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Druk, Un altro giro: il Premio Oscar Miglior Film Straniero

7 Luglio 2021
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di Noemi Stucchi

Dal regista danese Thomas Vinterberg, Un altro giro (in originale, Druk) vince il Premio Oscar come Miglior film straniero. Il film tratta della dipendenza da alcol, un tema delicato che viene affrontato in maniera originale. È lo stesso Thomas Vinterberg a dire  che:

«Un altro giro è pensato come un tributo alla vita.
Come rivendicazione della saggezza irrazionale che scaccia ogni ansioso buon senso e guarda in basso, nella gioia stessa della sete di vita… sebbene spesso con conseguenze mortali.»
(note di regia)

Druk (Un altro giro) è un inno all’alcol, un elogio al dionisiaco: c’è un po’ di Nietzsche, ma la fonte del film ricade sugli studi di un noto psicologo norvegese, Finn Skårderud.

Quattro amici sono seduti intorna a un tavolo del ristorante. da qui parte la scommessa

Druk, (un alttro gitro), scena dal film di Thomas Vinterberg. Foto Credits: © US Ufficio stampa

La storia è di per sé bizzarra: quattro amici (professori di liceo) si siedono intorno a un tavolo e decidono di mettere in pratica la teoria di Finn Skårderud, accreditato psicologo norvegese che sostiene come l’essere umano sia venuto al mondo con una carenza di alcol nel sangue.
A ciò esiste un rimedio: mantenere il tasso alcolico costante di 0,5 comporterebbe a un miglioramento della propria vita con conseguenze in ambito professionale.

«Non bevo mai prima di colazione»: la citazione che troviamo nel film è  di Churchill. Ma si sa, anche Čajkovskij e Hemmingway erano dei grandi bevitori…

Spinti a monitorare i risultati dell’esperimento, i quattro si impegnano a bere solo di giorno e durante il lavoro prendendosi una pausa dall’alcol nella sera e nei weekend.

Seppur nell’arco del film ognuno dei quattro amici sarà protagonista di grandi stravolgimenti, viviamo la storia attraverso il punto di vista di Martin (interpretato da Mads Mikkelsen) che si ritrova ad affrontare una crisi di mezza età. Il tranquillo professore di storia a un certo punto si rende conto di essere diventato noioso, non solo agli occhi dei suoi alunni, ma anche di sua moglie.  Riesce ad ammetterlo a se stesso con una spontaneità disarmante e, alla ricerca di qualcosa che possa riaccendere in lui la scintilla, tira il gruppo a prendere parte all’esperimento.

Euforia e autodistruzione per continuare a sentirsi vivi.
Da qui tutto prende forma. Il film assume a tratti un tono divertente e scanzonato, ma ha il merito di non far dimenticare a chi guarda che si tratta di una argomento serio. Si ha la sensazione di entrare in qualcosa di molto profondo, di seguire passo a passo un percorso interiore che porta allo sviluppo e alla catarsi del protagonista.

Le inquadrature sono riprese da vicino e le camere a mano seguono i personaggi nello sviluppo della narrazione. Ad emergere è un ritratto dei quattro personaggi e lo spettatore impara a conoscerli sempre di più man mano che il film prende forma.

Il finale arriva inaspettato, chiudendo con un giro di boa nel lieto fine. Al centro c’è una grande scena di ballo, letta con gli occhi di una metamorfosi interiore. Più che un finale da musical, si assiste a una vera e propria performance di Mads Mikkelsen. Una piacevole scoperta; tra le curiosità che si celano dietro al film, Mads Mikkelsen ha un background di danzatore professionista alla scuola di Martha Graham.

Dietro a Un altro giro c’è qualcosa di profondamente vero. Un processo di elaborazione che porta alla rinascita.

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