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Recensione del romanzo “Il Ladro Gentiluomo” di Alessia Gazzola – Longanesi

25 Gennaio 2019
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di Guido M. Locati

Parliamo di un nuovo romanzo che testimonia il buono stato di salute della narrativa italiana attuale.
Il libro è “Il Ladro Gentiluomo” (Longanesi), l’autrice è Alessia Gazzola, giovane specialista in Medicina Legale, e già scrittrice affermata. Dai romanzi della serie “L’Allieva”, per esempio è stata tratta la serie tv di successo in onda su RaiUno.
Il romanzo è un giallo un po’ sui generis. È una sorta di “caccia al ladro” che ammicca, secondo noi, più alla tradizione giallistica italiana che a Hitchcock o ad Arsenio Lupin. Un riferimento al dottor Pasquano di Montalbano, per esempio, ci appare un simpatico omaggio a Camilleri.

Non ci soffermeremo a lungo sulla trama anche per non togliere al lettore il piacere della lettura.
Molto brevemente, la protagonista, Alice Allevi, giovane anatomo-patologa di Roma, viene spedita, o meglio “deportata”, da uno dei suoi due capi, la poco simpatica (per usare un pietoso eufemismo) professoressa Valeria Boschi detta Wally, a farsi le ossa “nella città della D di Domodossola, ma anche D di disagio, desolazione e dell’inevitabile depressione”. A Roma lascia anche l’altro suo capo, il “fidanzato” (anche se “potrebbe venirgli un ictus se si sentisse definire così”) Claudio Conforti, acclamato medico legale e in carriera. In realtà, proprio Alice aveva chiesto il trasferimento al termine dell’ennesimo litigio con lui, salvo pentirsene subito dopo. “Non dovremmo mai agire spronati da un impulso, in un momento in cui non capiamo più niente avendo appena preso una mazzata”. Saggezza tardiva e ormai inutile a evitare il viaggio Roma-Domodossola. A parte il freddo dell’inverno piemontese, (“oggi ci sono-o meglio, non ci sono-tre gradi”) il primo approccio non sembra poi così male: il suo nuovo capo, per esempio, Velasco, appare tollerante, simpatico e gentile (fin troppo). Insomma di tutt’altra pasta rispetto alla detestata Wally.

Ma il lavoro della Allevi comincia con il piede sbagliato: nel corso della prima autopsia viene infatti rinvenuto un preziosissimo diamante nello stomaco della vittima, un giovane ucraino morto durante un tentativo di rapina in villa. E Alice che combina? Lo consegna, senza neppure verificarne l’identità, a un sedicente Alessandro Manzoni, ritenuto incautamente l’ufficiale giudiziario incaricato del ritiro. Il ladro fa immediatamente perdere le sue tracce lasciando la nostra protagonista in un mare di guai.
La fiducia del pacioso Velasco pare vacillare e, quel che è peggio, la povera Allevi dovrà subire l’ira e il sarcasmo del Pubblico Ministero Malara incaricato delle indagini. La trama si snoda via via tra un colpo di scena e l’altro, come si conviene ad un giallo degno di questo nome. Scopriremo ad esempio che l’anello era conteso tra cugini appartenenti a una famiglia molto in vista della zona. Ci imbatteremo in altri decessi ovviamente collegati alla sparizione della preziosa pietra.
Morte naturale? Così parrebbe, ma il medico legale Alice, più ostinata di Miss Marple, dimostrerà il contrario. Nelle pagine finali la conferma: le conclusioni investigative dell’Allevi coincidono con l’indagine ufficiale svolta dal Pubblico Ministero. “Dottoressa, a lei piace investigare…ma per noi è un lavoro serio…” Le ricorda il finalmente rilassato Malara.
Insomma, tra una sorpresa e l’altra, compresa la presenza di un miele tossico importato da un insospettabile, il romanzo si avvia all’epilogo. E non spaventino le quasi 300 pagine. Credeteci, si divorano in un attimo.

Fin qui il giallo. Ma quello che più ci ha colpito è la freschezza del linguaggio, l’ironia sparsa qua e là. Si veda – ma è solo un esempio – il dialogo tra Claudio e la curiosissima signora O, vicina di casa di Alice che lo crede un attore. “Io sono un medico, come Alice”. “Be’, se non altro posso chiederle un consiglio…” “Devo deluderla di nuovo. Noi ci occupiamo solo di cadaveri… La signora O inorridisce. Si starà chiedendo: ma a che serve studiare medicina se poi uno sceglie di avere a che fare con i morti? Che razza di roba contro natura è questa?”
O ancora, quando la collega Lara commenta a proposito di lei e Claudio: “Ali…Io non so come stiano le cose tra voi. C’è sempre una gran confusione, non capisco mai se state insieme, se scopate e basta, se siete amici…o se siete nemici giurati e vi odierete per sempre”. Sintomatica la risposta di Alice: “Il tutto in genere avviene contemporaneamente. Scherzo. Il più delle volte non lo capisco nemmeno io”.

Ma un altro ancora ci sembra l’aspetto più interessante del libro, ed è un aspetto che raramente nei gialli viene narrato e approfondito con la medesima passione.
Stiamo parlando, il lettore avrà già indovinato, della storia d’amore tra Alice e Claudio. Tormentata e dall’esito incerto fino all’ultima pagina, farà apprezzare il romanzo anche a chi non ama particolarmente il genere poliziesco.
Una storia d’amore simile a tante altre, è vero, ma che, proprio per questo, farà identificare tanti giovani nei due simpatici (più lei di lui, a dire il vero) protagonisti. E, come in tutte le storie, ecco l’incubo peggiore: il tradimento.
Accade tutto in un week-end. Alice, di rientro a Roma, scopre che Claudio è appena andato a letto con la collega Beatrice e subito dopo, sconvolta, non si accorge dell’auto che la investe in pieno. Si salva, ma perde il bambino che aveva in grembo, frutto del suo amore per Claudio.
“Vattene via, il solo guardarti mi fa stare male”. Urla esasperata a un Conforti sofferente e tardivamente pentito accorso al suo letto di ospedale. Il solco tra di loro appare incolmabile.
Tanto più che Claudio sembra ormai pronto ad accettare un trasferimento professionale negli Stati Uniti. “Non condivideremo più nemmeno lo stesso fuso orario” riflette amaramente Alice. Il protagonista viene colpevolizzato, forse oltre misura, “…Io mi sento in colpa perchè penso che è per tutto quello che io ho fatto che tu hai perso il bambino. E prima ci credevo di poter rimediare… Penso che esserci lasciati sia giusto e che se mi dimentichi è meglio per te”.
Il romanzo prosegue con la riflessione di Alice: “…ha torto mia nonna quando mi dice di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Se lo fai – prosegue – non ti aspettare di potertelo riprendere con tanta facilità. Ma io ci devo provare”. Ricordiamoci di questa battuta, la ritroveremo più avanti, in un finale che sembra cambiare ancora una volta le carte in tavola anche sulla loro relazione. Buona lettura.

Alessia Gazzola, credits: Dario Boemia

Autrice: Alessia Gazzola
Libro: Il Ladro Gentiluomo
Genere: romanzo
Editore: Longanesi
pag. 299

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