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Francesco Nuti

Francesco Nuti

di Marta Dore

L’altra sera ho rivisto Caruso Paskoski (di padre polacco), regia di Francesco Nuti, che è anche l’attore principale del film. L’ho rivisto insieme a mio figlio Ettore, quindicenne. Non ricordavo niente né della trama né delle scene; sapevo solo che mi era abbastanza piaciuto ai tempi, che mi aveva intenerito e fatto ridere. Uno dei motivi per cui l’ho guardato l’altra sera, oltre al desiderio di ritrovare l’opera di questo attore e regista appena scomparso, era che volevo vedere che effetto faceva a un ragazzino di oggi. Con mia sorpresa, Ettore non solo non se ne è andato dopo dieci minuti, ma ha riso spesso e alla fine mi ha detto che lo aveva trovato molto carino. Il suo apprezzamento mi ha fatto piacere. Per Francesco Nuti.

Cantante- Puppe a pera e Caruso Paskoski (di padre polacco)

 

Nato a Firenze nel 1955 e cresciuto a Prato, Francesco Nuti, profondamente toscano anche nella sua particolare dizione e nella sua comicità dissacrante, inizia come cantante negli anni Settanta, ma raggiunge per la prima volta la fama e il successo come attore cabarettista con i Giancattivi, un trio comico composto da lui, Athina Cenci e Alessandro Benvenuti. I Giancattivi impazzavano nella trasmissione Rai No stop a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Con loro Nuti esordisce al cinema come attore nel film Ad Ovest di Paperino.

Con i Giancattivi

 

Dopo quell’esperienza, lascia il trio e recita in film firmati dal regista Maurizio Ponzi, ma con la sua sceneggiatura (Madonna che silenzio c’è stasera; Io, Chiara e lo Scuro; Son contento), opere che avranno un discreto successo e per cui riceverà nell’83 anche un David di Donatello e un Nastro d’argento come Migliore attore protagonista.

A questo punto Nuti compie un altro passo come battitore libero e, oltre a recitare, diventa regista: tra l’85 e la fine degli anni Ottanta firma Casablanca, Tutta colpa del paradiso, Caruso Paskoski (di padre polacco), Willy Signori e vengo da lontano, Donne con le gonne, film che hanno successo e gli regalano una grande popolarità.

Con i titoli successivi però la critica inizia a diventare molto dura e anche il pubblico si disamora. Il film su cui Nuti aveva puntato di più, Occhio Pinocchio, del 94, è decisamente un flop. Da allora la sua carriera entra in crisi e così la sua vita. Depressione e problemi di alcolismo lo tormenteranno fino all’incidente del 2006, quando cade dalle scale e rimane in coma per molti mesi: dopo il risveglio non riuscirà mai più a camminare e avrà per sempre anche grandissime difficoltà a parlare.

Caruso Paskoski (di padre polacco) e Io, Chiara e lo scuro

 

Tra lenti recuperi e una nuova caduta, Nuti ha lavorato ancora un poco, ha scritto un’autobiografia con suo fratello Giovanni, Sono un bravo ragazzo – Andata, caduta e ritorno, ha fatto qualche comparsa in televisione, tristissima: sullo schermo, la sua immagine di uomo devastato era tanto più insopportabile se si pensa alla faccia malandrina da eterno ragazzo che aveva durante gli anni sereni dei suoi successi. Infine, il 18 giugno di quest’anno è arrivata la morte e, come un’amara beffa del destino, è arrivata lo stesso giorno di quella di Silvio Berlusconi. La coincidenza temporale gli ha tolto parte delle attenzioni che avrebbe potuto e dovuto avere.

 

È stato un uomo sfortunato, Francesco Nuti, ma è stato un bravissimo attore comico, mai volgare, capace di creare personaggi stralunati e poetici, cui si voleva naturalmente bene. Innamorato dell’amore, con i suoi tormenti e dilemmi, aveva sempre posto al centro del suo lavoro la relazione con le donne e, accanto a questo tema, la sottile difficoltà di vivere, di adeguarsi alle aspettative di carriera e omologazione. Usava molte metafore, prima fra tutte quelle ricavate dal gioco che amava di più, il biliardo. I suoi personaggi erano un po’ matti, ossessivi, incapaci di accettare le regole del buon vivere sociale. Ma non lanciava denunce rabbiose: il suo sguardo sulla vita aveva le caratteristiche dello stupore, dell’ironia e della dolcezza. Solo che era più bravo nella misura corta, che in quella lunga. Se non lasceranno il segno i suoi film, di sicuro resteranno memorabili le sue prove d’attore cabarettista e molte scene tratte dai suoi film, dove riusciva a concentrare il suo talento di scrittore e interprete. Vogliamo allora ricordarlo così, attraverso le sue canzoni, i dialoghi, i monologhi: colpi di genio comico e poetico.
Ciao Francesco, grazie. E sappi che fai sorridere ancora, anche i ragazzini di oggi.

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