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MUSICA È: Mario Riso

10 Luglio 2019
56 Views
di Massimiliano Forleo

La musica è espressione di un sentimento, parte della nostra storia che si mette via attraverso una canzone così come l’arte in genere è specchio di istanti/momenti di vita vissuta o raccontata. La musica accompagna il giorno, la notte, il battere del nostro cuore scandendone lei a volte il ritmo. Ebbene così come la musica è e sarà sempre colonna sonora del nostro vivere, è vero anche che la musica ha spesso avuto un carattere di denuncia o messaggio sociale. Attraverso la musica si sono fatte campagne di sensibilizzazione, attraverso la musica si vende, attraverso la musica si osserva… È quindi questo che in questo numero di Not Only Magazine voglio trattare: la musica come strumento per sensibilizzare, dare un messaggio e creare un’azione sociale.

Ho pensato che per farlo sarebbe stato opportuno intervistare un amico, un artista, un musicista che ha dagli anni ’90 ad oggi ha una lunghissima ed ancora attuale carriera musicale, una persona che ha collaborato praticamente con tutta la discografia italiana: MARIO RISO.
Dall’età di 14 anni Mario ha trovato il suo strumento nella batteria e oltre ad essere stato musicista per Grignani e Jovanotti, solo per citarne alcuni, ha fondato Rock Tv ed Hip Hop Tv conducendone alcuni programmi. Dal 2005 fonda Rezophonic che si basa sulla realizzazione di dischi in cui i brani scritti da Mario vengono interpretati da artisti italiani e i cui ricavati sono devoluti all’African Medical and Research Foundation (AMREF) per un progetto idrico nella regione dai Kajiado tra Kenya e Tanzania, e che ha ottenuto il patrocinio della Fondazione Pubblicità e Progresso. Anticipato questo non ci resta che porgli qualche domanda per andare un po’ più a fondo…

Massimiliano Forleo: Ciao Mario, prima di entrare nello specifico Rezophonic, dimmi cosa è dopo tanti anni ancora la musica per te

Mario Riso: La musica è un dono, un talento che quando ti tocca non ti abbandona mai più. La musica la vivo sin dall’adolescenza, dall’età di 14 anni, quando la batteria mi ha catturato e da quel momento ogni giorno che passa la amo sempre di più e di conseguenza la musica, anche perché la batteria di per sè è uno strumento che si completa attraverso altri strumenti, ed è per questo che non passerà giorno che non ami sempre di più questa disciplina.

M.F.: Cosa ti stupisce dell’ambiente musicale oggi e cosa è cambiato?

M.R.: Dell’ambiente musicale di oggi mi stupisce il livello raggiunto che però nello specifico evolversi non significa migliorare, perché non solo nella musica ma anche nel calcio, nelle costruzioni e altro si sono raggiunti picchi elevatissimi, ma abbiamo livellato il tutto verso il basso. Una volta i miei riferimenti musicali, i miei idoli, erano musicisti che mi costringevano a studiare giorno e notte sperando di avvicinarmi anche solo lontanamente al loro livello. Oggi i ragazzi hanno miti in chi fa classifica e vendita di basso profilo (escludendo alcuni picchi invece di altissimo livello) che un tempo non avrebbero avuto i requisiti per fare questo di mestiere, e quindi, tornando al discorso di prima, quando si livella tutto verso il basso succede che magari l’Italia dopo 50 anni non partecipa ai mondiali, o chi nella musica non ha i requisiti diventa idolo e chi invece ha tutto quello che serve per essere musicista diventa obsoleto. Questo è quello che mi stupisce oggi.
È cambiato che la musica è diventata social e mentre il disco prima era un punto di arrivo, ora è un punto di partenza; mentre fare un video era cosa che accadeva a pochi, ora si fa un video senza neanche aver fatto un disco. I social permettono a tutti di dialogare con tutti e questo una volta non era possibile ed eravamo costretti a mandare delle cassette demo alle case discografiche, senza aver modo di sapere nulla di quello che stesse accadendo. L’attività live ci poneva davanti a un pubblico di cui non sapevamo nulla e non avevamo modo di sapere cosa in realtà stavamo costruendo anche a livelli di consensi. Oggi si ha un controllo molto più grande del tutto pagandone però anche le conseguenze, come ad esempio i personaggi che ne derivano, come gli Influencer o gli Youtuber, che si pongono come figure di riferimento nell’ambito della comunicazione senza averne i requisiti. Tutto si è livellato: zero professionalità, tutti possono fare tutto, tutti possono dire tutto, i giovani non conosceranno più il termine “gavetta”, come invece noi abituati alla cabina telefonica, che ora abbiamo invece uno strumento più rapido per metterci in contatto con il mondo… ma alla base non c’è colui che chiamo “l’uomo del Monte” che partendo da una base di conoscenza possa dire a qualcuno tu sei pronto e tu invece no.

 

M.F.: Secondo te perché la musica è veicolo per messaggi ed azioni sociali e ritieni necessario che lo sia?

M.R.: La musica è fatta dagli uomini per gli uomini e di conseguenza non si può dividere la figura del musicista dall’essere uomo comune e, come in tutte le cose, ci sono persone più ispirate, più attente a quello che li circonda,  come succede anche per Rezophonic. Questo non significa esser maestri ma semplicemente mandare un messaggio, uno spunto di riflessione in ambito sociale attraverso delle canzoni che possono toccare o meno le corde della sensibilità umana. Dunque musica e persone non si possono scindere, perché la musica è fatta da quelle stesse persone.

M.F.: Dimmi i punti salienti e gli obiettivi raggiunti dal progetto Rezophonic e da quanto tempo è impegnato nella realizzazione dei pozzi in Africa.

M.R.: Premetto che Rezophonic è una sorta di nazionale del rock che da 13 anni a questa parte si impegna nel sociale. Inizialmente si è impegnata a supportare l’Africa con il progetto idrico di Amref soprattutto con la figura di Icio De Romedis. Negli anni questo progetto ha subito dei cambiamenti, delle evoluzioni, perché mentre con Amref abbiamo costruito 167 pozzi, 15 cisterne e tre scuole, altresì siamo riusciti a supportare anche ambiti diversi diventando artisti a supporto di cause sociali a 360 gradi. Nel primo disco infatti abbiamo parlato di Africa, nel secondo abbiamo raccontato dell’importanza dell’acqua per l’essere umano, nel terzo disco, vista la crisi che si stava vivendo, abbiamo parlato di sprechi, e in quest’ultimo lavoro stiamo parlando di rispetto dell’ambiente e del bisogno di invertire la rotta per le generazioni future.
Quindi Rezophonic è non solo per l’Africa ma è attivo in tutti gli ambiti sociali che riguardano anche il nostro territorio, come ad esempio purtroppo i grandi terremoti nel nostro Paese. Siamo stati a suonare per Amatrice, Bologna e L’Aquila, abbiamo suonato per la Fondazione Pupi e i bambini argentini e abbiamo sposato le cause che parlano di necessità, di primo bisogno. Questi sono i punti salienti e le attività finanziate dal progetto Rezophonic.

M.F.: Grazie di tutto Mario!

M.R.: A te!

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