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Valeria Chernova: arte da indossare

17 ottobre 2018
228 Views
di Erika Lacava

Mi accoglie vestita di un velluto sottile color avorio, una camiciona larga con un’apertura a far uscire le spalle. In braccio la Gigia, il bassotto, che quando scende svela sul vestito di Valeria una busta da lettere cucita, aperta, da cui si intravede una spilla azzurra a forma di pesce.
In questi primi istanti si respira tutta Valeria Chernova, con il “vestito-lettera” per contenere i suoi umori o gli antidoti per poterli contrastare. Una donna-poesia, esposta in superficie, così trasparente da poterci vedere attraverso. Nei momenti di solitudine forse tira fuori dal taschino il suo “fazzolettera”, un foglio di stoffa con le firme dei suoi amici musicisti, oppure i pesci, per trasformarsi in una corrente in cui farli nuotare. E come per una magia antica, un incantesimo, lei diventa tutt’uno con l’abito, una scultura vivente, un’opera d’arte reale.

Valeria Chernova crea vestiti su misura, non solo sulla misura fisica di un corpo, ma direi sulla misura dell’anima. Spesso modella un prototipo sulla sua stessa figura per poi realizzarlo, per gli altri, con le sue mille varianti. Se fa uno schizzo, è solo per farne lettera morta, per lasciarlo lì a monito di come il vestito “non” va fatto. Perché è il tessuto che detta le sue forme e il vestito poi si lascia creare da solo, si appoggia sul modello come un panneggio bagnato e ne prende le tinte, forti o tenui, le forme e gli umori. Lo stilista, la “personal stylist” che Valeria è nel senso più profondo del termine, si mette in ascolto e osserva il vestito che a poco a poco si forma, come Michelangelo osservava i prigioni che si liberavano dal marmo.

Dopo una sfilata una modella le disse che con il suo abito dava un senso di protezione. Questo è esattamente quello che Valeria Chernova vuol dare: “una serenità da indossare”. Non un semplice pezzo di stoffa ma un abito vivo, che ci possa accarezzare con il suo tessuto morbido oppure disciplinare, quando ne abbiamo bisogno, in una specie di corsetto. Un abito, per usare le parole di Valeria, che possa “abbracciarti per come sei”. Perché l’abito è la nostra seconda pelle, quella che si può far vedere al mondo, e dobbiamo imparare a modellarla su noi stessi.


         Il “Vestito-lettera” in velluto con            Davantino ad albero, organza di seta,         Davantino “la Carota” , organza di  
                  jabon “Glicine” di seta                            nastro di seta, chiffon di seta                         seta, nastro di seta, chiffon di seta

Per le sue creazioni Valeria Chernova usa tessuti pregiati: organza, chiffon, seta per abiti da sposa, tweed, lana merinos, cashmere o mohair. Spesso non compra la stoffa sfusa ma un capo già confezionato perché il marchio garantisce la qualità del tessuto. Da questi capi a volte taglia le parti che le interessano, qua un pizzo, una tasca, là una fibbia, per applicarli altrove come in una sorta di collage tessile che poi diventa vestito. Il tessuto viene lavorato, tirato, strappato, stropicciato o lacerato a colpi di coltello per creare un segno profondo e arrotondato che apre uno spazio nel tessuto come la tela di Fontana, un passaggio tra le nostre epidermidi.

Nata e cresciuta in Russia, Valeria Chernova si è formata alla scuola d’arte. Ha iniziato a disegnare prima ancora che a parlare e a intagliare con le unghie cortecce di pino da cui ricavava piccoli animali, mentre i suoi compagni di scuola giocavano in cortile. Ancora oggi ha davanti agli occhi l’immagine delle sue piccole mani che lavorano il legno, le stesse mani di adesso a contatto con i tronchi, le foglie e gli elementi naturali. Da sempre ricerca la vicinanza con la natura come se fosse una seconda casa, perché la sua casa d’infanzia era al limitare del bosco, circondata da prati e cascine nel complesso residenziale riservato alle famiglie dei militari a 100 km a sud di Mosca. Alti soffitti di pini da potercisi perdere, a testa indietro, osservando gli sprazzi di cielo che appena si intravedono tra le corone piatte dei pini e i nidi dei corvi che lì hanno fatto la casa.

Valeria Chernova ha un inizio nella moda come stilista di pelle. Poi il passaggio nella grande casa di moda statale nella città di Gorky, oggi Nižnij Novgorod, in cui insegna alle sarte a rompere con la tecnica classica e a disimparare a cucire, a liberarsi dagli schemi di una tecnica e di un taglio perfetti. Stilista privata a Mosca, inizia a rendere unici i vestiti adattandoli alla personalità di ognuno. Nascono i vestiti “intelligenti” dettati solo dalla praticità e dalla comodità, servi di chi li porta, e non padroni.

Ci vuole coraggio a essere se stessi, dice Valeria, ma che grande libertà e con quanta naturalezza ci indossiamo una volta che abbiamo imparato a vestirci per come siamo realmente. Bisogna tornare a essere unici, perché tutti lo siamo interiormente ma indossiamo gli stessi vestiti. Per questo ogni abito di Valeria Chernova è pensato per essere unico non solo nel senso di diverso da quello di un altro, ma giorno per giorno per la stessa persona. Per questo definisce i suoi abiti “trasformer”, strutture base pensate per essere personalizzate con l’aggiunta di accessori.

Bluse semi-trasparenti in seta a cui è data una leggera colorazione con il tè nero in modo che sulla pelle il tessuto <si veda appena e sparisca, per lasciar vedere solo il disegno. Perfette da indossare da sole su un paio di jeans, o a cui aggiungere gli jabot, decorazioni in tessuto che coprono parte del collo e il petto rendendo le bluse perfette per una cena elegante. Decorazioni tessili staccabili, che aggiungono creatività a un tessuto serio, come il tweed, o volume a uno evanescente come la seta. Collarini, davantini, spille, pendenti, tutti realizzati in stoffa, da mettere in posizioni diverse perché le cose non devono avere un posto fisso ma cambiare con noi.

Gli accessori di Valeria Chernova riproducono forme naturali, perché la natura è la nostra migliore maestra. Troviamo così i sassi del Ticino avvolti in una sottilissima pelle di seta, grappoli di glicine per portare con sé quel mare lilla e il suo profumo, o l’oceano in tempesta della costa danese. Come un pittore en plein air, Valeria ricama direttamente sul posto osservando la natura, “dipingendola” in maniera tridimensionale nelle sue creazioni. Ha sviluppato una tecnica tascabile per poter lavorare direttamente nel paesaggio che la ispira. Per questo porta sempre con sé una borsina con il necessario per cucire, fili, aghi, piccoli sostegni per le sue creazioni. Una viola osservata sul fiume viene immortalata in un ricamo e resterà per sempre eterna, una margherita, un ramo, le mille colorazioni delle foglie d’autunno. Mughetto, glicine, mirtillo: ogni bacca che l’ha affascinata, ogni foglia di pino o d’acero, ogni animale, dal coniglio, alla civetta, al geco e alla volpe, è stata ritratto dalle sue agilissime mani ed è diventata ora spilla, ora cappello, ora pendente per orecchini o collane.

 

Preziosissimi i gioielli realizzati a quattro mani con l’artista Margrieta Jeltema, che ha creato i vasetti in ceramica per ospitare i suoi fiori. O i collari di storie cucite e dipinte, come un’antica pergamena egiziana o i dipinti nelle grotte di Lascaux. I suoi lavori ci raccontano le storie del Ticino, della Danimarca o della Russia, i luoghi che le sono rimasti nel cuore. Meravigliosi i collarini con le mani che sembrano ali, le sciarpe con le mani che abbracciano, le sciarpe coccodrillo, volpe, cane, così realistiche da diventare una sorta di animale domestico che ti accompagna nelle uscite e ti protegge. Non solo abiti, ma opere d’arte da indossare e vivere.

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