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Intervista a la LASCIA la SCIA

19 Dicembre 2016
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a cura di Marta Tonetti

Come nasce Lascia la Scia?

Lascia la Scia, nasce 5 anni fa durante un aperitivo tra amiche e colleghe universitarie. Ci siamo conosciute in università, facoltà di architettura a Milano, quel tipo di studi che se non ti insegna il mestiere al 100% ti insegna a fare squadra, lavorare in gruppo ma soprattutto a sviluppare la passione per quello che fai. Ci siamo scelte in questi anni e progettando con tante persone ci siamo rese conto che insieme siamo una bella squadra, questa unione può fare la differenza. Una volta laureate abbiamo intrapreso ognuna esperienze in studi diversi ma a quell’aperitivo qualcosa è cambiato. E’ nata la voglia di costruire qualcosa insieme proprio partendo dal nostro bel mix, come architetti, come amiche, come donne. Prima di tutto è nato il nome; abbiamo pensato ad un nome che potesse rimanere in mente, curioso, un gioco di parole. “Lascia la scia” è un mutamento, una perturbazione temporanea, che passa e che lascia il segno, così come il tema sui cui ci siamo concentrate, quello dell’architettura temporanea; è una scia che punta in alto, come la scia di un aereo, di una barca, non sai dove porta ma sai per certo che ti porterà a nuove scoperte.

Quali sono stati i vostri primi lavori?

La prima occasione per noi è stata il festival di musica “ Rock in Rolo” in Emilia. Ci hanno chiesto di allestire una mostra fotografica e spazi per eventi. Budget zero; “ok” ci siamo dette, “proviamoci”. Ci siamo messe alla ricerca di materiali di scarto che potessero essere reinventati. Curiosi imballaggi di cartone sono diventati cabine in cui le persone scoprivano tramite un percorso al buio con le torce, gli scatti del fotografo Aldo Soligno. Teli di pluriball sono diventati enormi cuscinoni per la zona lounge, sacchi di juta un divano per le conferenze, grucce di metallo soprendenti lampadari ( quello che poi è diventato il nostro prodotto di punta, HANG) e così via. Tanto sudore, manovalanza ma il risultato ha stupito anche noi! E non solo! Questo progetto è stato il gradino di lancio. Il nostro stile e la nostra creatività sono state apprezzate. Siamo state chiamate per Campovolo 2.0 per allestire il fan club di Ligabue.

Subito dopo sempre a Reggio Emilia abbiamo allestito una mostra interattiva all’interno di Spazio Gerra, per le opere dell’artista sudafricano William Kentridge. L’allestimento è stato realizzato tutto in cartone riciclato e da qui non ci siamo più fermate. Siamo partite da un paesino dell’Emilia per riapprodare a Milano. Abbiamo avuto la possibilità di lavorare con clienti che ci hanno dato modo di sviluppare progetti secondo il nostro stile, confrontandoci con materiale poveri da reinventare. Cartone, legno, materiali di scarto.

Qual’è il valore dell’artigianalità all’interno del vostro lavoro?

In questi anni, abbiamo affrontato ogni progetto come una sfida nuova da cui imparare; il fatto di essere partite con l’artigianalità, ovvero realizzando con le nostre mani gli allestimenti, ci ha permesso di sviluppare un senso pratico nella progettazione che ci contraddistingue da un classico studio di architettura e che oggi ci permette di avere un rapporto con i fornitori con cui “ parliamo la stessa lingua”.

Siete un team di 5 donne, come avviene la suddivisione del lavoro?

La risposta che diamo è che non c’è stata una vera suddivisone del lavoro a priori, è venuta lavorando insieme e sviluppando ognuna le proprie attitudini. Chi è più portata per le public relation, chi per la progettazione, chi per la grafica, chi ha uno sguardo più tecnico di dettaglio e infine non dimentichiamoci della burocrazia! Come dicevo prima..siamo proprio un bel mix ma non solo dal punto di vista professionale, anche come persone.

Qual è il vostro spazio lavorativo e quanto pensate che conti nel vostro tipo di lavoro?

Un ruolo importante nel nostro percorso in questi anni lo ha rivestito lo SPAZIO DI LAVORO. Siamo partite da una cucina e i box di famiglia a rotazione, dopo i primi mesi abbiamo partecipato ad una Call di Creatività del comune di Sesto San Giovanni per avere uno spazio all’interno del MADE IN MAGE, ex magazzini generali delle Aree Falck. Avevamo finalmente i nostri 50 mq in uno spazio di lavoro condiviso, un edificio industriale riqualificato dove abbiamo avuto modo di collaborare con artigiani, fabbri, pellettieri, artisti, startup del taglio laser. Un microcosmo esplosivo. Esperienza come da bando è durata 3 anni, durante i quali abbiamo potuto focalizzare la nostra attività quali fossero le nostre esigenze in termini di SPAZIO.

Oggi siamo orgogliose di un grande passo che abbiamo fatto. Ad Ottobre 2015 abbiamo inaugurato il nostro studio/ Laboratorio a Porto di Mare a Milano. Siamo in un contesto molto affascinante di un vecchio quartiere operario dei primi del 900, un saponificio. Qui abbiamo ristrutturato una vecchia vetreria per farci il nostro nuovo punto di partenza. Uno studio con postazioni condivise di coworking che abbiamo arredato con una linea disegnata da noi, un magazzino per i nostri allestimenti e un laboratorio condiviso con un artigiano scelto di fiducia, una sala riunione e ovviamente la cucina, punto di convivialità. “Qui ti senti un po’ come a casa” dicono. Questo Spazio esprime quello che siamo, architetti- artigiani, “ARCHISAN” come ci piace definirci.

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Foto di un interno dello studio di Lascia la Scia a Rogoredo

Che rapporto avete con i clienti?

I nostri clienti non di rado si affezionano, per il tipo di servizio che offriamo. Seguiamo tutte le fasi di un progetto, dalle prime fasi ovviamente di concept e ideazione fino alla realizzazione e all’allestimento, in cui noi siamo sempre in prima linea.

Il campo di sperimentazione si estende su diversi ambiti: la progettazione di allestimenti ed installazioni in interni privati e pubblici, il design del prodotto e la realizzazione di complementi d’arredo, il disegno urbano e la direzione artistica di eventi fino al progetto grafico.

La cosa più interessante e bella del nostro lavoro è avere ogni volta la possibilità di crescere ed imparare dalle diverse situazioni e dai progetti che incontriamo, migliorando di volta in volta la percezione e il modo d’interfacciarsi con il cliente.

Quando lavoriamo per aziende, enti pubblici e privati per cui le richieste sono specifiche, la chiave di ecosostenibilità che ha caratterizzato l’esordio dello studio (quindi la scelta di utilizzare esclusivamente materiali di recupero) si declina in scelte sostenibili di progettazione; la progettazione è perciò mirata ad uno studio ad hoc di strutture che attraverso scelte oculate possano poi essere riutilizzate e riadattate ad altre situazioni.

Lavoriamo con privati e grandi aziende, ma ogni progetto, dalla cameretta per due bambini che nasceranno presto, all’istallazione urbana per l’inaugurazione del Museo del Duomo, ci regala soddisfazioni e ci fa crescere.

Per l’anno prossimo stiamo lavorando in particolare ad un padiglione per una fiera internazionale del gioiello, un progetto ambizioso su cui stiamo dedicando tanta energia e vi invitiamo a seguire il work in progress sui nostri social!

www.lascialascia.com

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