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Veronica Etro ci racconta una primavera poetica

26 marzo 2018
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di Eleonora Attolico

Il 2018 segna i cinquanta anni di Etro. In settembre ci sarà a Milano,al MUDEC, una mostra dedicata alla Maison. Ma partiamo dall’inizio. Nel 1968, infatti, Gimmo (all’anagrafe Gerolamo ) appassionato collezionista di quadri, antiquariato inglese e moda, fonda nella capitale meneghina, in via Spartaco, l’azienda che porta il suo nome. E’ un elegante palazzetto Liberty dei primi del Novecento che darà lustro alla città. In un primo tempo Gimmo si dedicherà ai tessuti di arredamento: stoffe di cachemire, lino, seta. Colori e disegni originali. Veronica, la figlia più piccola nata nel 1974, ha assorbito gli interessi del padre, convinta che la moda sia il frutto di una ispirazione poliedrica. Le sue passioni spaziano dai viaggi, all’arte moderna passando per la fotografia.  E’ una delle poche designer italiane ad aver studiato alla Central Saint Martins di Londra e questo non ha fatto che aumentare la sua visione della moda come una continua ricerca, un viaggio itinerante . Spiega infatti:”Il mio è un lavoro emotivo. Osservo e accumulo sensazioni e ispirazioni che condivido con il team creativo”.

            Non a caso, come i poeti del Grand Tour, Veronica non abbandona mai un quaderno dove annota ciò che la colpisce. Confessa:” Procedo per sottrazione, il bloc notes via via si ripulisce, molte cose vengono buttate e arriva il momento di chiudere il cerchio. Quello che resta è il cuore della collezione”. La sua linea primavera-estate diventa una interpretazione “haute bohémienne” del folklore indiano. Hanno colpito l’immaginario di stampa e buyers i lunghi abiti femminili, in voile di cotone, percorsi da fili metallici e perle. Via via tutto sboccia ed emergono note di curry, senape e giallo acido. Veronica Etro sa giocare con la luce, non solo con la scelta dei gioielli ma anche nella proposta di abiti scintillanti. Si declinano nelle tonalità salmone, corallo e mandarino ma arriva con leggerezza ad una tavolozza di viola, terra  e verde smeraldo. Qua e là spiccano spille- gioiello Paisley. Già il Paisley, segno distintivo di Etro adottato anche dal fratello Kean  che si occupa della Moda Uomo. A metà gennaio 2018, ha presentato una collezione divertente, aprendola per un’ora al pubblico. Il Paisley, si diceva. Val la pena ricordare che si tratta di un antico disegno indiano che Gimmo, già nel 1981, declinerà su scialli, foulards, sciarpe e cravatte. Segnerà un’epoca. Oggi Veronica lo ha ripreso anche per la linea Sposa, dandone una interpretazione libera e fluida che si ricongiunge con la collezione primavera-estate. E’ tradotto come disegno jacquard bianco su bianco.  Non a caso, anche per andare all’altare, la sua Musa sceglierà tessuti fluidi, sarà libera e bohémienne. E aggiunge: ”Mi piaceva dare la possibilità di scelta: perché non sposarsi con un panta-palazzo o una roba de chambre?”.

            Interessante è anche il lato artigianale. Sul suo lavoro di stilista dice infatti: ”Mi piace l’aspetto manuale: è importante toccare, stropicciare, tagliare accostare i tessuti, lavarli provare combinazioni diverse. Alla fine “conclude“ è come un gioco, un divertimento come colorare un disegno”.

 

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