NON SOLO CANZONETTE – EPISODIO 12

11 Giugno 2018
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di Danilo Longano

La tua pelle si confonde con la mia, il tuo respiro è scirocco caldo che soffia nelle mie orecchie.

Sento le tue vene pulsare, la mia voce ti scorre nel sangue, siamo il miglior posto in cui leccarci le ferite.

Le parole scivolano dalle mie mani veloci, mentre cerco di descrivere le sensazioni che mi pervadono ascoltando una voce suadente, soave, sensuale. Mi sento immerso in un mellifluo bagno sonoro.

La musica scorre su di me come l’acqua di una doccia dopo una lunga e grigia giornata, mi sento a casa.

Rhye, è un progetto musicale capitanato da Mike Milosh, poliedrico artista canadese. La sua caratteristica voce in falsetto è inconfondibile, marchio di fabbrica del gruppo che a distanza di 5 anni dal disco di esordio “Woman” si ripropone con “Blood”  uscito agli inizi di febbraio di quest’anno.

Gli elementi della band sono variati negli anni, ma fortunatamente non sono cambiati gli intenti, lo stile, le sonorità fresche e sognanti.

Undici brani di musica nu-soul e R&B si potrebbe dire. Eppure, credo fermamente che le etichette siano riduttive e il disco ne è conferma.

 

Gli arrangiamenti sono perfettamente equilibrati, un cocktail condito da batterie elettroacustiche leggiadre, bassi suadenti e gommosi, archi di seta, pianoforti morbidi e taglienti, rifiniti da una goccia di sintetizzatori luccicanti, ma mai invasivi. Tutto ciò ospita magistralmente la voce di Mike Milosh, che grazie alle sapienti mani di Lexxx e Patrick Dillett (i fonici che hanno missato il disco), sembra cantare letteralmente a due centimetri dalle nostre orecchie.

Il suono gioca sicuramente una parte fondamentale dell’impatto emozionale che i brani suscitano nell’ascoltatore. La ritmica è in primo piano, ma mai invasiva, gli ambienti creano la dimensione acustica ottimale per inserire ogni tappeto sonoro.

Il disco si apre con “Waste” una lenta ballad dal ritmo cardiaco. Dal momento in cui comincia la parte di archi, a circa un minuto dall’inizio della canzone, siamo trascinati nella dimensione eterea e sensuale di cui il disco è fatto.

Ma è davvero impossibile stare fermi sulla sedia ad ascoltare. Avanza la seconda traccia “Taste” e sento che il mio corpo si muove, la mia testa ondeggia e mentre mi muovo divertito, le tracce avanzano, e aumenta la tensione emotiva. Il disco è in continua crescita.

Please” è la canzone che non sapevo di voler ascoltare così tanto. Rappresenta molto bene l’intero lavoro, una poetica dolce e amara, impreziosita da una progressione musicale di rara bellezza.

Sebbene i testi siano forse ridondanti e monotematici, le parole di Milosh diventano suono e sentimento allo stesso tempo, grazie alla sua voce e alle scelte stilistiche effettuate.

Il disco scorre meravigliosamente dal punto di vista logico e semantico, non è facile analizzare la lirica senza esserne trasportati.

La verità è a portata di mano, anzi di orecchio. Come ogni disco, anche questo è un viaggio nel cuore di chi l’ha scritto, suonato e interpretato.

E’ una dedica agli amanti, un rifugio dal dolore, una casa da costruire. E’ una vita per crescere insieme e diventare esseri umani.

La melodia trascinante di “Stay Safe” fa davvero sentire bene, le soluzioni armoniche utilizzate sono eleganti e portano al ritornello con una notevole naturalezza, cancellando ogni traccia dell’ipnotico movimento delle strofe.

Concedetevi una breve ricerca sui canali online per godervi le performances dal vivo di questa band, non ne resterete certo delusi.

Il disco chiude con un brano magnetico, la voce è incastrata tra i ripetuti fraseggi di chitarra, archi e batteria. L’armonia sul finale si fa cupa e tesa, lasciando noi ascoltatori ai nostri pensieri più profondi, contando le aspettative sulla nostra pelle intirizzita, il nostro animo colmo di brividi.

Occhi chiusi, mente e cuore aperto.

Ogni giorno ringrazio migliaia di persone che ci fanno dono di tanta bellezza, sia essa musica, pittura o più semplicemente arte.

Alla prossima puntata.

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