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Earwig e la strega. La protagonista con il gatto

Earwig e la strega: passato vs presente dello Studio Ghibli

di Francesca Bianchessi

La prima volta che ho sentito parlare dello Studio Ghibli (ormai qualche anno fa), l’impressione era quella di cadere dal pero: “Ma come? Non lo conosci?” mi chiedevano gli amici. No, non lo conoscevo. Lo Studio Ghibli è stato fondato nel 1985 da Hayao Miyazaki e IsaoTakahata, che oggi sono considerati due capisaldi dell’animazione giapponese e mondiale. Tanti i progetti realizzati insieme, per dirne uno hanno realizzato Heidi (1975) la serie animata classica. Diventati registi dello Studio Ghibli hanno realizzato capolavori quali Una tomba per le lucciole (Takahata 1988) o Il castello errante di Howl (Miyazaki 2004) e soprattutto lo straordinario La città incantata (Miyazaki 2001), unico lungometraggio anime ad aggiudicarsi l’oscar come miglior film d’animazione.

earwig e la strega studio Ghibli Lucky red

Photo Credits: Lucky Red

Come hanno raggiunto una simile traguardo? Mantenendo una qualità altissima nei loro disegni, formando i loro disegnatori che sono fissi e lavorando a lungo sui loro film.
Se avete in mente come lavorano negli USA, non vi sembrerà strano, in America è un ciclo ormai assodato, invece è una cosa rara in oriente, dove l’animazione è affidata a degli animatori “a progetto”.
Sono film che non esitiamo a definire estremamente belli, sia a livelli estetici, sia a livello di contenuti. Le protagoniste, spesso femminili, hanno personalità complesse, spesso c’è il tema ambientale e del rapporto uomo/natura, oggi scontato, ma già presente nei loro primi film, di ormai 40 anni fa. Sono film per certi versi misteriosi, la narrazione lontana da quella occidentale come struttura, può risultare un po’ difficile da comprendere, tanto più che condita da simbologie e elementi del folklore giapponese, che per noi sono tutte da imparare.

earwig e la strega con gatto

Photo Credits: Lucky Red

Vi diciamo questo perché anche chi non ha in mente cosa sia lo Studio Ghibli, sappia quali sono le aspettative quando esce uno dei loro film. Un’ulteriore elemento da prendere in considerazione, prima di arrivare a parlare di Earwig e la strega è l’uomo alla regia. Il regista è Goro Miyazaki, figlio del già citato Hayao, già regista del bel La collina dei papaveri (2011) e de I racconti di Terramare film del 2006 che non ha ottenuto grandi riscontri né di critica, né di pubblico.

Fatta questa lunga e doverosa premessa, parliamo di Earwig e la strega. Questo film nasce particolare di per sé. Per lui è stata sperimentata la tecnica in CGI che, prima di questo film, non era mai stata utilizzata nella storia dello studio. Erano già stati fatti degli interventi col computer, ad esempio per muovere il castello ne Il castello errante di Howl in cui il 2D è stato mosso come fosse 3D. Però la CGI è proprio diversa: qui è necessario che i personaggi e gli ambienti vengano riprodotti in 3D e poi animati. Sostanzialmente la CGI funziona così, sia che stiate animando i PJ Masks, Morsers& Co. o Smaug ne Lo Hobbit. Non vi spaventate, sono tutte animazioni funzionali a raccontare la storia del loro film e questo vale anche per quello di Earwig. In questo caso la qualità della resa dei materiali non è molto lontana da un primo Toy story, il primo lungometraggio della Pixar, credo perciò che valga come primo approccio a questa tecnica.

Earwig e la strega foto dal film dello Studio Ghibli

Photo Credits: Lucky Red

Detto ciò le inquadrature, l’utilizzo delle luci e il design dei personaggi, è tal quale a quello cui ci hanno abituato negli anni. Anche l’animazione stessa dei personaggi e le espressioni facciali, così come i movimenti, sono tal quali a quelli degli altri classici dello studio. Su questo punto però c’è qualche crepa: la CGI (resa dei materiali o meno) ha la pretesa di essere più realistica dell’animazione tradizionale. Perciò, alcune astuzie che nei disegni servono a sottolineare le emozioni di un personaggio, possono risultare eccessive se confrontate con le precedenti. Su questo, immaginiamo, lo Studio debba trovare il suo modo di utilizzare la CGI.

earwig e la strega studio ghibli

Photo Credits: Lucky Red

Abbiamo però parlato dei temi e dei protagonisti dello Studio Ghibli, componenti essenziali del loro successo. E com’è Earwig, la protagonista di questo film? Earwig è un tipetto. La storia è stata ripresa dall’omonimo libro di Diana Wynne Jones, autrice de Il castello errante di Howl, che parla di una bambina abbandonata in fasce in un orfanotrofio, da una strega. Quando la bambina diventa grandicella, riesce a far fare a tutti quello che vuole, non per via di abilità magiche, ma grazie alle lusinghe, sfrontate ma non false, che riserva alle persone. La bambina verrà adottata da una coppia molto strana, verrà fuori che sono un demone e una strega, e Earwig dovrà penare per far fare quello che vuole ai due.

erwig e la strega

Photo Credits: Lucky Red

Questo carattere a vederlo è sgradevole, ma non è diversa da Chihiro de La città incantata che, almeno a inizio film, è molto “bambina” cocciuta e viziata. Poi però Chihiro entra nel mondo degli spiriti e ha una crescita sbalorditiva, perché il mondo che affronta è estremamente duro. Per Earwig così non è, lei termina come finisce. Rimane un’eterna bambina forse perché non affronta mondi pericolosi, con un carattere così forte che rischia di essere preponderante per lo sviluppo del racconto. Nella visione di Miyazaki questo doveva essere un film divertente, anche mosso da una colonna sonora molto dinamica in stile rock; questo, almeno sì, emerge dalla pellicola.

earwig e la Strega

Photo Credits: Lucky Red

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