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L’orchestra del cielo di Francesco Pedrini alla Galleria di Milano

14 novembre 2018
140 Views
di Erika Lacava

Francesco Pedrini, Strumento#1, 2017, rame e pelle, cm 35x80x86 Courtesy F. Pedrini e Galleria Milano

Fino al 6 Dicembre 2018 la Galleria Milano ospita la mostra “Gli strumenti del cielo” di Francesco Pedrini.
L’artista bergamasco, classe 1973, prosegue idealmente il suo racconto sul cielo, con uno sguardo all’infinto, iniziato qui nel 2006 con la personale “Nebula”.
L’essenzialità delle sculture e dei disegni di Pedrini si sposa per contrasto con il soffitto riccamente affrescato della Galleria Milano. Uno spazio che è già contenitore significante di opere d’arte, molto lontano dagli anonimi white cube da museo. Nella sala d’ingresso un soffitto decorato con uno sciame ordinato di piccole zanzare, opera di quell’Eugenio Giliberti che l’anno scorso ha affrescato il Madre di Napoli. Le boiserie della sala sono dell’ebanista Eugenio Quarti, a cui si devono gli arredi di Palazzo Castiglioni e del Caffè Camparino, oggi Bar Zucca, in Galleria Vittorio Emanuele. E nella sala principale l’affresco del soffitto a cassettoni è di Andrea Appiani e della sua scuola. Un’ambiente di notevole prestigio, che fa onore alla storia quasi centenaria della galleria d’arte milanese.
Aperta nel 1964 in via della Spiga su iniziativa di cinque artisti, Gianni Dova, Aldo Bergolli, Mario Rossello, Sandro e Guido Somarè, la Galleria Milano è figlia di quella aperta nel 1928 dal padre dei Somarè, Enrico, critico d’arte ed editore. La galleria milanese ha rivestito un notevole ruolo negli anni precedenti la Seconda Guerra mondiale, promuovendo per un decennio artisti del calibro di Casorati, Wildt, Sironi, Manzù e Carrà. Nel 1973 la galleria si è spostata nella sede attuale di via Turati, in un palazzo storico di fine Settecento. Direttrice della galleria, dal 1965, è l’instancabile Carla Pellegrini, con all’attivo più di trecento mostre di artisti e movimenti dell’avanguardia storica e contemporanea internazionale.
Galleria innovativa, la Galleria Milano ha promosso artisti che poi avrebbero fatto la storia, dall’arte concettuale alla Pop inglese degli anni ‘60 e ‘70 la cui prima collettiva in Italia venne realizzata proprio qui. Troppo in anticipo sui tempi la personale di Allen Jones, che fu poi chiusa a Genova con grande scandalo. Altrettanto scalpore ha destato la mostra “Irritarte” di Lea Vergine, collettiva sul ripugnante con nomi quali Baruchello e Otto Muehl, che si è guadagnata la recensione indignata del critico Cesare Garboli. Sono seguite negli anni Settanta mostre sulla Non-Oggettività e sui nuovi artisti tedeschi, tra cui Baselitz, Polke, Penk, Beuys, e nei decenni successivi la collaborazione con Arturo Schwarz per la mostra sul Dada, e poi mostre del gruppo Gutai e del Neoconcettuale italiano.

Carla Pellegrini seduta su una scultura di Allen Jones Courtesy Galleria Milano

La mostra di Pedrini si inserisce in un percorso di ricerca che ha dei tratti in comune con il concettuale. Un percorso che unisce idealmente polvere e vento, aquiloni e rumore. A partire da una suggestione sugli “ascoltatori del cielo”, figure storiche che nella Prima Guerra mondiale usavano apparecchiature acustiche per captare i segnali di avvicinamento degli aerei nemici, Francesco Pedrini costruisce apparecchi immaginifici. I sei “strumenti del cielo” in mostra sono realizzati unendo strumenti a fiato come trombe e tromboni con inserti di rame, alluminio, legno o corni di animali. Come risultato si hanno strumenti dal valore estetico scultoreo, che si possono indossare o semplicemente esporre, per suggerire un ascolto più ampio: un’ideale orchestra del cielo, in attesa di essere attivata ma non per emettere suono, ma per l’ascolto.

Francesco Pedrini indossa uno degli strumenti del cielo Courtesy F. Pedrini

Degli strumenti un tempo realmente utilizzati come dispositivi di protezione della popolazione hanno subito qui un processo di decontestualizzazione che li ha portati a diventare oggetti poetici a confronto, per estensione, non più con il cielo ma con l’infinito stesso. Un incontro fallimentare a priori, dice Pedrini, ma verso cui siamo, kantianamente, attratti in quanto esseri umani sospesi tra il finito e il desiderio di infinito. Ed è in questo incontro che realizziamo “esercizi d’ampiezza”.
Come ausilio a questo accostamento alla percezione del sublime, i fenomeni naturali diventano unione tra terra e cielo. Il lavoro di Pedrini si arricchisce quindi dei “Tornado”, grandi tavole a grafite e carboncino che ricreano, in un vortice indistinguibile fatto di pigmenti e aria della microsabbiatrice, polvere e vento. Un ritratto ontologico, si potrebbe quasi dire, che ricrea il fenomeno con gli stessi elementi di cui è costituito in natura.

E di astrazione in astrazione, di materia in materia, la serie dei “Momenti” coglie un attimo, come può essere quello del tornado, in cui un evento si realizza, piccolo e determinante al tempo stesso. È una serie basata sul concetto inverso di infinito, una prossimità al minimo possibile, quasi al nulla, ma pur sempre un attimo. Una briciola di tempo, un istante, un momento, cioè etimologicamente il più piccolo movimento che fa muovere la bilancia in una direzione. Un’unità minima di peso che viene raffigurata con uno spruzzo di grafite polverizzata, ossidi di ferro, pigmenti, misurati in grammi e in numeri di soffi necessari a disperderli, aggregandoli, sul foglio. Sono attimi in cui finito e infinito si sfiorano delicatamente.

Francesco Pedrini, Momento#4, 0,1 grammi, 2018, ossido nero su carta, cm 32,5×44 Courtesy F. Pedrini e Galleria Milano

E in questa tensione al limite, in questo dondolarsi tra i due estremi del tutto e del nulla, Francesco Pedrini chiude la mostra con un piccolo cammeo, omaggio romantico all’inventore del telefono, poi brevettato da Meucci, Alexander Graham Bell, che nelle fotografie documentarie compariva spesso, tra prototipi di macchine volanti e altri esperimenti, in compagnia della moglie Mabel, sorda, a cui l’artista ipotizza sia legata la sua ricerca sul suono, tendente all’infinito.

Taken#1, 2018, pastello e pigmento su carta, cm 40,5×42,5 Courtesy F. Pedrini e Galleria Milano

La mostra “Gli strumenti del cielo” di Francesco Pedrini è visitabile fino al 6 Dicembre 2018 nei seguenti orari di apertura:
da martedì a sabato
dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00

Galleria Milano
via Manin, 13, via Turati, 14 – 20121 Milano
02 29000352
www.galleriamilano.com
info@galleriamilano.com

Francesco Pedrini (Bergamo, 1973)
Diplomato all’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Laurea magistrale allo IUAV di Venezia. Ha esposto in mostre personali alla Galleria Martano di Torino, alla Facultad de Derecho de la Universidad di Buenos Aires, al Tirana Institute for Contemporary Art, al BACO di Bergamo, alla Galerie Susanne Albrecht di Berlino e in collettive in numerose gallerie e istituzioni tra cui alla Biennale di disegno di Rimini, alla Fondzione Buziol di Venezia, al Merano Arts Festival, al Tophane Culture Center di Istanbul.

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