Il MIA, oltre la fotografia

1 Aprile 2019
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135 espositori per la nona edizione del MIA Photo Fair, con 85 gallerie a cui si aggiungono artisti indipendenti nella selezione MIA, editoria e progetti a quattro mani. Per la prima volta compare la sezione “Beyond Photography” per accogliere gallerie che portano, in dialogo con la fotografia, opere non fotografiche, come una scultura di Giò Pomodoro accostata da Progettoarte elm ai vortici di colore di Ivan Falardi. Ma mai come in questa sezione del MIA andare oltre non è solo un accostamento di opere, ma un varcare, nelle stesse fotografie, i limiti stessi del medium fotografico in quanto piatto, bidimensionale, meccanico e sostanzialmente riproducibile. Numerosissime le proposte che varcano la soglia per farsi lavoro artistico unico e sui generis, chi con interventi manuali con grafite o fili di cotone, chi “tatuando” a mano foto di sculture antiche, chi con cornici dorate imponenti, che da contenitore finiscono quasi per rubare la scena al contenuto.
Beatrice Speranza (in copertina), nella selezione MIA, ricama a mano inserti su piccole fotografie in bianco e nero, incastonate in cornici di legno autoportanti. I tondi in bianco e nero del rumeno Ştefan Bădulescu, per IAGA Contemporary Art Gallery, sono impreziositi di inserti rossi mentre le foglie macro di Caroline Gavazzi, per The Lanterns, Milano sono inserite in tondi in resina con farfalla incorporata, mentre per SpazioFarini6, Milano, i paesaggi montani di Beba Stoppani sono puntellati di chiodi e le fotografie strappate di Pier Paolo Fassetta. La Galleria l’Affiche, Milano, propone i lavori di Alfred Drago Rens con intrecci di fotografie del passato mentre dalla Galleria 13, Reggio Emilia, troviamo gli interventi a mano sui paesaggi di Jonathan Guaitamacchi. Giulio Cerocchi propone “Tre locali più servizi”, grandi tabelloni fotografici di interni in cui si possono spostare le calamite di mobili e oggetti mentre dalla Galleria Federica Ghizzoni troviamo le light boxes. Solo show con stand che diventano installazioni quelli della Galleria Il Diaframma, Milano, con le macro di particolari di murales scrostati di Anna Maria Tulli, e parzialmente quello di Riccardo Bandiera, tra le proposte MIA, che già si era fatto notare a Paratissima dello scorso anno. Da segnalare anche il progetto di luci di Gilda & Bodha per Luisa Catucci Gallery, Berlino.

Cosa resta della fotografia? Le bellissime abajour e i libri del norvegese Rune Guneriussen da Marcorossi Arte Contemporanea, i nascondigli tra le architetture del cinese Liu Bolin per Boxart, Verona, le composizioni equilibrate di Marco Palmieri per Antonia Jannone. Ma sorge il dubbio che anche qui a prevalere siano le installazioni artistiche, più che il medium fotografico in sé. Salva in toto la fotografia un ottimo Gabriele Corni, già conosciuto per i suoi ritratti in acqua, esposto qui con un altro progetto da MC2 Gallery accanto alle carte piegate di Patricio Reig. Un lavoro interessante sulle reliquie moderne, come il guanto di Schumacher, di Marco Craig per Still Fotografia, Milano, le coppie “sottovuoto” di Haruhiko Kawaguchi (Photographer Hal), le “Madonne” caravaggesche e moderne, migranti avvolte nelle coperte termiche, di Franco Carlisi per Gente di Fotografia, Modena.
Piace molto quest’anno l’ordine e la pulizia visiva dei progetti architettonici, con le vedute proposte da Massimo Minini, Brescia, con Basilico accanto a Dan Graham, i palazzi specchiati di Piero Mollica per Riccardo Costantini Contemporary, Torino, e Andrea Tonellotto che si aggiudica la menzione d’onore per il Premio Fotografia d’Architettura con 12 polaroid del progetto “Rationalism”. Altrettanto interessanti i particolari industrial dei kibbutz di Diane Henin Safra per la Galleria Blanchard, Milano.

Erica Campanella, Podbielski Contemporary

Per un lavoro interamente sul corpo si fa notare la Podbielski Contemporary, Milano, che propone per il suo “Pleasure Garden” gli ottimi lavori di Erica Campanella accanto a un big come Ferdinando Scianna. Perfette anche le contrastatissime fotografie su fondo nero di Carlo Mari e quelle fotografie finemente erotiche di Dario Mainetti per Art Studio Pedrazzini, Milano.
Si registra infine un recupero delle antiche tecniche fotografiche, dalla cianotipia all’uso dei sali di potassio, fino alla stampa a carbone di Vincent Descotils per Courcelles Art Contemporain.

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