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Padrenostro

5 Novembre 2020
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di Marta Dore

Valerio Le Rose ha 10 anni e un amico immaginario. Ha anche un papà vice questore, una bella mamma bionda ed elegante e una sorella più piccola, Alice, con cui lui non ama passare il tempo. Ogni pomeriggio Valerio raggiunge il suo amico immaginario in una stanza tutta per loro, gioca con lui, si confida, vive un’avventurosa esistenza parallela. Una mattina la sua vita cambia all’improvviso: svegliato da un grande trambusto, si affaccia al balcone e vede l’attacco subito da suo padre a opera dei Nuclei Armati Proletari. Un terrorista rimane ucciso, mentre Alfonso Le Rose sopravvive e dopo un periodo in ospedale torna nella sua casa romana, dai figli e dalla moglie.

Inizia un periodo difficile per Valerio. Incapace di esprimere lo choc subito, si rifugia in un nuovo mondo dove fantasia e realtà si intrecciano. Il padre, un uomo del sud di poche parole, severo, ma anche capace di grandi tenerezze, cerca di avvicinarlo, ma non arriva a capire quello che tormenta il piccolo Valerio.

Il clima a Roma in quella metà degli anni Settanta si fa sempre più teso e Alfonso Le Rose decide di portare tutta la sua famiglia in Calabria, la sua terra natia. Qui, accolti dal grande clan famigliare, tutto sembra trovare una nuova armonia, ma le vicende romane raggiungono il vice questore anche sulla Sila e le risorse che Valerio trova per avere sollievo non si rivelano adeguate, anche se alla fine padre e figlio riusciranno a trovare una via per condividere le forti emozioni che li tormentano. Valerio sarà segnato per sempre da quella vicenda e il filtro onirico che ha imparato a usare per scendere a patti con una realtà dolorosa continuerà a essere la sua via di fuga anche da adulto.

Barbara Ronchi è Gina, la mamma di Valerio. Foto di Emanuela Scarpa

Padrenostro è l’omaggio che il regista Claudio Noce fa a suo padre: la storia narrata è la sua storia di bambino, e questo rende il film più commovente. Al centro della narrazione, dal registro prevalentemente onirico, c’è la rappresentazione del complesso rapporto padre e figlio, analizzato con la delicatezza e sensibilità di chi ha meditato molto sui chiaroscuri di una relazione fondante per ogni uomo. A interpretare il padre, Noce ha chiamato Pierfrancesco Favino, oggi l’attore italiano più cercato, che come sempre risulta all’altezza del compito tanto da aver vinto la Coppa Volpi come miglior interprete maschile all’ultimo festival del cinema di Venezia. Valerio è impersonato dal piccolo Mattia Garaci, bellissimo e bravo, che offre una prova esemplare considerando che è presente nella stragrande maggioranza delle inquadrature: questo bambino, che la camera da presa indaga standogli addosso a distanza ravvicinata per quasi tutto il film, dimostra una maturità attoriale sorprendente. Una nota di merito anche alla scenografia – la casa romana del vice questore è un bellissimo interno borghese anni 70 – e all’ambientazione calabrese. Alla fine del film, verrebbe voglia di prenotare subito un soggiorno in quella regione (Covid permettendo), tanto Claudio Noce ce la fa apparire bella e incontaminata. Un sogno, appunto.

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