The Floating Piers: sul dorso della balena dorata

25 Giugno 2016
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di Erika Lacava
Sulle Floating Piers ci sono stati tutti, proprio tutti. È un gigantesco evento mediatico, di risonanza internazionale, che richiama visitatori a decine di migliaia ogni giorno. Tutti conosciamo almeno dieci persone che ci sono già state, e almeno altre dieci che ci vogliono andare.
Tutti abbiamo visto foto, filmati, riprese video con webcam posizionate in punti strategici per osservare le condizioni meteorologiche e il flusso di visitatori. Abbiamo visto selfie da soli o in gruppo, in coppia con scambio di baci, un corteo nuziale che attraversa lo splendido tappeto giallo per una quinta scenica di eccellenza al fatidico sì. Scarpe in mano, impronte dei piedi, passeggini, cappellini, occhiali da sole. È stato indetto un concorso fotografico per la migliore foto scattata dal pubblico all’opera. C’è persino qualcuno che fa rilassamento yoga o attraversa la passerella con la pancia per far piacere al nascituro, chi si veste con una tunica bianca e apre le braccia in segno di benedizione. Fino all’ultima parodia di cui veniamo a conoscenza da amici, le Floating Piers ricostruite con il Lego nel lavandino del bagno, per poter dire “anch’io ci sono stato”.
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Foto di Wolfgang Volz, fotografo ufficiale di Christo

Sulle Floating Piers ci sono stati tutti, anche i vip, dalla Littizzetto a Willem Dafoe, immortalato in foto con l’architetto e designer Fabio Novembre. Di Christo hanno scritto in molti e parlato tutti. Tutti si sentono in dovere di parlarne, di dimostrare di essere aggiornati e di avere un’opinione propria, come il miglior gossip culturale dell’anno di cui non si può assolutamente non sapere. Le Floating Piers il 18 Giugno, primo giorno di apertura, erano su Le Figaro, Le Monde, il New York Times, il Time, Der Spiegel, e ogni giorno sul giornale di Brescia che fornisce informazioni dettagliate e più aggiornate. Delle Floating Piers si parla nei telegiornali, dopo le notizie di calcio, nella sezione “Costume e società”. Il tappetone giallo è sulle pagine Facebook di un sacco di amici e sulla bocca di tutti, anche del fruttivendolo di quartiere che fino al giorno prima non sapeva chi fosse Christo e di chi continua a pronunciarlo male o a fare facili ironie sul miracolo delle acque. Sicuramente tutti conosciamo qualcuno che ci è stato, e qualcuno che non ci è stato e che non ci andrà.
Bozzetto-Christo
C’è chi reputa le Floating Piers un puro divertimento consumistico, mentre avrebbe dovuto coniugare due epoche, “essere un ponte ideale tra l’antico e il moderno”. Portare gente nei luoghi di cultura, nei musei, nelle fondazioni, per vedere i capolavori del Lotto, gli affreschi del Romanino, il Liberty a Sarnico, la Pinacoteca Tadini di Lovere. Ma questo sarebbe il ponte di Sgarbi, non quello di Christo. Christo ha raccolto larghi plausi e grandi critiche, alcune illustri altre un po’ meno, soprattutto da parte di chi, sulla passerella, non ci è ancora salito. Addetti ai lavori, curatori amareggiati per non essere il Germano Celant della situazione, artisti invidiosi dell’immenso successo ottenuto da Christo, tanto da definirlo “molto rumore per nulla”. Un ponte verso il nulla, secondo Sgarbi, un fenomeno da baraccone, secondo Daverio. Due personaggi che concordano nel dichiarare che non andranno espressamente a vedere quest’opera monumentale, ma solo a latere, se passeranno da quelle parti.
In verità da quelle parti non si passa quasi mai, a meno di abitare o avere una casa sul lago d’Iseo. Da quelle parti c’è sì turismo ma non troppo, e mai come adesso le infrastrutture turistiche e alberghiere sono state prese d’assalto. Dalla passerella di Christo non ci si passa per caso, anche per le ore di coda che, a seconda dei giorni e della fascia oraria, attendono i visitatori. Un serafico Christo avverte: “Qui bisogna accettare caldo, acqua, pioggia, attese, disagi. Prendetevi del tempo. L’attesa fa parte dell’esperienza”. A pochi giorni dall’inaugurazione, the Floating Piers è già stata chiusa più volte per allerta meteo e definitivamente di notte per manutenzione. Le code sono colossali, i treni in ritardo e sempre pieni, i parcheggi e i traghetti pure. Due virgola cinque chilometri di tessuto giallo-dalia steso sulla terraferma, che si protende come una lingua dorata nell’acqua, senza soluzione di continuità, per oltre tre chilometri di percorso. Il pontile può supportare fino a 10mila persone contemporaneamente, e la stima di 40mila visitatori per ognuno dei 16 giorni di apertura della passerella è stata decisamente al ribasso.
Il sole, il vento, la pioggia. Le Floating Piers hanno a che fare con il tempo reale, con la vita reale. “Questo è un progetto da vivere, e non da guardare” dice Christo accompagnando la ministra Boschi alla scoperta delle Floating Piers. Un’esperienza sensoriale unica, tattile, visiva e olfattiva, che non lascia nessuno indifferente.
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Foto di Sergio Gianoli

Alcuni sono stati fortunati: poche code, poco caldo, poca gente, con uno sguardo complessivo dell’opera che regala prospettive inedite di continuità tra terra e pontile. La maggior parte delle persone hanno subito le attese, il caldo, la folla che fa sembrare la piattaforma un brulichio continuo di formichine operose. In alcuni casi l’enorme risonanza mediatica ha fatto risentire la fascia di pubblico più intellettuale, che troviamo un po’ indisposta nell’ammettere di essersi unita alla massa e di aver voluto provare anch’essa il piacere di salire sulle Floating Piers. Perché di piacere si può davvero parlare, quando si affrontano disagi già annunciati e si perde molto tempo per soddisfare un desiderio non si può più parlare di sola imitazione, di facile soddisfacimento vacanziero, di banale e generico parco dei divertimenti: si tratta di qualcosa di più profondo e di più semplice al tempo stesso, di un desiderio ancestrale, una libertà che tenta e che si vuole assaporare.
mappa-percorso
Dalla passerella di Christo si può esperire il lago d’Iseo da un punto profondo e si può arrivare camminando, un po’ ondeggiando, da una riva all’altra di Monte Isola, da Sensole a Peschiera Maraglio, fino all’isolotto di San Paolo da un lato, e a Sulzano, sulla terraferma, dall’altro. Le Floating Piers congiungono in modo alternativo acqua e terraferma in una località, Monte Isola, in cui molti dei 2.000 abitanti si spostano quotidianamente in battello per recarsi al lavoro sulla terraferma. L’opera di Christo, nella sua semplicità, vuole fornire un mezzo inusuale per fare quello che si fa comunemente, vuole offrire sguardi nuovi, spazi immensi, sensazioni, con la libertà, la genuinità e l’enfasi che appartiene agli artisti. Grazie alla passerella, anche la casa padronale della famiglia Beretta assume sfumature gialle e sembra diversa. L’isola di San Paolo in questi giorni ha acquisito una spiaggia, tutto il lago ha acquisito una grande lunga spiaggia dorata e sembra diversa, e lo sarà per sempre nella memoria collettiva.
Chi tra il pubblico si chiede cosa c’entri con l’arte il mettere dei “materassini gonfiabili sull’acqua” si accosta al giudizio che “l’arte è qualcosa di diverso, è altra cosa. Qui manca l’ambiguità e la complessità dell’arte vera, oltre alla ripetibilità. […] Se uno salisse per duecento volte sulla passerella di Christo entrerebbe nella categoria dei cretini”. In questo giudizio si azzerano d’un tratto cinquant’anni di storia dell’arte, dalla Land Art alla Perfoming Art, che non prevedono né di essere ri-esperite né di essere identiche a se stesse in momenti differenti, togliendo allo spettatore l’esclusività di poter cambiare e pretendendola, di diritto, anche per se stesse. L’opera di Christo cambia con il sole, con la pioggia, con l’affluenza delle persone, divenendo parte integrante dell’ambiente e dandosi in pasto senza riserve, in modo completo, al pubblico, subendo il contatto diretto e l’interazione con lo spettatore. Chi prova il desiderio di percorrere la passerella nei molti modi diversi con cui si può esperire, con il buio, la luce, da soli o in compagnia, con il sole o con la pioggia, non dovrebbe sentirsi un cretino.
 Camminare sulla passerella di Christo è come camminare, per definizione di Christo, “sul dorso della balena”. Una balena dorata che si inserisce armoniosamente nell’azzurro-blu delle montagne e del lago, che sembra nuotare, facendosi baciare dal sole, che dona colore alle acque e le riflesse, che si bagna, si sporca, si immerge delicatamente scoscesa ai margini, tanto da sembrare così naturale. Un progetto completo, totalmente ambientale.
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Per Christo “questo progetto fisico non è un museo, ma un progetto reale, riguarda le cose vere, sole, pioggia, vento, non le cose virtuali”. “L’opera d’arte richiede coinvolgimento con lo spazio. Tutto, dalla gioia di togliere le scarpe e camminare piedi nudi fa parte del coinvolgimento”. Il togliersi le scarpe è un suggerimento per entrare in simbiosi con l’opera, un prepararsi ad accoglierla e rispettarla, come entrare in una casa e non volerla sporcare. È un modo per entrare a contatto con la materia pulsante che costituisce The Floating Piers, sentire l’acqua scorrere sotto i piedi alla minima onda sollevata dalle imbarcazioni, sentire quel brivido di fragilità e vulnerabilità che dà la consapevolezza di star camminando sulle acque a un’altezza di 90 metri, in mezzo al lago, brivido che a tratti arriva lo stesso, anche se irrazionale e immotivato viste le 140 ancore da 5 tonnellate che sorreggono la piattaforma e le onnipresenti navette di salvataggio.
L’artista si è presentato alle telecamere con qualche segno sul viso, il naso scottato dal troppo sole. “Mettetevi la crema solare, il telo riflette molto” ha raccomandato. Come un nonno buono, Christo, che ha appena compiuto 81 anni, si preoccupa dei visitatori, li consiglia, li osserva e si fa osservare volentieri costeggiando più volte al giorno le Floating Piers dalla barca. Non si sottrae alla scena pubblica, non nasconde il suo entusiasmo, la sua gioia fresca di essere finalmente riuscito, dopo i rifiuti di Argentina prima e Giappone poi, a realizzare The Floating Piers, opera concepita nel 1970 con la compagna di arte e di vita Jeanne-Claude, morta nel 2009, con cui ha progettato e realizzato ogni singola opera. Dopo le gloriose esperienze delle Wrapped Coast di Sidney nel 1968-69, Valley Curtain nel Colorato nel 1974, la Running Fence californiana ultimata nel ‘76, gli impacchettamenti del monumento a Vittorio Emanuele II a Milano nel 1970, del Pont Neuf nell’85, del Reichstag nel ‘95, dopo il colossale The Gate in Central Park nel 2005, questa è la seconda opera realizzata da Christo interamente sull’acqua, dopo le Surronded Islands in Florida nel 1980.
Christo si è speso e continua a spendersi in prima persona per questo progetto dalle dimensioni colossali: un progetto costato 15 milioni di euro, a cui si aggiungono le spese di sicurezza, manutenzione e pulizia quotidiana. 3 km di percorso sull’acqua, 2,5 km sulla terraferma, con una passerella larga 16 metri e alta circa 50 centimetri nella parte centrale, 200mila cubi galleggianti in polietilene e 90mila metri quadrati di rivestimento.
La stoffa usata per le Floating Piers, un tessuto tecnico giallo-dalia cangiante prodotto dall’azienda tedesca Setex, ha una colore ben definito: 1033 della Scala Ral per tessuti e rivestimenti, tradotto in F3A505 per la scala esadecimale. Un colore che cambia con le diverse condizioni atmosferiche, in infinite sfumature del giallo: ora giallo sole, ora arancio giallastro o arancio pastello. Un giallo che entra di prepotenza nella vita quotidiana del “dopo Floating Piers”, insieme all’azzurro magnifico del lago con cui fa da contrasto. Il giallo-dalia che lascia negli occhi la passerella di Christo è il colore a cui d’ora in avanti penseremo e con cui faremo paragoni guardando i tram di Milano, leggermente più scuri, le linee gialle di arresto delle banchine dei treni, leggermente più chiare, i panettoni nelle strade, le gonne cool delle amiche.
The Floating Piers resta nella memoria cromatica ed emotiva di chiunque ci si sia anche solo avvicinato. Un fenomeno mass mediatico di dimensioni mastodontiche, che attira insieme, anche negli stessi abitanti di Iseo e del Sebino, rabbia e devozione, orgoglio e senso di ingiustizia, somma bellezza e invidia. Se un’opera d’arte deve scuotere le masse dal torpore, emozionare, appassionare, anche farsi odiare, l’operazione di Christo è perfettamente riuscita. Un successo esperienziale senza paragoni, un’opera d’arte totale che ha decisamente colpito nel segno.
The Floating Piers sono visitabili fino al 3 Luglio dalle 6 alle 22.
Presso la Fondazione l’Arsenale d’Iseo, fino al 31 Luglio, è attualmente in corso la mostra “Catching the Landscape” del fotografo ufficiale di Christo e Jeanne-Claude, Wolfgang Volz.
Fino al 18 Settembre, al Museo Santa Giulia di Brescia, è invece visitabile la mostra “Water Projects”, a cura di Germano Celant.

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