Rocco Schiavone: la quarta stagione.

di Noemi Stucchi

Cappotto loden e scarpe Clark anche sulla neve. Se c’è una certezza, è che non vedremo mai Rocco Schiavone in alta uniforme o con un paio di doposci, anche quando le circostanze lo richiedono. Con Rocco Schiavone (Marco Giallini) torna sul piccolo schermo il Vicequestore più scorretto della letteratura italiana. Tratto dai romanzi di Antonio Manzini pubblicati dall’editore  Sellerio, la serie Tv di Rai2 è una coproduzione Rai Fiction, Cross Productions e Beta Film, per la regia di Simone Spada. La serie che unisce lo stile noir-poliziesco e ai toni della commedia è già record di ascolti. Merito del cast, dell’ottima sceneggiatura e della cura in ogni dettaglio, a partire dalle musiche originali di Corrado Carosio e Pierangelo Fornaro (Bottega del suono).

Marco Giallini è Rocco Schiavone. Foto credits: Ni.Co. S.r.l.s.

Sboccacciato e forte fumatore. Romano nel midollo, viene spedito ad Aosta per cattiva condotta. Un sangue caldo il suo, in contrasto con il clima rigido delle valli.
È il solito burbero dal cuore d’oro al quale sembra che non freghi di niente e di nessuno, ma ormai abbiamo imparato a conoscerlo e sappiamo che la sua è una corazza. Rocco Schiavone è un personaggio fuori dagli schemi dal fascino ribelle, assetato di una giustizia che spesso e volentieri non corrisponde al rispetto delle gerarchie e della legge.
Si muove tra i criminali e ne conosce le mosse, odia il suo lavoro ma risolve sempre i casi con intuito perché “sente gli odori” quasi con fare animalesco. A proposito, ad un primo sguardo riesce a fare un identikit e ad inquadrare chi ha di fronte per somiglianza e affinità dei tratti psicofisici con il mondo animale. Forse diffidente del genere umano, ha una fidata compagna di avventure. Lupa, la sua affezionatissima cagnolina.

«Leggendo i romanzi di Antonio Manzini la prima illuminazione visiva è stata quella di un western moderno. Gotico. (…) Un cowboy senza pistola più infernale di un bandito e giudice supremo delle ingiustizie umane. Un antieroe in loden svolazzante, fedele a se stesso»
(Michele Soavi, note di Regia, prima stagione)

Sempre fedele a se stesso ma mai identico, Rocco Schiavone è un personaggio in continuo movimento. Pur mantenendo i suoi tratti caratterizzanti, seguiamo la sua evoluzione in questa quarta stagione.
Qualcosa cambia, qualcosa resta. Se c’è una costante, è la certezza che ritroveremo le stesse “rotture di …” scritte a carattere cubitali come i Dieci Comandamenti con pennarello blu su un cartello appeso in Questura.
Se all’ultimo decimo livello troviamo gli omicidi irrisolti, con un fermo immagine leggiamo cosa viene elencato dal sesto in poi:

6° livello: centri commerciali, dentisti, intenditori di vino, la sabbia nelle vongole;
7° livello: Radio Maria, i magistrati pazzi, parlare in pubblico, teatro, campeggio;
9° livello: tabaccai chiusi, appostamenti con agenti che non si lavano, matrimoni, battesimi, vecchiaia,  D’Intino;
10° livello: omicidio.

Un’altra costante: le stesse facce di sempre. A rimanere sono gli amici di Trastevere, quelli dell’infanzia con cui giocava a guardia e ladri. Che ora sia proprio lui lo sbirro, poco importa. Un po’ come i tre moschettieri che alla fine sono quattro: c’è Sebastiano (Francesco Acquaroli), Furio (Mirko Frezza) e Brizio (Tullio Sorrentino). Quel legame rimarrà sempre, anche quando uno di loro farà perdere le proprie tracce, non prima di un ultimo saluto…

Stesso posto, stessa ora, stesso bar anche per gli Agenti in Questura, ma con qualche novità.
Dall’essere un apprendista alle prime armi sotto l’ala protettrice di Rocco Schiavone, nel frattempo Italo Pierron (Ernesto D’Argenio) si è fatto le ossa e ha imparato ad essere più scaltro. C’è chi come Ugo Casella (Gino Nardella)  troverà  il coraggio di dichiarare il suo amore e chi come Antonio Scipioni (Alberto Lo Porto) sarà conteso tra tre donne. Notiamo un’evoluzione felice per Alberto Fumagalli (Massimo Reale), il medico legale dalla macabra ironia con l’inconfondibile accento toscano che scopre un’affinità con il Capo della Scientifica Michela Gambino (Lorenza Indovina).
Sempre presente la coppia D’Intino e Deruta (Massimiliano Caprara), ma con qualcosa in più. A parlarci del suo personaggio, segue qui l’intervista a Christian Ginepro.

Marco Giallini (Rocco Schiavone) e Valeria Solarino (Sandra). Foto credits: Ni.Co. S.r.l.s.

È più difficile essere malinconici con una bella giornata di sole. Girata sempre in Val D’Aosta nei caldi mesi d’estate, la quarta stagione ha dovuto fare i conti con il bel tempo. Per tener fede all’ambientazione gelida in cui si muovono i personaggi, spesso le riprese sono state girate di notte. Le condizioni atmosferiche favorevoli hanno messo a dura prova brillanti soluzioni registiche e fotografiche. In alcune scene vedremo nevicare, in altre si è ricorso all’uso della finta pioggia.

Come un bandito, il Vicequestore è scappato a gambe levate su una spiaggia caraibica. La paura, presto sventata, è che il suo torbido passato stia sul punto di tornare a galla per colpa di una soffiata di Enzo Baiocchi (Adamo Dionisi)…
Rientrato in Italia si riparte da un caso lasciato in sospeso nella terza stagione; all’omicidio dell’Ingegnere Favre si aggiunge la scomparsa di un furgone portavalori con tre milioni di euro del Casinò di Saint Vincent.
Centrale nel primo episodio è il gioco d’azzardo. Non è un caso che il titolo “Rien ne va plus” sia la frase conclusiva del croupier alla roulette: «Faites vos jeux. Les jeux sont faits. Rien ne va plus» ovvero “Fate i vostri giochi. I giochi sono fatti” che in senso figurato significa che non si può più fare nessuna puntata. Il dado è tratto.

Oltre all’uso dell’intuito, in questa quarta stagione si passa all’azione e alle maniere forti. Gli agenti dovranno affrontare una retata e sventare la banda di criminali a mano armata. Ma qualcosa succederà durante la sparatoria…

Nel secondo e ultimo episodio, tutto è bene quel che finisce bene. Almeno così sembra, ma non per tutti. Una puntata di addii, di accuse e colpe, amicizie interrotte, vecchie fiamme che ritornano.
In “Ah, l’amore, l’amore” si parte all’interno dell’ospedale per una caso di malasanità che sembra nascondere qualcosa di più, un caso che vedrà impegnato Rocco Schiavone anche nei suoi giorni di degenza.
In questa quarta stagione il personaggio di Marco Giallini è cresciuto e lo vediamo un po’ cambiato.
Dopo essersi aperto ed essere stato tradito nella terza stagione, riappare Caterina (Claudia Vismara) nella speranza di poter raccontare la sua versione dei fatti. Cerca di metterlo in guardia da quello che succederà, ma tutto rimane ancora in sospeso. La nuova fiamma è Sandra (Valeria Solarino) che cerca la sua collaborazione al caso.

Marco Giallini (Rocco Schiavone) e Isabella Ragonese (Marina). Foto credits: Ni.Co. S.r.l.s.

Nonostante quel 7 luglio 2007 è sempre rimasta; lui chiede di averla sempre con sé, lei di lasciarla andare. Nel frattempo i dialoghi con la moglie Marina (Isabella Ragonese) diventano sempre più rarefatti, come se pian piano il ricordo stesse scomparendo.

Cosa possiamo fare se non riguardare le puntate precedenti su RaiPlay nell’attesa di un seguito?

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