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Nicolò Castellini e l’eleganza nascosta di Tangeri

4 Novembre 2019
135 Views
di Eleonora Attolico

Sembra di stare in un dipinto di Henri Matisse. È questa l’impressione sfogliando il libro “Inside Tangier Houses & Gardens” (Dentro Tangeri Case & Giardini) edito da Vendôme Press. Scritto dal decoratore di interni Nicolò Castellini Baldissera con le fotografie di Guido Taroni. Il volume potrebbe essere un’idea regalo per Natale e, in ogni caso, uno strumento utile a chi si interessa di viaggi e arredamento. Si acquista anche su Amazon. Costerebbe 85 euro ma non mancano le offerte come è successo a Milano, il 3 ottobre, durante la presentazione alla Casa degli Atellani in Corso Magenta. Prezzo speciale 60 euro. Esaurite tutte le copie.

Evocare Matisse non è un caso. Il massimo esponente del Fauvismo soggiornò due volte nella Città Bianca. Nella primavera del 1912 e l’inverno successivo. La luce del Nord Africa, i colori vivaci, l’arte tradizionale del Marocco si riconoscono in una ventina di tele e decine di schizzi. Suggestioni forti comuni a molte delle 24 dimore raccontate nel volume che si presenta come un coffee-table book. “Ci abbiamo lavorato un anno riuscendo, grazie ai contatti di Nicolò Castellini, a fare gli shooting nelle varie ville” racconta la sera della presentazione milanese Guido Taroni.

Casa Tosca (Nicolò Castellini)

La prefazione è firmata da Hamish Bowles, giornalista di Vogue America e collezionista. Tira in ballo Truman Capote che di Tangeri aveva scritto: “È un bacino che ti prende, un posto senza tempo”. Il libro non annoia perché ogni casa è presentata con un testo di una ventina di righe. Scritto in un inglese divulgativo, racconta, ogni volta, la genesi della dimora e accenna alla vita dei proprietari.

Sullo sfondo la storia di Tangeri. Un susseguirsi di invasioni dovute alla posizione strategica all’imbocco del Mediterraneo davanti allo Stretto di Gibilterra. Il fascino è in parte dovuto al suo passato di zona franca internazionale. Era divisa in vari settori. Questa situazione durò dal 1912 al 1956 quando tornò a far parte del Marocco. In questo periodo era nominalmente governata dal sultano ma in realtà controllata da Francia, Spagna, Gran Bretagna, Portogallo, Svezia, Olanda, Belgio, Stati Uniti e Italia. Durante l’Interzona affluirono numerosi forestieri, che arrivarono a costituire la metà della popolazione. Qui sbarcavano scrittori come Tennessee Williams e Paul Bowles ma anche artisti, spie, personaggi del jet-set, speculatori finanziari, esiliati e stranieri eccentrici. Sono proprio questi ultimi i protagonisti del libro. Alcuni, ovviamente più contemporanei, hanno perpetrato la reputazione di Tangeri come città trasgressiva. Oggi si direbbe border-line.

Chi è andato in vacanza da queste parti si è spesso chiesto che aspetto hanno queste ville di cui tanto si favoleggia. Bene ecco svelato l’arcano con alcuni interrogativi. Ad esempio, nessuna dimora fotografata appartiene a una famiglia marocchina. Perché? Risponde Castellini: “Gli abitanti di Tangeri tengono molto alla privacy. Non è nella loro cultura far pubblicare un ambiente privato come una casa”.

La carrellata si apre con la storica Dar Zero. Risale alla fine del Diciassettesimo Secolo, si dice che qui si trovi il più antico albero di fico della città. La magione fu rimessa a nuovo negli anni Sessanta da Yves Vidal, il direttore creativo di Knoll International insieme a Charles Sevigny, un architetto di interni. Tra i suoi clienti Hubert de Givenchy e Farah Diba. Interessanti anche gli scorci della villa battezzata Gazebo del decoratore londinese Veere Greney. Colpiscono anche la raffinatezza di certi cortili come quello ottocentesco di Dar Ouezzane. Appartiene all’antiquario Gordon Watson. Si trova nella parte alta di rue Shakespeare.

Non mancano le dimore appartenute agli stilisti di moda. Primo fra tutti Yves Saint Laurent. Molti lo associano solo a Marrakech. Pochi sanno invece che, insieme al socio e compagno Pierre Bergé, acquistò nel 1998 una villa appena fuori dalla Casba di Tangeri. Si chiama Mabrouka, in arabo significa “fortuna”. “La voglio fresca, aperta, piena di luce” disse Yves al decoratore Jacques Grange nel 1998 quando decisero di acquistarla. “Le mie case” aggiunse “mi ricordano troppo Tutankamon”. Nel volume figurano, inoltre, le dimore di Stephan Janson, Bruno Frisoni (per anni ha disegnato le scarpe Roger Vivier) e non ultima quella di Nicolò Castellini. Si chiama Casa Tosca. È l’unico testo di presentazione redatto da Umberto Pasti, botanico e scrittore anche lui un habitué di Tangeri.

La Città Bianca è in ascesa anche perché il re Mohammed VI ne è affascinato (al contrario del padre Hassan II che la detestava). La rinascita è iniziata nel 2007 quando il porto principale è stato sostituito dal Tanger Med, a 40 km dalla città. È uno dei più attivi sia dell’Africa che del Mediterraneo. Inoltre non è difficile notare vari interventi di riqualificazione della corniche e dei quartieri intorno alla stazione. E, a proposito di ferrovie, da Casablanca il treno ad alta velocità ci mette solo due ore e mezza. “L’ho preso, è fantastico”, ci dice Castellini. E noi gli crediamo sulla parola.

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