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NON SOLO CANZONETTE

17 Febbraio 2016
1.543 Views

EPISODIO 1 

di Danilo Longano

 

“Ciao Dani, come va? Con Micaela Solbiati staremmo per iniziare una rivista online, e ci mancherebbe una persona che si occupi della parte di musica leggera e underground. A te andrebbe di fare delle recensioni o se non hai voglia, conosci qualcuno in grado di farlo?”

10 gennaio 2016

Ho ascoltato questo messaggio vocale più volte prima di pensare veramente a una risposta. Ormai da pomeriggio si era fatta tarda sera, e risposi che si, mi interessava. La persona da cui arrivò la richiesta, non è mica una persona come tutte le altre d’altronde. Se lei crede in me e nelle mie capacità, perché non provare?

E così siamo qui.

Io e una pagina bianca sullo schermo del mio computer dello studio casalingo. Studio attrezzato per produrre e registrare chiaramente, e di fatto ascolto mentre scrivo.

Non credo di essere un buon critico musicale per definizione, non perché non creda nelle mie capacità, ma non sono abbastanza pungente e distaccato dal mio lavoro e rapporto con la musica e i suoi abitanti.

Per cui, su queste pagine, vi proporrò un percorso fatto di articoli scritti dal punto di vista di chi la musica la crea. Vi proporrò interviste, approfondimenti tecnici e artistici, sfruttando ogni mia conoscenza e qualità.

“SANREMO” FAMOSI

 Giorno 15 febbraio 2013. Non avevo mai lontanamente considerato potesse accadere, eppure mi sono trovato li. A Sanremo. Come direttore tecnico di uno degli artisti in gara tra i giovani, Antonio Maggio.

“Il direttore tecnico cura l’audio della messa in onda, per intenderci, l’audio che sentite a casa sulla tv, miscelando sapientemente (si spera), voce del cantante all’orchestra.”

FOTO 1

Mi ricordo ancora benissimo, l’Ariston è gigante. Un cunicolo di regie, sale stampa, camerini, bar, teatro, gallerie code di gente, sicurezza. Un vero pandemonio. Ho dormito per una settimana su un divano di 1,50 metri in casa con altre 4 persone. Dormito pochissimo, vissuto tantissimo. Ricordo che durante l’esibizione nella finale, ero talmente nervoso che col sudore freddo dalle mani ho bagnato tutto il mixer.Chissà cosa avranno pensato i tecnici Rai!

Succede poi che abbiamo anche vinto. Produzione piccola, disco in parte casalingo (grazie alle nuove tecnologie, anche i produttori indipendenti ora possono realizzare dischi di ottima fattura senza fare debiti, in ambienti meno professionali, ma più accessibili) artista giovane, produttori altrettanto giovani.Con tutte le sue pecche, rimaneggiamenti, epopee commerciali, sponsor, soldi statali, critiche agli artisti, agli ospiti, ai presentatori, a chi è in platea, a chi vota da casa, a chi tifa e boom! Come al solito, tutti bravi davanti alla tastiera.

Anche io come tanti del resto, ho sempre rivolto uno sguardo scettico a questo tipo di ambiente e competizione. Ma non è forse ipocrita? Tantissimi artisti, che dicono di non volere andare a Sanremo, per presa di posizione, difficilmente rifiuterebbero se gli fosse proposto. Quello che ci offre uno show del genere, ormai è l’esaltazione dell’apparato comunicativo e mediatico che viene offerto ogni giorno.

FOTO 2

Da sinistra, Gianni e Maurizio Rugginenti (proprietari e produttori per Rusty Records), Antonio Maggio, Io, e in centro in basso Davide Maggioni (produttore artistico)

Sanremo è sempre un punto importante della carriera per molti. C’è sicuramente poco da guadagnare a livello economico, ma dà la grande possibilità di mettersi in gioco insieme a grandi professionisti e capire i meccanismi che stanno dietro alle logiche di mercato commerciali.

Non scriverò nulla di Sanremo 2016, lascio a voi e alle vostre orecchie capacità di decidere. Per me è impossibile essere obiettivo da quando l’ho vissuto sulla mia pelle, posso solo dire che da pubblico non riesco a godermelo. Si, il festival di Sanremo è anche e sopratutto quello che succede fuori e dentro l’Ariston prima della diretta.

Passiamo ora al primo e vero articolo. Trattasi di una recensione di un disco a me caro, uscito qualche settimana fa.

BLACK BEAT MOVEMENT – Love Manifesto

FOTO 3

La band nata nel 2012, si definisce un “future soul collective”.

Trovo che l’autodefinizione sia quanto mai azzeccata.

Sono molto contento di darvi le mie impressioni sul loro ultimo lavoro.

I primi due dischi avevano già dimostrato di cosa erano capaci, ma ho sempre trovato che mancasse coesione tra i brani e che la scrittura fosse ancora acerba.

In questo disco ho trovato quello che cercavo da loro. Belle canzoni, arrangiamenti freschi, grandi ospitate e sonorità moderne.

COMPOSIZIONE: 7,5/10

Il disco apre con un brano in featuring con Tormento, entusiasmante. Ritmica solida e mai inappropriata, arrangiamento giusto e trascinante. Grande

A livello compositivo, il lavoro svolto in questa e tutte le altre tracce del disco, denota una totale evoluzione verso il passato.

Ogni traccia ha un tessuto melodico e armonico fluido e riconoscibile, senza per questo essere banale. Le linee vocali di Naima e degli ospiti, ci cullano e ci trascinano in un viaggio fatto di note che rimangono piacevolmente in testa senza stancare.

Un nuova alba, “A New Dawn”, traccia modernissima e pungente, ci guida in un disco ricco di testi volti a ricordarci quanto sia importante prendere un respiro dalle miserie del mondo occidentale e stare uniti. Uniti nella musica e nell’amore. “A New Dawn” è il cuore pulsante di Love Manifesto

Il disco continua, tra l’incalzante “Into the space” che fa venire voglia di saltare, la bomba rap con M1, testo aggressivo, basso da urlo, grande apertura sul ritornello.

Si passa a “Elle”, lounge disco ballad con linee vocali magnetiche sul ritornello e un incastro di parti musicali delicate, che come lucciole impreziosiscono un bellissimo paesaggio notturno.

Si attera a casa, con “Home”. Io non sono un grande fan delle fusioni col jazz nelle canzoni moderne. Non so perché, ma ritengo affatichino molto l’ascolto. Beh devo dire che in questo caso invece sono colpito dalla parte di pianoforte che si va perfettamente a integrare con il resto della canzone. Da brivido. Una piccolissima nota, sul ritornello la voce sembra quasi calante, forse per il rapporto con le armonie di supporto ricche di modulazioni. Nulla di grave, il brano scorre comunque benissimo.

Approdiamo alla traccia 7, “Intertwine”. Mi esalta molto, fa muovere i fianchi, ma ci vuole un appunto. Ci stava benissimo una traccia leggera così in mezzo al disco, ma trovo che la canzone avrebbe giovato di un ritornello più trascinante con una melodia più radiofonica, passatemi il termine.

Outta Town beneficia di un grande ospite in una veste nuova. Mr. Raphael, nastro ascente del reggae italiano e ormai internazionale. In questa “combination” soul ci, delizia insieme a Naima, accompagnati da chitarre ossessive e intelligenti e fiati che rafforzano la sezione ritmica. Avrei personalmente preferito un po’di gas sulla parte finale, forse manca qualche intervento vocale di Raphael più deciso e meno ordinato, e magari anche una parte solista dei fiati, ma tutto questo non rovina l’ascolto.

Provate ora a immaginare una jam session dove i BBM incontrano un batterista jazz di professione, e ognuno da libero sfogo alle proprie pulsioni artistiche e tecniche di musicisti. Il tutto tenuto insieme da un ritornello che ci riporta al pop soul da radio. Ecco, questa è Ruck My Face.

Voglio descrivere con una sola parola Goosebumps, featuring con la meravigliosa Estel Luz: Illuminatevi.

Si passa quindi ad una coppia di canzoni di atmosfera più cupa, a sfogare parole come fulmini in mezzo al mare, con Musteeno scagliato contro le caviglie dei mostri di cui parla e le parole del finale di “No Latency” si ripetono come un mantra nel nostro cervello.

Il disco chiude con un divertente tributo al soul più tradizionale, miscelato a moderne linee vocali e sonorità nu-funk.

REALIZZAZIONE: 6,5/10

 Mi piace molto la realizzazione produttiva del disco. Mi convince la scelta dei suoni, mi convince la voglia di sperimentare con suoni nuovi per la band, ma trovo che il mix non renda sempre giustizia alla bellezza delle canzoni.

Ogni tanto manca un po’ di equilibrio tra i suoni, e i brani perdono coesione. Ho trovato giusti gli ambienti, ma forse monotoni e un po’ piatti. Manca ogni tanto respiro o apertura.

In alcuni brani le voci si perdono e non si capisce se sia una scelta netta o forse poca cura nel seguirle.

Ritengo comunque la realizzazione sia più che sufficiente, i suoni sono sempre belli, in radio hanno un gran potenziale e i mix sono sufficientemente godibili. Ma mi aspetto sempre il grande passo da disco importante, anche a livello produttivo.

GRAN FINALE: 7/10

 Vi lascio, dicendovi che se deciderete di ascoltare questo disco, vi assicuro se ne andrà difficilmente dal vostro stereo e vi rimarrà in testa per parecchio tempo.

Ne approfitto per un paio di riflessioni.

Prendete un bel disco come questo, mettetelo nel cassetto del lettore cd. Schiacciate play alla traccia uno, e ascoltatelo d’un fiato fino all’ultima traccia.

Come un buon libro, anche un disco di ottima fattura è fatto per essere ascoltato. Certo, la musica può accompagnarci in qualsiasi momento, ma non dimentichiamoci che è una forma d’arte e va considerata tale. E’ a portata di mano, facciamola nostra.

FOTO 4

I Black Beat Movement sono:

NAIMA FARAO’_vocals
JACOPO BOSCHI_guitar, backing vocals
LUCA J. BOLOGNA_bass, synths, effects
NICO ROCCAMO_drum, percussions
LUCA SPECCHIO_saxophone
DJ AGLY_scratches

Potete trovare il disco ad un prezzo imbattibile sui principali store musicali. Supportate un gruppo che si è completamente autoprodotto, mi raccomando.

https://www.facebook.com/theblackbeatmovement/

http://www.blackbeatmovement.com

Alla prossima, con approfondimenti e nuove idee. Scrivetemi!

Dani

2 Commenti

  1. Ricco ed esauriente!
    Grazie Danilo, per avermi illuminata… su altri aspetti e risvolti musicali.
    Complimenti!
    Concetta

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