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Ma cosa ci dice il cervello

3 Luglio 2019
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di Marta Dore

È possibile provare empatia o addirittura immedesimarsi in un agente segreto? È quasi inevitabile quando a impersonare l’agente segreto è un’attrice come Paola Cortellesi, che infonde umanità a ogni personaggio che interpreta, che sia la mamma popolana e un po’ tamarra che vive nel difficile quartiere della periferia romana detto Bastogi o quella dell’alta borghesia veneta che vuole sbolognare i figli al marito da cui sta divorziando.

In “Ma cosa ci dice il cervello”, di Riccardo Milani, la Cortellesi è Giovanna Salvatori, un’impiegata triste e dimessa, mamma separata di una bambina di 10 anni di cui non riesce ad occuparsi come pensa dovrebbe fare. Tanto Giovanna è remissiva e succube, tanto la sua mamma, in crisi di mezza età,  è una signora esplosiva e decisa a godersi la vita, che non perde occasione per umiliare la figlia anche davanti alla piccola Martina. In realtà la umiliano un po’ tutti, la povera Giovanna Salvatori Cortellesi: gli automobilisti che le bloccano la strada senza curarsi di lei, i genitori dei compagni della figlia che millantano imprese eroiche per conquistare l’ammirazione dei bambini e delle maestre, i cafoni che la insultano anche se i maleducati sono loro. A un certo punto però si scopre che questa figura così incolore non è altro che il personaggio-copertura della vera Giovanna, una donna tosta, coraggiosa, perfino sexy, che di mestiere fa, appunto, l’agente segreto.

Mentre si barcamena tra gli impegni materni e una missione per incastrare un terrorista internazionale, Giovanna riceve la chiamata di una sua compagna di liceo che sta organizzando una rimpatriata tra quelli che 20 anni prima erano migliori amici. Pur molto riluttante, Giovanna partecipa alla reunion e questo la porterà a rivedere una serie di atteggiamenti della sua vita come impiegata e mamma e anche della sua vita come agente operativo. Vedendo le difficoltà quotidiane degli amici e le loro umiliazioni, decide di non essere più remissiva, di non stare più a guardare passivamente le prepotenze di cui ogni giorno si trova a essere spettatrice o vittima: inizia a reagire e diventa una sorta di grande vendicatrice. Questo nuovo atteggiamento mette per la prima volta in collegamento le sue due vite, rendendola una persona più completa e non più spezzata. Quello che arriva a noi spettatori è un messaggio chiaro, forte e sacrosanto: non si può vivere ognuno per sé, chiusi in una bolla, perché le ingiustizie che capitano a te, come quelle che capitano agli altri, ci riguardano tutti. Bisogna intervenire, farsene carico, fare ognuno la sua parte perché non si ripetano più. Che tu sia un’impiegata o un agente segreto.

“Ma cosa ci dice il cervello” è una commedia godibile, che non pretende di sconvolgere nessuno con messaggio esistenziali. Ma con garbo e simpatia, ci ricorda qual è la base del vivere comune: nessuno sta in piedi da solo. Ecco che cosa ci dice il cervello.

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