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Mare fuori

8 Novembre 2020
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di Noemi Stucchi

Dagli autori Cristiana Farina e Maurizio Careddu e da una coo-produzione di Rai Fiction e Picomedia di Roberto Sessa, la serie Mare fuori è stata trasmessa a partire da settembre su Rai 2 e oggi è disponibile su Rai Play. Dopo il successo dei 12 episodi che ha visto il coinvolgimento di un gran numero di telespettatori, è stata preannunciata una seconda stagione.

Ci troviamo all’interno dell’IPM, Istituto di Pena Minorile di Napoli. Le riprese sono state girate all’interno della Base Navale della Marina Militare di via Acton a Napoli, espediente che porta alla caratterizzazione del luogo di detenzione in stretta vicinanza del mare, richiamo alla libertà. Così come rimanda il titolo, il “Mare fuori” è una presenza forte, elemento che ritorna anche nella sigla cantata in dialetto partenopeo O mar for nata da una collaborazione tra il compositore Stefano Lentini con Lorenzo Gennaro e Icaro (quest’ultimo è lo pseudonimo di Matteo Paolillo che nella serie interpreta Edoardo). L’intera colonna sonora è stata composta da Stefano Lentini e prodotta da Rai Com e Coloora Records con la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e del cantautore napoletano Raiz.

Il regista Carmine Elia ricalca l’importanza dell’ambientazione:

«È un serie complicata, dove Napoli è un personaggio e non una cornice. La storia era già molto forte. Ci fa capire come gli adulti siano modelli di positività fondamentali per i ragazzi. Come la famiglia, le istituzioni e tutti noi contribuiamo ad indirizzare il loro futuro».

L’Istituto di Pena Minorile diventa un luogo di incontro e convivenza, più o meno forzata, tra i giovani detenuti e gli adulti che lavorano lì. Al di là dei ruoli istituzionali, dietro alla figura della severa direttrice Paola (interpretata da Carolina Crescentini) scopriamo un lato fragile e materno, così come per il Comandante di Polizia Penitenziaria interpretato da Carmine Recano nel ruolo di Massimo che dimostra di voler bene ai ragazzi come se fossero suoi figli.

L’istituto rappresenta un passaggio obbligato, momento di trasformazione per i ragazzi e le ragazze che dovranno attraversare lì dentro l’età adolescenziale per raggiungere quella adulta. Si tratta di un grande cambiamento emotivo dettato dalle scelte, dallo spirito di adattamento e dalla capacità di far fronte alle avversità.

Conosciamo meglio Filippo (Nicolas Maupas), il ragazzo milanese di buona famiglia che manda all’aria la nascente carriera da pianista durante una serata goliardica all’insegna di droghe ed eccessi. Ucciderà il suo migliore amico in una bravata che chiamerà “incidente” per allontanare la responsabilità dell’accaduto. Filippo sembra essere capitato lì per sbaglio tanto da conquistarsi il nomignolo di “Chiattillo”, ovvero di bravo ragazzo. Nella stessa cella c’è Carmine (Massimiliano Caiazzo) che di cognome fa Di Salvo, famiglia di noti criminali. Sbeffeggiato come “‘o Piecuro” (la pecora), cerca disperatamente di sottrarsi alle dinamiche dei malaffari quando, all’improvviso, sarà costretto a tirare fuori gli artigli per difendere la propria ragazza, aggredendo a morte l’aggressore di un clan avversario. Entrambe le vittime sono figli di personaggi potenti: se per Filippo si prevede una pena senza sconti, con l’uccisione del figlio di Antonio Valletta, il boss già noto alle forze dell’ordine e detenuto a Poggioreale, si scatenerà una reazione a catena che non metterà a repentaglio solo la vita di Carmine…
Quella della pecora e del bravo ragazzo è una strana coppia di amici che riuscirà a far fronte alle ingiustizie e ai soprusi di Ciro (Giacomo Giorgio), piccolo boss del carcere che continua ad esercitare il proprio ruolo supportato dal gruppo dei compagni di cella.

Ognuno con la propria storia, di puntata in puntata si intrecciano le vicende degli altri ragazzi e ragazze dell’Istituto. Filippo riscoprirà una nuova affettività con Naditza (Valentina Romani), ragazza rom che preferisce vivere in detenzione piuttosto che essere venduta dal padre; c’è Viola (Serena De Ferrari), gelosa, possessiva e dai tratti inquietanti; c’è Edoardo (Matteo Paolillo), il braccio destro di Ciro, quella testa calda di Pino o’Pazzo (Ar Tem), la storia di amore e violenza raccontata da Gemma e da Cardiotrap (Serena Codato e Domenico Cuomo).

Tra scene di pestaggi e l’uso di un linguaggio violento senza esclusione di maniere forti, la serie sviluppa una profonda riflessione sulla distinzione tra bene e male, giusto e sbagliato in tutte le sue sfumature. Siamo di fronte a una drammaticità non scontata che non trova sempre soluzione nel lieto fine.

Le vicende che continuano al di fuori riescono a penetrare all’interno dell’istituto. Si può scappare dal proprio destino? Quanto peso hanno le colpe dei padri che ricadono sui figli? Se c’è una cosa che la serie sembra suggerire è il valore delle proprie scelte, perché c’è sempre una possibilità per fare la cosa giusta.  Ci sta sempre il mare fuori.

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