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Intervista a Paolo Gavazzeni

di Carlo Schiavoni e Carlo Golinelli

Paolo Gavazzeni nasce a Bergamo, la madre fin dalla prima elementare lo spinge allo studio del pianoforte, decide quindi di proseguire lo studio in maniera più seria e ad 11 anni s’iscrive al Conservatorio “Gaetano Donizetti” della sua città ottenendo il diploma; successivamente si laurea in Giurisprudenza presso l’Università statale di Milano.
Dopo un’esperienza lavorativa a Londra e uno stage alla Royale Opera House, ritorna a Milano per lavorare per Tele+3 Classica, nel 2000 viene preso al Teatro alla Scala per un’attività di coordinamento dei giovani professori d’orchestra dell’Accademia, nel 2002 gli viene offerto l’incarico di responsabile dei servizi musicali e nel 2005 responsabile della attività quotidiana del Teatro imparando così la gestione delle varie problematiche artistiche e pratiche del teatro.
Dal 2012 diventa Direttore Artistico presso la Fondazione dell’Arena di Verona, nel 2016 Direttore Artistico di Sky Classica HD, canale 138 dell’imprenditore poliedrico Piero Maranghi.
Inizia inoltre la collaborazione con la regia di Piero Maranghi, col quale firma diverse messinscena di opere presso diversi teatri italiani quali “Aida” e “Rigoletto” di Giuseppe Verdi al Teatro Coccia di Novara, “Manon Lescaut” di Giacomo Puccini al Teatro Massimo Bellini di Catania e “Delitto e Dovere” di Alberto Colla al Festival dei due Mondi di Spoleto. Queste regie hanno avuto molto successo e da queste sono partite ulteriori proposte.
Abbiamo la fortuna di potergli fare qualche domanda:

Per molti anni è stato a stretto contatto con la realtà di uno dei più importanti teatri d’opera al mondo come il Teatro alla Scala, ci può raccontare un po’ di questa sua esperienza?

La mia esperienza al Teatro alla Scala è stata molto formativa per quello che è stato il mio evolversi professionale, e molto educativa dal punto di vista professionale e umano. Nei 12 anni che sono stato alla Scala ho avuto l’opportunità di incontrare il meglio del panorama internazionale dal punto di vista di artisti , direttori d’orchestra e di cantanti, di conoscere dei grandi personaggi vedendoli lavorare da vicino e quindi conoscerne le grandezze e anche le difficoltà, perché non dimentichiamo che tutti gli artisti, grandi o piccoli che siano sono prima di tutto degli esseri umani con tutte le debolezze che all’essere umano sono connesse.
Dopo di che da un punto di vista tecnico invece il Teatro alla Scala, essendo uno dei più grandi teatri al mondo, è anche un teatro molto complesso, dove ogni piccola cosa viene messa sotto un attento scrutinio e di conseguenza è un ambiente anche difficile da un punto di vista professionale, dove gli errori hanno un peso importante non solo per gli artisti ma anche per chi lavora dietro le quinte. Nell’ufficio della direzione artistica come è capitato a me, io ero il responsabile dei servizi musicali, che è la persona che si occupa delle masse artistiche ovvero l’orchestra e il coro . Tra le altre cose io affiancavo l’ufficio del personale per questioni sindacali con un risvolto artistico , perché si deve capire che ogni scelta registica e artistica ha uno risvolto sindacale.
Faccio un esempio: in una produzione il regista ha richiesto che il coro cantasse coi piedi nudi nell’acqua, questo apre una discussione con i rappresentanti sindacali perché magari sono prestazioni che non sono previste dal contratto e di conseguenza: si deve avere l’acqua ad una determinata temperatura, il ph dai determinati fattori chimici, ecc. Questi particolari possono sembrare superficiali ma sono anche quelli che possono paralizzare la vita di un teatro.
Questi 12 anni sono stati molto costruttivi perché ho potuto stare a stretto contatto con il processo lavorativo dal punto di vista della gestione di un teatro per cui devo dire sono stati anni che hanno segnato e formato quello che sono io oggi.

Paolo Gavazzeni durante una prova con i cantanti

Lei è nipote del famoso direttore d’orchestra Gianandrea Gavazzeni, ci può descrivere il vostro rapporto? Una forte passione per la musica è stato per voi un punto di contatto?

Dunque mio nonno è morto nel 96 all’età di 87 anni per cui apparteneva ad una generazione che adesso non esiste più, non era un nonno come tutti, il rapporto tipico tra nipote e nonno non c’è mai stato perché lui non era una persona che per esempio amava i bambini, a lui interessava l’essere umano pensante, per cui il rapporto si è consolidato dopo, nell’età della mia adolescenza a 15 anni. Grazie al nonno ho avuto la grande fortuna di entrare in contatto col mondo della opera lirica, perché devo dire il mio avviamento allo studio del pianoforte non ha avuto nessuna spinta da parte del nonno, forse conscio anche delle difficoltà della carriera di un pianista e del musicista in generale. Quel che mi ha lasciato in eredità è stato di sicuro il suo amore per questo mondo, della musica lirica e della musica classica in generale ma più per il teatro. Ho potuto vivere da vicino il suo atteggiamento nei confronti del teatro e nel teatro come istituzione, che vuol dire il suo atteggiamento nei confronti delle persone che lavorano all’interno del teatro, che vanno: dai musicisti dell’orchestra, dai cantanti del coro, ai tecnici e agli amministrativi, conscio del ruolo di ognuno di loro ma non per questo il suo atteggiamento variava a seconda dell’importanza o meno del ruolo che le questi ultimi ricoprivano, era un grande rispetto e un amore per chi faceva questo mestiere e penso fosse questo una delle cose più grandi che mi ha trasmesso.
Quello che mi sorprende è che in questi anni frequentando i vari teatri per la mia professione di regista incontro ancora vecchi professionisti, macchinisti e musicisti che hanno di mio nonno un bel ricordo che poi è questo che ognuno di noi cerca di lasciare in questa terra.

Piero Maranghi e Paolo Gavazzeni

Negli ultimi anni ha firmato diversi titoli di opere con il regista di opere liriche Piero Maranghi e con Nicoletta Ceccolini ai costumi, riscuotendo un concreto successo, come instaura il processo di ideazione di una regia? Ci può annunciare delle prossime produzioni?

Piero Maranghi, con cui firmo le regie, ha una formazione principalmente umanistica, che spazia, dal cinema al teatro di prosa, grande appassionato di musica lirica. Assieme a lui il processo di ideazione di una regia parte da un grande rispetto che si ha nei confronti del compositore e del librettista e una grande considerazione del loro lavoro come pressochè insuperabili, si potrebbe quasi dire che i più grandi registi di queste opere siano difatti il compositore e il regista, ecco non abbiamo la velleità di trovare qualcosa di nuovo. Devo dire che non sono particolarmente d’accordo con le regie attualizzate perché alla fine si rivelano degli esercizi di stile un po’ fine a se stessi. Quando poi il libretto contiene un determinato linguaggio o il respiro e il sapore del testo non possono non ricordare un ambiente di un certo tipo o un determinato periodo storico, diventa veramente difficile rendere efficace una trasposizione della scena in un periodo magari più vicino a noi. Diciamo che i registi che sono riusciti in questa impresa si possono considerare dei veri geni (e io alla fine di geni ne ho visti e conosciuti pochi) e si possono contare sulle dita di una mano.
La prima regia che ci hanno proposto, una “Aida” al Teatro Coccia di Novara, sembrava un po’ una scommessa, ma adesso ci stanno arrivando diverse proposte e si sta trasformando in qualcosa di molto più serio. A luglio io e Piero saremo nel piccolo Teatro di Arezzo per un opera buffa in due atti di Valentino Fioravanti raramente eseguita intitolata “le Cantatrici Villane” che racconta di tre ragazze, che addescate da un sedicente maestro di cappella, si convincono di essere delle grandi cantanti, queste non avendo comunque nessun tipo di talento vocale acquisiscono il male moderno di bramare la fama a tutti i costi, accendendo in loro sentimenti di gelosia. Adesso però mi rendo conto che quello che ho detto vale zero! Perché abbiamo deciso, dopo grande studio e discussione con il direttore di rappresentarlo in uno studio televisivo degli anni ’70.
A Sassari in ottobre ,dove abbiamo portato Rigoletto l’anno scorso, porteremo “I pagliacci” di Leoncavallo, e a Dicembre andremo al Teatro Bellini di Catania dove porteremo “la Cenerentola” di Rossini.

Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi

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