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Natura al MUBA

11 Febbraio 2019
1.110 Views
di Erika Lacava

La natura non è un posto da visitare. É casa nostra
Gary Snyder

Da poco inaugurato al MUBA, il Museo dei Bambini di Milano, “Natura. Giocare e scoprire la natura con occhi nuovi”, la mostra-gioco che resterà aperta al piccolo pubblico tra i 2 e i 6 anni fino al 6 Gennaio 2020.
A presentare il progetto di mostra, in un’inaugurazione che è stata anche anniversario per i 5 anni di attività del museo, Elena Dondina, Presidente di Fondazione MUBA, che ha introdotto il comitato scientifico, composto da categorie diversamente collocate sul panorama culturale, di questo particolarissimo percorso esperienziale ed emozionale.
La mostra si inserisce all’interno di un programma di attività che il Comune di Milano dedica al tema della natura, a partire dall’attenzione riservata all’Expo del 2015, in cui erano stati coinvolti i bambini su una riflessione sul cibo e sulla sua genesi naturale, fino alla mostra che aprirà a breve in Triennale “Broken Nature: Design takes on human survival”. Come ha ricordato l’assessore alla Cultura Filippo del Corno, sullo sfondo dell’allegro vociare di una classe di bambini chiamata a sperimentare in anteprima il percorso di mostra, i veri padroni del MUBA sono i bambini di Milano, a cui ogni mostra è dedicata come invito a sviluppare “la loro potenza creativa e di relazione”, temi rilevanti per la crescita cognitiva e sociale di ogni bambino e futuro cittadino, a cui si vuole offrire fin da subito un modo per affrontare responsabilmente il tema della natura in età adulta.
La mostra si propone quindi di ampliare a livello esperienziale e sensoriale la conoscenza che il bambino ha della natura. La proposta didattica del MUBA si articola in quattro sezioni, ognuna curata da un curatore diverso.

Sezione “Il prato smisurato”, illustrazioni di Isadora Bucciarelli

Fabrizio Bertolini, naturalista, ricercatore in Pedagogia generale e sociale presso l’Università della Valle d’Aosta, ha rivestito il compito di “amico critico”, come si autodefinisce, offrendo spunti di riflessione tra l’attività di consulenza scientifico-naturalistica e il campo pedagogico-sociale. Lavorando a stretto contatto con i progettisti dei quattro allestimenti, Bertolini ha contribuito a dar vita a un percorso esperienziale ricco di stimoli per un’esplorazione della realtà naturale dal punto di vista della forma, del colore, dello spazio e della materia, passando dal grande all’infinitamente piccolo. Un modo per ricondurre per mano i bambini alla loro casa naturale, dopo che, generazione dopo generazione, se ne sono allontanati.

La prima sezione in cui ci si imbatte entrando in mostra è “Il prato smisurato” a cura di Elisa Testori, editor e producer di progetti creativi e culturali. Un prato smisurato nel senso di fuori scala, con elementi del mondo animale e vegetale scelti da Fabrizio Bertolini in tre diverse misure per generare un effetto di spaesamento. Qui, disegnati dai meravigliosi tratti dell’illustratrice e scenografa Isadora Bucciarelli, si possono trovare nascosti dietro enormi ciuffi d’erba coccinelle giganti, ricci, libellule, lucertole, da poter spostare e ricollocare a piacimento all’interno dello spazio. Si definisce così un “prato delle possibilità”, aperto e agito dai bambini che possono interagire con le sagome naturali e farle proprie componendo paesaggi in modo libero e osservando, attraverso le diverse dimensioni, come si costituiscono le relazioni di vicino e lontano, oltre a quelle sociali di preda e predatore.

Sezione “Il paesaggio di passaggio”

“Il paesaggio di passaggio” è invece la sezione curata da Francesca Valan, color designer già curatrice della precedente mostra del MUBA “Colore”, che ha realizzato, in collaborazione con l’associazione Colore e Tintura naturale M.E. Salice, otto paesaggi/passaggi strutturati come percorsi dinamici attraverso cui i bambini sono invitati a passare. Si tratta di teli tinti con tinture naturali che propongono per ciascuna scala di colore le moltissime sfumature dei colori che offre la natura. Scopo della proposta, oltre a un’immersione nel colore nel vero senso della parola, è un viaggio nel tempo alla scoperta del significato delle pratiche di colorazione nei popoli antichi e della derivazione del colore dai pigmenti della cocciniglia, dello zafferano e di altre piante. Per imparare a godere della bellezza dei colori naturali, anche se non possono competere, per brillantezza, con quelli offerti dagli schermi LCD di ultima generazione.

Monica Guerra nella sezione “La camera delle meraviglie”

Monica Guerra, con gli architetti Lula Ferrari e Lola Ottolini, pedagogista, ricercatrice e docente presso l’Università di Milano-Bicocca, sceglie di trattare invece il tema della materia nel modo più semplice possibile, a misura di bambino. Nel suo bellissimo intervento incanta e fa tornare per un attimo bambini ricordando come questi spesso abbiano in tasca oggetti che raccolgono per strada mentre camminano, sassi, pigne, foglie o piume. Contro il divieto del mondo adulto di raccogliere le cose da terra, il bambino raccoglie, annusa, tocca e infila in tasca come un tesoro gli oggetti più disparati, che, se la famiglia o la scuola glielo permettessero, verrebbero accumulati in un cassetto per ritrovarli e godere ancora della loro meraviglia. Il MUBA vuole qui farsi archivio dei piccoli doni della terra mettendo a disposizione dei più piccoli i propri cassetti per raccogliere, per poi prendersi il tempo di guardare e invitare i propri “amici” a fare altrettanto, i meravigliosi oggetti quotidiani. Proprio a questi bambini e alle loro famiglie, oltre che ai naturalisti specializzati, si è rivolta la “call for materials” girata nei social nei mesi precedenti l’apertura della mostra per raccogliere oggetti naturali da mettere a disposizione per le scorribande visive del pubblico. Come nelle antiche “Wunderkammer”, le camere delle meraviglie rinascimentali e barocche, la mostra propone oggetti meravigliosi e allo stesso tempo ordinari: dai palchi di corna del cervo alle piume di pavone, dalle pigne alle pietre e ai semi, che si possono toccare, annusare, rigirare tra le mani e guardare da vicino, anche da molto vicino, con l’aiuto di una penna a ingrandimento che proietta ogni dettaglio su una lavagna luminosa. A mano a mano che si fa scorrere la punta della penna sul materiale prescelto, è come se si intraprendesse uno straordinario viaggio sulla sua superficie che dà la sensazione di entrare dentro il materiale, di sprofondare nella materia. Perché anche le cose piccolissime nascondono segreti, come in questo insegnamento si nasconde la grande lezione civica che Monica Guerra vuole darci: “Nessuno ama ciò che non conosce, e nessuno si prende cura di ciò che non ama”.

Sezione “Il giardino incartato”, sculture di Daniele Papuli

Ultima sezione di mostra, “Il giardino incartato”, a cura di Barbara Zoccatelli, pedagogista di Trento, che si è occupata delle forme ricorrenti in natura, dalla linea alla spirale, dal cerchio alla ramificazione. E anche qui la mostra sorprende noi adulti nel farci realizzare che la conformazione dei rami e delle radici dell’albero è riprodotta in dimensione maggiore nei fulmini e in piccolo nelle venature delle foglie, oltre che, nel nostro corpo, nel palmo della mano, nelle ramificazioni dei vasi sanguigni, dei neuroni e dei bronchi… In collaborazione con lo scultore e scenografo Daniele Papuli sono proposte così al MUBA delle sculture-lombrico modulabili nate dall’ispirazione degli origami di carta giapponese e denominate dal suo stesso creatore “incartesimi”. Un giardino “incartato” in cui perdersi, rivolto a tutti i bambini, sia quelli che lo sono attualmente sia quelli che lo sono già stati. Perché, per citare il Piccolo Principe, “Tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano”.

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