eiffel. Il motivo? Risparmiare tre giorni di albergo. La verità è che il business gira intorno alle influencers, a volte sedicenni, messe in prima fila sotto una pioggia di flash. Contano più di un ministro perché inzeppate di followers su Instagram. Sono ragazze-immagine super kitch o rapper cafoni che macinano contatti. Generano danaro. Non hanno niente da dire perché, in ogni caso, non si saprebbe nemmeno cosa chiedere loro. La cultura, l’attualità ? How boring… Sono coccolate dalle Maisons di moda purché indossino i loro capi. Ma non lo fanno con stile, sono baracconate imbarazzanti. Una decadenza che deve far riflettere. Succede, in alcuni casi, che i giornalisti vengano lasciati fuori. E pazienza se conoscono bene la storia della Couture e del prêt-à-porter e hanno rapporti personali con molti designer. Risultato? Un clima antipatico. Alla sfilata di Versace, ad esempio, lo spazio in piazza VI Febbraio era ampio e ci poteva stare il doppio della gente. E’ cambiato l’atteggiamento. Non a caso, pochi giorni dopo veniva annunciata la vendita della Medusa al gruppo Michael Kors ribattezzato per l’occasione Capri Holdings per 1 miliardo e 83 milioni euro.

            Chi rema contro Milano ha avuto vita facile. La decisione di Gucci di sfilare a Parigi- solo per questa volta – è stata una brutta botta. Come disputare una gara di Formula 1 senza la Ferrari. La fashion week meneghina ha presentato inoltre, alcune contraddizioni, anche a livello stilistico. Ad esempio si fa un gran parlare di moda eco-sostenibile con tanto di premi alla Scala per poi ritrovare in passerella una marea di capi in PVC come da Fendi e Anteprima. Una scelta discutibile, perché dopo pochi minuti, non respira la pelle e non si vede l’ora di sbarazzarsene. Fendi però offre molto di più, borse divertenti di varie dimensioni, porta cellulari da attaccare in vita, scarpe colorate e grafiche, abiti funzionali e chic. In quanto a Anteprima, body e gonne stampate irresistibili disegnate dalla giapponese Izumi Ogino. Ricercata anche la collezione di Antonio Marras, femminile e romantica.

            Imperversano i pantaloni da ciclista. Vedi Vivetta che li ha proposti addirittura in pizzo. Collezione portabile e chic quella di Stella Jean con gonne colorate e camicioni a righe. Promosse a pieni voti anche le passerelle di Max Mara e di Agnona, declinate sui toni della terra. Senza fronzoli e adatte a donne di varie età. Ottima prova da Prada con una rivisitazione della donna borghese cattiva quanto basta tra una gonna cipria, un body scollato e aderente e una bella serie di bermuda da sera. Applausi anche per la tradizione portata avanti da Dolce & Gabbana che, per l’occasione fa sfilare Carla Bruni, Monica Bellucci e Isabella Rossellini. E a proposito di modelle del passato ecco che da Ferragamo ricompare un’altra top: l’aristocratica Stella Tennant. Qui, per fortuna, in prima fila c’è Julianne Moore . Tra le presentazioni di calzature segnaliamo le collezioni di Geox, Vic Matiè e il talento di Alexandre Birman con una serie di mocassini colorati da oscar.

    La Fashion week di Milano ha avuto anche momenti d’oro. I cinquanta anni di Etro. E non solo per gli stampati coloratissimi, i turbanti, le allegre gonne a balze visti in pedana. Al MUDEC, milanesi e turisti, si sono goduti la mostra (che chiude il 14 ottobre) dedicata al brand, una immersione nel meglio del Made in Italy. Art Direction di Luca Stoppini e Jacopo Etro a far da Cicerone. The best in town. A Milano, nella stessa settimana si sono festeggiati altri anniversari come i sessanta lustri di Les Copains con la sfilata-evento a Palazzo Reale e l’apertura di una nuova boutique in via Manzoni. Tra i nuovi negozi quello di Herno (la Rolls Royce del piumino) in via Montenapoleone.  Alcune collezioni sono state divertenti, come quella di Iceberg sul tema di moto, auto d’epoca e motori ( tra gli invitati Billy Costacurta) e quella di Numero 21 disegnata da Alessandro dell’Acqua, probabilmente uno dei migliori designer del circuito. Prova ne è che è stato applauditissimo a Parigi per Rochas. C’est dejà ça.

Lascia un commento