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Gli sfiorati. Il nuovo romanzo di Davide Steccanella

di Noemi Stucchi

Davide è partito, non l’ha detto quasi a nessuno. La meta? Non può che essere svelata solo alla fine del percorso quando il lettore, accompagnato nello sviluppo della riflessione, avrà gli elementi per la ricostruzione storica con le sue verità.

Perché di verità al plurale si tratta, a dimostrazione di come non sia possibile parlare di un’unica verità, storica e oggettiva.

Nel 1978 Davide, figlio della borghesia milanese, frequenta la quinta ginnasio. Circondato dagli amici del liceo Parini, l’io narrante ripensa a quegli anni con la spensieratezza delle tipiche passioni giovanili.
«tutti i miei amici giocavano a Subbuteo, andavano alla fiera di Senigallia, erano tifosi di una squadra di calcio, ascoltavano la musica rock, leggevano il Guerin Sportivo e il Ciao 2001, giocavano a calcio e a tennis e in inverno andavano a sciare.
Nessuno di noi era minimamente interessato alla politica.
Qualunquisti era il termine che si usava allora»

In un affastellare ricordi di una biografia personale emerge il ricordo collettivo di una generazione, quella degli “sfiorati”. “Sfiorati” dai grandi appuntamenti con la storia perché troppi giovani per capire. La generazione dei nati negli anni Sessanta «Sfiorati  dalla politica di quegli anni, da contestazioni giovanili che sono state un gigantesco conflitto sociale che vide migliaia di sconfitti ancora sugli argini dell’utopia», scrive Gian Paolo Serino nell’introduzione.
Il 1978 è l’anno del rapimento di Aldo Moro e delle Brigate Rosse, eppure l’autore sostiene che nonostante i notiziari dell’epoca «Era come se non riguardassero la mia generazione e quella di chi mi stava intorno». Sfiorati, sì, ma non esclusivamente per pura questione cronologica.

Con uno sguardo retrospettivo, Steccanella intende aprire uno squarcio su una parte di quel “rimosso” storico volutamente dimenticato. Attraverso la ricostruzione documentaristica viene riportata in luce la complessità che si cela sotto quel periodo bollato come “Gli anni di Piombo” nel tentativo di restituire l’ampia portata di un movimento non solo milanese, non esclusivamente italiano.
Nella scorrevolezza di una lettura che alterna aneddoti personali a dati storici di rilievo, vengono forniti al lettore quegli spunti necessari per l’approfondimento della ricerca personale.

Guardando agli insegnamenti del maestro di toga Lodovico Isolabella, Steccanella riprende il metodo di ricerca. Centrale in ogni processo è  determinare quale sia il “punto” della questione: «All’interno di ogni causa, anche quella più complessa, si annidava sempre il punto decisivo, quello intorno cui ruotava il tutto, mi diceva, e che quel punto andava trovato studiando pazientemente ogni pagina e incartamento. Solo una volta trovato quel punto, un avvocato sarebbe stato pronto ad affrontare il processo».

Il punto, così dolente, è il tentativo di risposta a una sola domanda: come poter concepire il ricorso alla violenza di quegli anni?«Era inevitabile che in tale situazione, non solo a me, ma a tutti gli italiani anche volenterosi, fosse inibito non solo il capire, ma anche il poter raccontare alle generazioni successive quanto fosse accaduto in quegli anni in Italia, e soprattutto “perchè”».
La chiave di volta per l’intera comprensione, “l’uovo di colombo”, arriva con semplicità disarmante dalle parole dell’ “Irriducibile”. L’anziano e malato carnefice, ormai innocuo, racconta all’intervistatore di come non sia stata altro se non «la ribellione violenta di chi la violenza l’aveva subita da generazioni». 

«La storia è una linea continua, mi ripeteva mio padre, grande studioso della prima parte del Novecento, e tutto quello che succede dopo è figlio diretto di quel che è accaduto prima».
Attraverso una grande capacità di ascolto dei personaggi, il romanzo riesce a dar voce a ogni singola verità nel tentativo di ricostruzione di un periodo di cui si sa, ancora oggi, forse troppo poco.

Stampata nel bianco della pagina, viene riportata la citazione di Bertolt Brecht:

«tutti vedono la violenza del fiume in piena,
nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono»

Davide Steccanella: (Bologna 1962), Avvocato penalista e giornalista pubblicista, vive e lavora a Milano. Tra i più importanti saggisti italiani sulla lotta armata degli anni ’70, ha pubblicato: Montserrat Caballé, ultimo soprano assoluto (2009), Non passa lo straniero. Ovvero quando il calcio era autarchico (2015), Le indomabili. Storia di donne rivoluzionarie (2017), Gli anni della lotta armata. Cronologia di una rivoluzione mancata (Bietti 2013, 2018), Sediziose voci. Appunti di viaggio nel magico mondo del melodramma (2018), Across the Year. Dischi, concerti, aneddoti e date del rock (2019) e quattro edizioni di Rivoluzionaria, agenda di 16 mesi (Mimesis, 2016, 2017, 2018 e 2019). Nel 2015 ha collaborato alla redazione di “Genitori G.A.Y”e nel 2018 a “Odio la Juve. 13 ragioni per detestare il più forte”. Scrive di musica lirica su “L’Opera”, con pubblicazioni su testate come  “Il Corriere della Sera” e “Repubblica”.
Edito da Bietti, Gli sfiorati è il nuovo romanzo a cui è stato riconosciuto il premio ‘Avvocati e Autori’ della Lombardia.

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